Archive for febbraio, 2015

VIZIO DI FORMA -Paul Thomas Anderson- “micro recensione di Carlo Confalonieri”

vizio di forma

Vizio di forma vizio intrinseco deterioramento umanita’ al tramonto. Quella hippy 70 strafatta droghe sex preaids pacifismo. L.A. paradiso artificiale  in affresco altmaniano che il genio PT Anderson intinge in noir psichedelico di Pynchon. Per mostrarne lato oscuro in labirinto allucinogeno di corruzioni. Grande illusione di un’epoca verso il conformismo illegale di oggi. Umanità borderline si moltiplica attorno a Joaquin Phoenix in magnifico trip disturbante.

Le sue micro recensioni nascono quasi sempre a caldo e vengono digitate con febbrile urgenza subito dopo la visione, per essere poi inviate via sms agli amici.
Il risultato è sorprendente: con una sorta di miracolo anamorfico, in poche righe vengono condensate suggestioni emozioni e riflessioni che normalmente necessiterebbero pagine e pagine di scrittura.
Carlo Confalonieri, profondo conoscitore e vorace consumatore di cinema, ha accettato di condividere queste sue micro recensioni con i lettori del nostro blog, affiancandosi ai nostri consueti e ottimi collaboratori -Stefania De Zorzi e Alessandro Zucconi.

febbraio 28, 2015 at 8:27 pm Lascia un commento

BIRDMAN -Alejandro González Iñárritu-

 

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Cosa contiene l’anima di un attore? Per Peter Sellers, da uno
splendido libro di interviste di Oriana Fallaci, la risposta è il
nulla, in quanto è il vuoto spirituale a permettere di trasformarsi
efficacemente in altri personaggi; per Jack Lemmon, invece, è il
tutto, perché solo la presenza potenziale di tante personalità
consente di interpretare i ruoli più svariati. Inarritu mette in scena
con “Birdman o (l’imprevedibile virtù dell’ignoranza)” il dilemma:
Riggan Thomson/Michael Keaton è un attore preda di attimi di profondo
scoramento, alternati a fasi di esaltazione, che, osannato dal
pubblico all’inizio degli anni Novanta per la sua interpretazione di
Birdman, supereroe mascherato e alato, cerca di rilanciarsi dirigendo
e interpretando un dramma a Broadway. Birdman è la voce interiore che
di volta in volta lo tormenta o lo elogia, un personaggio diventato
una onnipresente e patologica emanazione di sé. Attorno al
protagonista ruotano altre figure forti e difficilmente controllabili,
dall’attor giovane Mike Shiner/Edward Norton, talentuoso e arrogante,
alla figlia Sam/Emma Stone, ex tossicodipendente, al temibile critico
Tabitha Dickinson/Lindsay Duncan. La sceneggiatura, ricca e brillante,
non risparmia né il mondo dei recensori, artisti mancati che si
divertono ad etichettare a priori il frutto delle fatiche degli
artisti veri, per mediocri che siano, né quello dei (social) media,
dediti al sensazionalismo ed alla spettacolarizzazione del trash.
Inarritu compie una scelta stilistica molto forte, girando il film con
una serie di lunghi piani sequenza in cui la macchina da presa segue
il personaggio attraverso gli stretti corridoi del teatro:
quest’ultimo diventa un microcosmo angusto, labirintico, quasi uno
specchio del mondo interiore del protagonista, che si affanna come una
cavia tra il camerino, il palcoscenico, e gli immediati paraggi
dell’edificio. La vicenda è ritmata dalla batteria sorprendente di
Antonio Sanchez, appena diluita di tanto in tanto con musiche
classiche, così come gli inserti onirici sui superpoteri del
protagonista alleggeriscono a momenti la tensione; il risultato è un
film estremamente innovativo, in cui forma e contenuto si fondono in
modo intelligente e destabilizzante. Il limite, a volerlo trovare, è
che il mondo di Riggan e del suo alter-ego Birdman, egotistico ed
emotivamente claustrofobico, consapevole dell’amore e di un mondo
altro da sé, ma incapace di giungervi, è reso così efficacemente da
togliere respiro ed empatia anche allo spettatore, trascinato talvolta
fino allo sfinimento lungo gli stretti corridoi del teatro e
dell’anima. Film assolutamente da vedere, recitato splendidamente, una
delle opere più strane ed originali degli ultimi anni.

