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LA PAZZA GIOIA di Paolo Virzì recensione di Stefania De Zorzi

pazza gioia

Bello fin dal titolo l’ultimo film diretto da Paolo Virzì, “La pazza
gioia”, evocativo in modo ironico dei disturbi mentali delle due
protagoniste. Valeria Bruni Tedeschi/Beatrice Morandini Valdirana e
Micaela Ramazzotti/Donatella Morelli sono in cura presso l’ospedale
psichiatrico Villa Biondi; mitomane l’una, depressa e masochista
l’altra, approfittano della momentanea distrazione dei loro guardiani,
per allontanarsi e vivere una giornata di imprevista libertà, cercando
al tempo stesso di ricontattare le rispettive famiglie. Virzì è bravo
nel ritrarre due figure femminili apparentemente agli antipodi quanto
a estrazione socio-culturale (semplice e proletaria quella di
Donatella, sofisticata e aristocratica quella di Beatrice), che
sviluppano nel corso del film un’amicizia e una complicità alla Thelma
& Louise (apertamente citate nella scena della fuga sulla cabrio
rossa). Così come è abile nell’evitare le trappole del facile
manicheismo: a governare il sistema ci sono medici, psichiatri,
assistenti sociali, giudici, buoni e cattivi (la colpa di questi
ultimi è soprattutto nella pedanteria o nella superficialità di
giudizio), mentre gli altri personaggi di contorno rivelano
un’insospettata umanità o viceversa un feroce egoismo. La famiglia
tradizionale dei padri e delle madri naturali viene messa alla
berlina, allo stesso modo dell’affetto malriposto in compagni indegni,
sorgenti venefiche dell’insania di Beatrice e Donatella. La vera
famiglia è paradossalmente quella di Villa Biondi, o quella adottiva
del piccolo Elia; e il senso di esistenze tragicamente fragili
scaturisce dall’amicizia fra le due donne, rivelato dal bellissimo
“Cosa farei senza di te”. La sceneggiatura, scritta a quattro mani da
Virzì e da Francesca Archibugi, alterna comicità e dramma, sfumature
delicate e crudeltà impietosa; così come la fotografia bagna di luce
morbida e soffusa i bei paesaggi agresti della campagna toscana,
rispetto alla luce livida degli ospedali, o al lusso ricercato di
ricche magioni. Un altro bel film italiano da non perdere, che lascia
lo spettatore nel dubbio sul confine fra follia e normalità: fra ciò
che siamo abituati ad accettare, malgrado la sua mostruosità, e ciò
che invece rifiutiamo, perché ci mostra la parte più debole e
potenzialmente disadattata di noi stessi.

giugno 4, 2016 at 11:32 am Lascia un commento


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