BIRDMAN -Alejandro González Iñárritu-

febbraio 17, 2015 at 1:57 pm Lascia un commento

 

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Cosa contiene l’anima di un attore? Per Peter Sellers, da uno
splendido libro di interviste di Oriana Fallaci, la risposta è il
nulla, in quanto è il vuoto spirituale a permettere di trasformarsi
efficacemente in altri personaggi; per Jack Lemmon, invece, è il
tutto, perché solo la presenza potenziale di tante personalità
consente di interpretare i ruoli più svariati. Inarritu mette in scena
con “Birdman o (l’imprevedibile virtù dell’ignoranza)” il dilemma:
Riggan Thomson/Michael Keaton è un attore preda di attimi di profondo
scoramento, alternati a fasi di esaltazione, che, osannato dal
pubblico all’inizio degli anni Novanta per la sua interpretazione di
Birdman, supereroe mascherato e alato, cerca di rilanciarsi dirigendo
e interpretando un dramma a Broadway. Birdman è la voce interiore che
di volta in volta lo tormenta o lo elogia, un personaggio diventato
una onnipresente e patologica emanazione di sé. Attorno al
protagonista ruotano altre figure forti e difficilmente controllabili,
dall’attor giovane Mike Shiner/Edward Norton, talentuoso e arrogante,
alla figlia Sam/Emma Stone, ex tossicodipendente, al temibile critico
Tabitha Dickinson/Lindsay Duncan. La sceneggiatura, ricca e brillante,
non risparmia né il mondo dei recensori, artisti mancati che si
divertono ad etichettare a priori il frutto delle fatiche degli
artisti veri, per mediocri che siano, né quello dei (social) media,
dediti al sensazionalismo ed alla spettacolarizzazione del trash.
Inarritu compie una scelta stilistica molto forte, girando il film con
una serie di lunghi piani sequenza in cui la macchina da presa segue
il personaggio attraverso gli stretti corridoi del teatro:
quest’ultimo diventa un microcosmo angusto, labirintico, quasi uno
specchio del mondo interiore del protagonista, che si affanna come una
cavia tra il camerino, il palcoscenico, e gli immediati paraggi
dell’edificio. La vicenda è ritmata dalla batteria sorprendente di
Antonio Sanchez, appena diluita di tanto in tanto con musiche
classiche, così come gli inserti onirici sui superpoteri del
protagonista alleggeriscono a momenti la tensione; il risultato è un
film estremamente innovativo, in cui forma e contenuto si fondono in
modo intelligente e destabilizzante. Il limite, a volerlo trovare, è
che il mondo di Riggan e del suo alter-ego Birdman, egotistico ed
emotivamente claustrofobico, consapevole dell’amore e di un mondo
altro da sé, ma incapace di giungervi, è reso così efficacemente da
togliere respiro ed empatia anche allo spettatore, trascinato talvolta
fino allo sfinimento lungo gli stretti corridoi del teatro e
dell’anima. Film assolutamente da vedere, recitato splendidamente, una
delle opere più strane ed originali degli ultimi anni.

Stefania De Zorzi

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