Stefania De Zorzi

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febbraio 17, 2015 at 1:57 pm Lascia un commento

JUPITER “Il Destino dell’Universo” -Lana e Andy Wachowski-

 

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Dopo qualche anno di assenza dal grande schermo, ritornano Lana e Andy
Wachowski con “Jupiter – il Destino dell’Universo”, film di
fantascienza di cui sono registi, sceneggiatori e produttori. Mila
Kunis/Jupiter Jones abita a Chicago nelle vesti di umile donna delle
pulizie di origine russa, ma si scopre essere la reincarnazione di
un’antica regnante aliena della casata degli Abrasax, dinastia che da
decine di migliaia di anni popola i pianeti con creature umanoidi a
propria immagine e somiglianza. Lo scopo degli Abrasax è assai bieco,
e la protagonista viene coinvolta in una spietata faida tra fratelli,
rischiando a più riprese la vita per la successione al potere e per il
possesso della Terra. In suo soccorso interviene il simpatico e
impavido Channing Tatum/Caine, reietto ibrido alieno cui sono stati
innestati geni lupeschi. Alcuni dei temi principali sono già stati
visitati dai Wachowski nei loro film precedenti: la razza umana usata
come riserva rigenerante (Matrix, ovviamente) e la reincarnazione
(Cloud Atlas, bello e ingiustamente trascurato dal pubblico). A questi
si aggiunge il ritratto interessante di una famiglia a cui il dono
dell’eterna giovinezza, ottenuto al prezzo dello sterminio di interi
pianeti, ha tolto ogni residuo di umanità: ben delineati sono
soprattutto i due fratelli, lo spietato Eddie Redmayne/Balem e
l’ambiguo Douglas Booth/Titus. Peccato che l’anello debole della
catena risulti proprio la protagonista: la Kunis sgrana gli occhi sia
quando pulisce le toilette sia quando precipita da altezze
vertiginose, per essere ripetutamente acchiappata al volo dall’amato
Tatum (al terzo salvataggio nel giro di un’ora la sceneggiatura rivela
una certa stanchezza). Le scenografie di navi e pianeti alieni sono
spettacolari, così come i costumi degli Abrasax e della loro
variopinta corte, in un tripudio di colori rutilanti, duelli aerei,
antigravità, e tutto ciò che può fare la gioia di un appassionato di
fantascienza classica. Nel complesso è un film divertente, con un
primo tempo articolato, fantasioso e ritmato che non riesce però a
mantenere le sue promesse fino al termine della storia (a parte una
certa noia nel lungo duello con Balem, la scelta di ruolo finale della
protagonista risulta a dir poco inspiegabile) . Per godersi appieno le
due ore di intrattenimento è d’obbligo lasciarsi andare e dimenticare
incongruenze e forzature, scivolando leggeri attraverso l’universo
fantastico dei Wachowski.

Stefania De Zorzi

febbraio 16, 2015 at 11:34 am Lascia un commento

TURNER -Mike Leigh-

 

TURN 1

Mike Leigh sceglie come orizzonte temporale di “Turner” gli ultimi
venticinque anni di vita del grande pittore inglese dell’Ottocento.
L’artista, interpretato egregiamente da Timothy Spall, precorre
l’impressionismo e arriva nella maturità ad una pittura quasi astratta
in cui le forme si dissolvono nella luce, oggetto di riconoscimenti ma
anche di feroci contestazioni da parte dei suoi contemporanei. Si
potrebbe pensare al “pittore della luce”, come fu definito, in termini
di sottile spiritualità e distacco dalla materia. Leigh ci mostra al
contrario un individuo dai forti appetiti, anche sessuali, che si
immerge prima ancora con il corpo che con l’anima nei paesaggi
ritratti; Turner sputa vigorosamente sulla tela, stende il colore con
le dita e lo graffia con le unghie, ricordando per certi versi la
fisicità drammatica dell’action painting di Pollock. E’ capace di
gesti di generosità, e si commuove dinnanzi ad una giovane prostituta,
ma al tempo stesso si dimostra quasi totalmente anaffettivo nei
confronti delle figlie e della domestica con cui di tanto in tanto
intreccia amplessi. Leigh non solo rappresenta gli episodi della
biografia dell’artista, ma traduce in sequenze cinematografiche il suo
stile pittorico e quello, assai diverso, dei suoi contemporanei. I
colori sono saturi, fra il verde naturale dei prati e quello
artificiale degli interni ottocenteschi, l’azzurro- blu carico del
mare, il rosso sensuale, e naturalmente la luce che tutto avvolge e
trasfigura. E’ un film arduo, di una lentezza talvolta esasperante
soprattutto nella seconda parte, tuttavia visivamente ricco e ardito
nel ricreare una serie di quadri cinematografici animati dal movimento
e dai personaggi (in questo ricorda il Greenaway “pittorico” di tanti
anni fa). Belli i i titoli di testa, con l’immagine di un quadro che
si forma e si dissolve sullo schermo come una proteiforme creatura
marina, e particolarmente riuscite sia la scena all’Accademia con le
dispute fra i maggiori pittori del tempo, che la discussione
“intellettuale” in casa di John Ruskin. Si arriva alla fine vagamente
stremati, però ne vale la pena.

Stefania De Zorzi

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febbraio 10, 2015 at 4:46 pm Lascia un commento

I FILM PIU’ VENDUTI AD ALPHAVILLE NEL MESE DI GENNAIO 2015

1 IL FUOCO DELLA VENDETTA Scott Cooper

FUOCO

 

 

2 IDA   Paweł Pawlikowski

IDA

3 MUD   Jeff Nichols

mud

4 GERMAN DOCTOR Lucía Puenzo

GERMAN D

5 IN ORDINE DI SPARIZONE   Hans Petter Moland

ORDINE DI SPAR

 

febbraio 2, 2015 at 7:57 pm Lascia un commento


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