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THE BATMAN – regia di Matt Reeves – recensione di Stefania De Zorzi

 E’ la notte di Hallowen, e attraverso le spesse lenti deformanti degli occhiali di un feroce serial killer, lo spettatore spia dall’esterno di una ricca magione un quadretto domestico destinato a finire in tragedia. L’incipit di “The Batman” è intrigante e ingannevole, in un gioco di specchi e di citazioni che il regista Matt Reeves inserisce ingegnosamente nell’arco della storia: la scena del bambino che abbraccia teneramente il genitore, di cui rimarrà orfano di lì a poco, ricorda le origini del Cavaliere Oscuro, ma l’orfano non è Bruce Wayne. Quest’ultimo, interpretato da Robert Pattinson, veste i panni dell’eroe-ombra avvezzo a combattere i criminali comuni, che deve compiere il “ salto di qualità”, scontrandosi da un lato con gli efferati delitti compiuti dall’Enigmista, dall’altro con la corruzione dilagante ad alti livelli di Gotham City. Interagiscono con lui personaggi noti, quali Oswald Cobblepot/ il Pinguino/Colin Farrell (reso totalmente irriconoscibile dal trucco), l’audace ladra Selina Kyle/Catwoman/Zoe Kravitz, il commissario Gordon/Jeffrey Wright, ed alcune new entry, fra cui spicca il mafioso Carmine Falcone/John Turturro.

Matt Reeves dirige e in parte sceneggia il nuovo inizio, difficile per definizione visti i precedenti numerosi e illustri, di Batman, eroe cupo e tormentato ai limiti del nichilismo, personaggio non facilmente assimilabile dalla cultura contemporanea in quanto quasi del tutto privo di auto-ironia, di solito riservata ai malvagi di contorno.

Reeves rende centrale il tema della maschera, così che il protagonista mostra il suo volto solo in rare sequenze: tanto Batman è impavido e coriaceo, tanto Bruce Wayne appare vulnerabile e ansioso, come se l’eroe potesse essere tale solo se rivestito dalla sua corazza. 

Maschere e costumi sono anche icone sexy: c’è una notevole alchimia fra Batman e Catwoman, dal primo incontro al buio in cui il protagonista la immobilizza in un abbraccio sensuale, fino alla riproposizione ammiccante del bacio in altura, dove l’eroe è languidamente alla mercé dell’eroina.

La trama si snoda seguendo le tortuosità del labirinto dell’enigmista, in un percorso a spirale che dura quasi tre ore, con alcune scene da antologia: memorabili sia la prospettiva capovolta del Pinguino al termine di un inseguimento automobilistico da cui Batman emerge come un nuovo Madmax, sia l’inquadratura pittorica dell’eroe che brandisce la fiaccola della salvezza in mezzo alle acque.

La splendida fotografia di Greig Fraser modula una perpetua notte piovosa in immagini che ricordano l’inchiostratura del fumetto, mentre Reeves orchestra combattimenti che accentuano gli stacchi anziché la fluidità dei movimenti, con un effetto sequenziale che pure si avvicina stilisticamente alle pagine illustrate.

Il film non è privo di difetti, in particolare nella parte finale, troppo dilatata a partire dalla rivelazione dell’Enigmista fino al monologo interiore abbastanza retorico di Batman, dopo la grande battaglia finale.

Si tratta comunque di peccati veniali rispetto ad un’opera innovativa soprattutto nella forma, in cui Reeves trasforma i grotteschi cattivi della DC in disturbanti serial killer o in mafiosi disumani, e regala al tempo stesso un ritratto affascinante e più umanizzato dell’Eroe mascherato.

Dopo “Twilight” Pattinson è probabilmente destinato, suo malgrado, ad un’altra grande saga cinematografica.

marzo 10, 2022 at 11:20 am Lascia un commento


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