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EMMA regia di Autumn de Wilde – recensione di Stefania De Zorzi –

I romanzi di Jane Austen sono una costante fonte di ispirazione per il cinema e per la tv: a dispetto dell’ambientazione circoscritta nello spazio (l’Inghilterra aristocratico-rurale) e nella storia (a cavallo fra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento), le sue eroine reggono bene agli sfregi del tempo, e rimangono personaggi moderni, universali. Autumn De Wilde, realizzatrice di copertine di album e di video musicali, debutta alla regia cinematografica con “Emma”, ispirato all’omonimo romanzo della Austen: la protagonista, Emma Woodehouse/Anya Taylor-Joy è una giovane nobildonna ricca, bella e intelligente. In un’epoca in cui le donne del suo rango e del suo livello intellettivo possono solo dedicarsi alla ricerca di un buon partito con cui accasarsi, Emma decide di dedicarsi all’organizzazione dei matrimoni di amici e conoscenti, convinta di possedere un infallibile sesto senso per la comprensione dei sentimenti altrui. Sfiorando a più riprese il disastro, Emma allontana l’amica Harriet/Mia Goth dalla profferta di matrimonio del fido Mr Martin/Connor Swindells, pensando di maritarla al vacuo vicario Mr Elton/Josh O’Connor; flirta con l’ambiguo Mr Churchill/Callum Turner, e intreccia schermaglie con l’impetuoso amico di vecchia data, Mr Knightley/Johnny Flynn. Emma è un personaggio arguto e irritante, al pari della Isabel Archer di “Ritratto di Signora” di Henry James. Elogiata pressoché da tutti per l’ intelligenza e la grazia, la giovane è la vittima cieca e carismatica di una smodata mania del controllo, che nessuno, tranne l’amico Knightley, osa contraddire apertamente. Le conseguenze dell’influenza maldestra di Emma su amici e vicini potrebbero essere drammatiche: ma Jane Austen vuole altrimenti, e i personaggi, malgrado i limiti formali tracciati da un’educazione che trattiene e maschera sentimenti ed emozioni, generando equivoci e innamoramenti mal riposti, non sono votati alla tragedia. De Wilde mantiene uno sguardo divertito e ironico sulle vicende, grazie ad alcune trovate ben riuscite (deliziose le processioni di damigelle in mantello rosso e cuffietta, simili a sfilate di anatroccoli), e a primi piani in cui le prerogative fisiche dei personaggi diventano caricaturali: ne sono esempio le orecchie a sventola circoscritte a malapena dall’alto colletto e l’ampio sorriso fasullo di Mr Elton, gli occhi perennemente spalancati della succube Harriet, o l’acconciatura leziosa e ridicola della moglie di Mr Elton. La fotografia è splendida, complici le origini della regista, il cui padre è stato un noto fotografo: sia negli interni, in dimore sfarzose al limite dell’intimidatorio, o in cene e danze soffusi della luce calda delle candele, che negli esterni, volti ad evocare i grandi dipinti romantici, fra alberi secolari, sconfinati verdi prati all’inglese, cavalcate selvagge e cieli plumbei. Il film scorre con vivacità, sorretto da un ottimo, giovane cast e da un’inanellarsi di dialoghi e situazioni brillanti, in cui la trasposizione cinematografica rende un buon servizio al romanzo. Tutto è ben confezionato, sebbene con un’ombra di superficialità: la critica sociale ad un mondo prigioniero di rigide convenzioni sul rango, sulla ricchezza e sul sesso è solo accennata, in una rappresentazione che, privilegiando un andamento molto leggero, sottrae pathos e a tratti dilata i tempi in ricami musicali oscillanti fra le arie da operetta e i canti popolari. Da vedere, in ogni caso: per la cifra stilistica forte, la trama divertente e romantica, e un cast di volti imperfetti ed espressivi, più interessanti di molte plastificate beltà hollywoodiane.

novembre 25, 2020 at 11:00 am 2 commenti


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