Archive for dicembre, 2015

Spotify? Deezer? You tube? Download selvaggio?

Ognuno ascolta la musica come vuole,

naturalmente. Ma Paolo, grande amico di

Alphaville dal lontano 1982 (era praticamente

un bambino), continua a pensare che nulla è

meglio del buon vecchio cd, e questa foto lo dimostra!

AGAM

E per amor di precisione: i cd ritratti nella foto non sono che la quinta parte della sua collezione.. Grandissimo Paolo!

 

 

 

 

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dicembre 12, 2015 at 2:02 pm 1 commento

The Visit -M.Night Shyamalan-

the-visit-poster-header

Sopravvivere alla propria infanzia non è impresa da dare per scontata:
questa la morale di “The Visit”, horror diretto da M. Night Shyamalan
nei toni di una fiaba moderna, nerissima e divertente. Olivia
DeJonge/Rebecca e il fratellino Ed Oxenbould/Tyler vanno per la prima
volta a far visita ai nonni, Deanna Dunagan/Claire e Peter
McRobbie/Mitchell, con i quali non hanno mai avuto rapporti, a causa
di una vecchia lite di famiglia con la madre, Kathryn Hahn/Loretta,
fuggita di casa per amore a diciannove anni e abbandonata dopo una
decade insieme alla prole dal marito. La permanenza di una settimana
presso la fattoria dei nonni svela i comportamenti sempre più folli e
minacciosi dei due anziani, in un crescendo da incubo. Shyamalan
dirige adottando la tecnica delle riprese soggettive dei giovani
protagonisti, che filtrano la realtà secondo il carattere e le
rispettive intenzioni estetiche: Rebecca dà una lettura introspettiva,
evidenziando il tratto “sentimentale” dei suoi ritratti, mentre il
fratello, imberbe e irriverente poeta rap, privilegia il “cinema
verità”, l’investigazione alla scoperta dei misteri raccapriccianti
della casa. Shyamalan gioca con rimandi e citazioni: la sedia a
dondolo di “Psycho”, il richiamo a “non aprire quella porta”,
mescolati agli elementi fiabeschi (il forno grande in modo innaturale
e i biscotti di Hansel e Gretel, fra gli altri). La mostruosità fisica
e psicologica dei due anziani, raccontata dai protagonisti alla madre,
viene ironicamente letta da quest’ultima come un fatto naturale,
legato alle degenerazioni della vecchiaia, e non ad un male molto più
oscuro. Sono splendide le scene di fratello e sorella che si
ritraggono reciprocamente con la videocamera, in particolare quello di
Rebecca, con uno zoom progressivo sul suo volto dolente che rimane in
parte fuori campo, ritagliando con pudore solo una parte delle sue
emozioni. Centrale, come spesso in Shyamalan, il tema del conflitto
col padre, in questo caso assente irresponsabile (d’altra parte i
protagonisti delle fiabe sono sempre orfani di almeno un genitore). Il
cast è formato da attori sconosciuti quanto bravi, e Shyamalan
ritorna, dopo alcune prove discutibili, a dirigere un buon film, dove
tensione e paura, smorzati con sapienza da qualche intermezzo
umoristico, si accumulano in una progressione inesorabile, fino a un
gran finale da cardiopalma.

Stefania De Zorzi.

dicembre 10, 2015 at 7:42 pm Lascia un commento

Mr Holmes (Il mistero del caso irrisolto) di -Bill Condon-

Mr_Holmes

Sherlock Holmes, come quasi tutti gli eroi di fantasia, non conosce il
declino fisico ed intellettuale della vecchiaia: il lettore non dubita
mai di un eventuale indebolimento del suo acume straordinario, né del
venir meno della forza psichica ed emotiva del personaggio. I moderni,
si sa, amano togliere sicurezze ai vecchi idoli, e così “Mr Holmes –
il mistero del caso irrisolto”, ci mostra Ian McKellen/Holmes
ultra-novantenne, affetto dalle prime manifestazioni di demenza
senile, incapace di ricordare i dettagli dell’ultimo caso, che
trent’anni prima aveva provocato un trauma tale da fargli abbandonare
la professione di detective. Cosa rimane di un genio senza memoria,
che a fatica si regge in piedi, solo e senza affetti, dedito
all’apicoltura vicino alle bianche scogliere del sud dell’Inghilterra?
Bill Condon è bravo nell’adattare il romanzo di Mitch Cullin “Un
impercettibile trucco della mente”, architettando un film in cui si
alternano tre tempi e tre storie: un passato remoto di trent’anni
prima, in cui si svolge l’indagine irrisolta; un passato più recente,
nel Giappone devastato dall’atomica, e infine un presente in cui la
disgregazione della mente si accompagna a quella del corpo. In tutto
questo, ci sono ancore di salvezza: soprattutto l’amicizia affettuosa
tra il vecchio e un bambino assai perspicace, figlio della governante,
Thomas Kelmot/Milo Parker, che riattiva i ricordi sopiti di Holmes, lo
accompagna nella sua dedizione alle api, e gli fa scoprire il valore
salvifico del narrare storie. Fin dalla prima sequenza il film è
disseminato di indizi che porteranno, nello splendido finale, alla
risoluzione dei casi e alla rinascita dell’anima tormentata di Holmes,
altrimenti incapace di comprendere i più semplici moti del cuore. Un
bel film, che soffre a tratti di una certa lentezza, ma che merita la
visione per la tessitura sofisticata della trama, l’ottimo cast (Ian
McKellen come al solito è superlativo) e per un finale in cui la
senilità è riconciliazione armoniosa con la vita, e non solo cenere.

Stefania De Zorzi.

dicembre 1, 2015 at 7:54 pm Lascia un commento


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