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5 è il numero perfetto di Igor Tuvari – recensione di Stefania De Zorzi

5 numero

 

Per chi pensa che i cine-comics siano tabù per il cinema italiano, principalmente per questioni di budget, “5 è il numero perfetto” rappresenta una felice eccezione. Igort, pseudonimo di Igor Tuvari, dirige con piglio sicuro un noir partenopeo tratto dall’omonima graphic novel, da lui stesso scritta e illustrata nel 2002, in cui la povertà degli effetti speciali è giocata con intelligenza come citazione e omaggio ai fumetti e ad un certo cinema “pulp” anni Settanta.
Toni Servillo/Peppino Lo Cicero, ex-sicario in pensione al soldo della camorra, si rimette in gioco quando il figlio Lorenzo Lancellotti/Nino viene ucciso a tradimento: la morte del giovane innesca una vendetta sanguinosa, grazie a cui Peppino ha modo di riavvicinarsi a una sua vecchia fiamma, la devota Valeria Golino/Rita, fiancheggiato nella sua personale battaglia dall’amico di sempre, Carlo Buccirosso/Totò O’ Macellaio.
Il film mescola richiami visivi a “Dick Tracy” nelle fattezze esasperate, quasi caricaturali, dei protagonisti criminali, così come a “Sin City” nelle silhouette in chiaroscuro (necessariamente semplificate, per ragioni di costo) e nell’uso accentuato della voce narrante, passando attraverso la Napoli verace, nel linguaggio e nello spirito, di anime nere o ingenue ritratte alla maniera dei Manetti Bros.
Igort, nella duplice veste di sceneggiatore e regista, non si limita a richiamare suggestioni altrui, ma introduce palazzi grandiosi e diroccati fotografati da NicolaJ Bruel come una quinta da pittura metafisica, o ancora interni piccolo-borghesi e dettagli d’epoca, che lo spettatore con qualche anno in più si può divertire a riconoscere.
La trama non è particolarmente originale, e la svolta finale della storia è ampiamente annunciata, anche se viene in buona parte riscattata da dialoghi e situazioni a cavallo fra tragedia e ironia (irresistibile la rievocazione del padre di Peppino, e le sue considerazioni filosofico-morali sull’Uomo Gatto).
Nel complesso è un buon film, malgrado qualche caduta di ritmo nella parte finale, alla cui riuscita contribuiscono non poco le interpretazioni di Servillo e Buccirosso, al solito eccellenti, coadiuvati da una Golino abbastanza convincente, e da una serie di bravi comprimari.

aprile 7, 2020 at 1:24 pm Lascia un commento


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