Archive for aprile, 2022

Il visionario mondo di Louis Wain di Will Sharpe – recensione di Stefania De Zorzi –

Ci sono artisti di valore in un passato non troppo remoto la cui memoria oggi è evaporata, vittima delle mode del momento, e che un buon film può contribuire a far riscoprire agli spettatori. E’ il caso de “Il Visionario Mondo di Louis Wain”, un biopic incentrato sulla vita dell’omonimo illustratore, che visse a cavallo fra l’epoca vittoriana e i primi decenni del Novecento. 

Louis Wain/Benedict Cumberbatch mantiene con un certo sforzo la famiglia, composta dalla madre e da cinque sorelle, grazie ai propri disegni; si innamora e sposa l’istitutrice Emily/Claire Foy, generando scandalo nella società rigidamente classista del suo tempo. Negli anni successivi Wain diventa famoso grazie alle illustrazioni di gatti antropomorfi dai grandi occhi, ma la celebrità va di pari passo con la sua ingenuità finanziaria e con le pressioni della famiglia in difficoltà per i debiti. Il genio, già messo psicologicamente a dura prova, viene minato nell’ultima parte della sua vita dall’infermità mentale.

Letta così la storia può sembrare molto drammatica, con uno sbilanciamento verso la tragedia: tuttavia il regista Will Sharpe riesce a conferire un tocco leggero e surreale alle peripezie del protagonista, sia evitando la ricostruzione pedante (con il contrappunto di musiche e balli moderni, pettinature arruffate, la voce narrante di Olivia Colman che commenta con affetto ed ironia vizi e virtù del tempo e dell’artista), sia tuffando lo spettatore nella struggente umanità di Louis e Claire, dell’amabile datore di lavoro Sir William Ingram/Toby Jones, delle sorelle tanto buffe quanto insopportabili, e naturalmente del rapporto tenero e giocoso con l’amatissimo gatto Peter.

Il titolo originale “The Electrical Life of Louis Wain” introduce meglio di quello italiano al concetto di elettricità, centrale nel film, che influenza i decenni di fine Ottocento non solo come scoperta scientifica ed applicazione tecnologica, ma anche come forza vitale ed artistica. L’arte di Wain, che si esprime principalmente attraverso i suoi gatti, dona agli uomini una visione divertita ed ottimista rispetto ad una realtà in cui “tutto puzza di sterco”, come recita la voce narrante, e si rivela a sua volta come il commovente dono di Emily per il marito.

Di spicco, oltre alla sceneggiatura di Simon Stephenson che restituisce il tormentato mondo interiore di Wain con delicatezza e sensibilità, anche l’ottima fotografia di Erik Alexander Wilson, che tinge di blu i momenti  permeati dall’amore della moglie Emily, e trasforma in illustrazioni la splendida campagna inglese fiorita.

Nella seconda parte il film perde un poco della sua grazia nella descrizione della progressiva infermità mentale, i toni diventano più cupi, e il ritmo si sfalda nelle allucinazioni del protagonista. Si tratta però di uno smarrimento temporaneo, che non compromette la visione di un biopic  psichedelico e struggente, interpretato da un cast magistrale, con Cumberbatch nelle vesti di uno dei suoi personaggi migliori. 

Film irrinunciabile anche per tutti gli appassionati del mondo felino, che abbiano intenzione di scoprire le fondamenta storiche della mania contemporanea per i gattini.

aprile 8, 2022 at 1:02 PM Lascia un commento

I Mitchell contro le macchine – recensione di Stefania De Zorzi –

Esiste la famiglia perfetta? Probabilmente solo in certe foto stucchevoli pubblicate sui social, e comunque non è mai la propria. E’ il punto di partenza de “I Mitchell contro le macchine”, diretto e co-sceneggiato da Mike Rianda e Jeff Rowe: la diciottenne Katie, aspirante regista in rotta col padre Rick da cui si sente amata ma non compresa, è ansiosa di lasciare casa per andare al College in California alla scuola di Cinematografia. Durante il lungo viaggio in macchina organizzato a sorpresa dal padre insieme alla madre Linda, al fratellino Aaron e al carlino Monchi, Katie dovrà affrontare insieme a tutta la famiglia un’apocalittica rivolta di robot, e cercare di salvare l’umanità.

La storia della battaglia delle macchine contro gli uomini non è certo nuova, da Terminator a Matrix: Rianda però rianima il cliché a vari livelli.

L’interazione fra i membri della strampalata famiglia (che nei connotati fisici richiama non poco “Gli Incredibili”), ognuno col suo carattere ben definito, le sue debolezze e le sue virtù, è uno dei principali punti di forza del film: la contrapposizione fra il mondo di Rick, analogico e retrò, e quello della giovane Katie, che usa telefonino e computer come un prolungamento naturale della propria persona, è brillante e affettuosa, priva di moralismi.

Il ritmo della narrazione è serrato, i dialoghi scoppiettanti, e il regista non lesina le citazioni cinefile, che ricalcano la passione della protagonista per un cinema avventuroso e fantascientifico: Terminator, Star Wars, L’alba dei morti viventi, Mad Max, 2001: Odissea nello spazio, sono fra i molti richiami che si possono cogliere, come tanti “Easter Eggs” disseminati lungo l’arco della storia.

Da un punto di vista formale il film è un tripudio creativo, dove si mescolano con brio animazione tridimensionale e 2D, video-collage fotografici, scritte sovrapposte ed effetti volutamente amatoriali, volti a riprodurre la freschezza e l’imperfezione tecnica di una film-maker in erba, che usufruisce di tutti gli strumenti digitali con l’entusiasmo di una geniale e prolifica principiante.

Per finire, una menzione speciale va al carlino strabico Monchi, protagonista di molte fra le scene più esilaranti: buffo e goffo, è una sorta di avatar dei suoi strampalati padroni.

Peccato che la pandemia abbia negato la distribuzione in sala a questo film, che si annovera fra i lungometraggi di animazione più divertenti ed originali degli ultimi anni.

aprile 4, 2022 at 10:04 am Lascia un commento


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