Archive for novembre, 2016

Nocturnal Animals di Tom Ford -recensione di Stefania De Zorzi-

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Donne di mezz’età, con il corpo devastato dall’obesità, ballano
completamente nude, lanciando sguardi lascivi: già dalla sequenza
iniziale lo spettatore capisce che “Animali Notturni”, scritto e
diretto da Tom Ford, esplora territori ignoti e pericolosi. Susan/Amy
Adams, è una gallerista d’arte che vive una vita agiata ma infelice
col marito Hutton/Armie Hammer, bellissimo e assente. Un giorno riceve
la bozza di un libro, “Animali Notturni”, scritto e a lei dedicato
dall’ex-marito Edward/Jake Gyllenhall; la storia narrata nel libro,
che ha come protagonisti Susan e Tony (alter ego di Edward) è violenta
e devastante. Sconvolta, Susan rivive i ricordi degli anni di gioventù
trascorsi con Edward, e della loro drammatica separazione. Tom Ford
mescola abilmente tre livelli di narrazione, dislocati sia nel tempo
(il presente e il passato di Susan), che nella finzione (la vicenda
raccontata nel libro), giocando sul contrappunto emotivo e stilistico:
il corpo di una donna nuda, stesa di spalle, è una terribile immagine
di morte, che poi si dissolve, in un altro piano di realtà, in una
figura viva e sensuale; mentre i sentimenti dei personaggi (fittizi) e
delle persone (vere) sono distinti e collegati allo stesso tempo.
Aleggia un odore sepolcrale sia sugli ambienti eleganti del mondo
reale di Susan, gallerista in quanto artista mancata, che supporta i
creatori di un’arte impregnata di decadenza e di morte, sia sul
microcosmo immaginario del libro, il cui protagonista racconta,
attraverso la storia dei balordi stupratori e assassini, la tragedia
personale del suo autore. E’ un film spiazzante e splendido, sostenuto
da un cast di attori eccellenti (oltre a quelli già citati, brilla
Michael Shannon, nei panni del Detective Bobby del romanzo): che
ricorda Michael Haneke nel sadismo e nella tensione quasi
insopportabili delle scene di violenza, e Chuck Palaniuk per la sua
capacità di evidenziare il vuoto e il grottesco dietro il glamour
contemporaneo. Assolutamente da vedere, pronti poi a correre a casa a
rifugiarsi nel caro vecchio mondo di sicurezze borghesi ed affetti;
perché la morte, soprattutto quella dell’anima, anche se fotografata
in modo così impeccabile, fa sempre paura.

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novembre 29, 2016 at 1:59 pm Lascia un commento

PAOLO FRESU AD ALPHAVILLE

Ringraziamo Paolo Fresu per l’impareggiabile cordialità e la generosità nel condividere in modo così semplice e naturale una passione.
L’amico
Angelo Bardini per il prezioso sostegno e l’impeccabile professionalità.
Maurizio Pilotti, Matteo Prati e Teleliberta’ per gli eccellenti articoli e servizi con cui hanno dato rilievo e risonanza all’evento.
Ma un ringraziamento speciale va a tutti coloro che con la loro partecipazione hanno reso così significativa ed emozionante questa giornata, per noi di Alphaville davvero memorabile.

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novembre 22, 2016 at 8:23 pm Lascia un commento

Café Society di Woody Allen – recensione di Stefania De Zorzi-

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“Café Society” dimostra che Woody Allen invecchia, ma lo fa con grazia
ed intelligenza. Ambientato negli anni ’30, ha come protagonista Jesse
Eisenberg/Bobby Dorfman, giovane ebreo di belle speranze che da New
York si trasferisce a Los Angeles, e dopo non pochi sforzi convince lo
zio Steve Carell/Phil Stern, agente delle star, ad assumerlo con
semplici mansioni. Qui conosce Kristen Stewart/Vonnie, di cui si
innamora, senza sapere che la ragazza è già amante dello zio. La trama
è secondaria, rispetto sia all’evocazione di un’età dell’oro soffusa
di luce morbida e calda (la fotografia di Vittorio Storaro è superba),
sia all’evoluzione dei personaggi, ritratti nelle loro sfumature
psicologiche più fini. A tratti emerge lo humour, anche nero, del
regista e voce narrante del film: come nelle vicende soltanto
accennate del fratello gangster del protagonista, o nelle sapide
discussioni sulla religione tra i suoi genitori. Tuttavia sul sorriso
vince la malinconia: quella di un amore incompiuto fra un uomo e una
donna, che per una serie di scelte personali e di circostanze non
possono vivere insieme, e si sognano e si pensano a distanza, mentre
mariti e mogli incolpevoli intuiscono solo in parte l’universo segreto
dell’altro. Il nichilismo, l’angoscia della morte, il disprezzo per un
mondo volgare, fin troppo presenti nel Woody Allen più recente, si
stemperano nella contemplazione della bellezza e nel sentimento,
nell’accettazione delle “emozioni che non si possono reprimere”. Gli
accadimenti della trama si susseguono con fluidità, ma si ha come
l’impressione che ad Allen non interessi più di tanto mostrare una
catena di eventi, o ricostruire con precisione un’epoca, quanto
trasfigurare il passato attraverso la poesia, senza rinunciare (per
fortuna) a piccole dosi della sua graffiante ironia. Un bel film,
elegante, raffinato, a momenti divertente: con buona pace di chi dava
Allen ormai preda della senilità

novembre 5, 2016 at 11:04 am Lascia un commento


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