Archive for novembre, 2014

INTERSTELLAR di Christopher Nolan

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Il 2014 verra’ indubbiamente ricordato come l’anno di “INTERSTELLAR”, nessuna opera degli ultimi tempi puo’ solo minimamente accostarsi anche solo per ambizione a questa gigantesca epopea Nolaniana. Gia dal punto di vista tecnico ci troviamo davanti a qualcosa di veramente importante.

Le tonalita’ regalate dalle sfocature e dalla grana dell’utilizzo della pellicola durante le scene “terresti” restituiscono allo schermo quel retrogusto “Low-tech” che ben si sposa con lo scenario presentato sullo schermo nella parte iniziale. Nolan da sempre schieratosi contro il massiccio utilizzo di computer grafica ricostruisce tutto sul set. Fattoria, campi di grano, interi paesi, navicelle e tute spaziali.

Non si bada di certo a spese per queste realizzazioni, ma la resa e’ clamorosamente realistica specialmente in questi tempi dove praticamente tutto e’ girato davanti a giganteschi ed impersonali “green screen” ed anche una lacrima viene ricreata in digitale.
Nolan abbandona per questa volta il caratteristico stile freddo dei suoi film precedenti per una storia che fa del sentimento e di tutte le sue trascendenze la chiave di lettura dell’intera vicenda e richiede dallo spettatore ,come sempre, grande attenzione.

Se con “Inception” si e’ discusso per anni sul fatto che la trottola cadesse o meno qui gli enigmi e le domande poste durante i quasi 170 minuti sono molteplici e toccano “corde” che vanno dalla scienza,al mistico fino a quello piu’ di “pericoloso” della religione.

Chi sono “gli altri”, come crescera’ la nostra conoscenza, fino a che punto l’evoluzione riuscira’ a spingersi tra migliaia di anni sono solo alcuni degli intrecci che di Nolan cerca di raccontarci la sua personale “visione” del soggetto. E’ proprio questo aspetto visionario quello che piu’ ci fa comprendere la maturita’ raggiunta dal regista ,parlare di sfida lanciata a “2001 Odissea nello Spazio” forse rimane esagerato come paragone ma e’ innegabile che in piu’ di una situazione i rimandi al capolavoro di Kubrick si fa’ evidente.

Le sequenze “pentadimensionali” della seconda parte sono sublimi, malate, coraggiose e di una genialita’ strepitosa anche se, ripeto, faticano ancora oggi ad avvicinarsi a ciò che il sommo maestro Stanley realizzo più di mezzo secolo fa.

Ad una prima visione possono apparire grottesche ma e’ una sensazione che si esaurisce presto quando si delinea agli occhi dello spettatore la magnificenza della messa in scena di un concetto talmente elevato e complesso che solo un immenso regista poteva portare su schermo senza scadere nel ridicolo.
Viene quindi da pensare che Nolan deponga nei suoi spettatori un immensa fiducia e considerazione dettata dal fatto che portare su schermo una sceneggiatura basata principalmente sui concetti quantistici sul viaggio temporale non e’ cosa da tutti i giorni ne facilmente digeribile ed assimilabile da un pubblico di massa.

Un film capace di “ rinnovarsi e bisogna quindi fugare subito i dubbi e dire chiaramente che questo “Interstellar” non e’ un disaster movie ambientato fuori dalla galassia ma un film estremamente complesso, impegnativo e che necessita, per una totale (sarebbe meglio dire parziale) comprensione sicuramente piu’ di una visione. Il bello del cinema dei fratelli Nolan sta anche in questo aspetto, fidelizzare il pubblico facendolo avvicinare a se lentamente incuriosendolo nel comprendere passo dopo passo, visione dopo visione i cervellotici concetti che sono soliti trasportare su pellicola.

Non approfondire, dopo la visione, i significati di un film come questo sarebbe come lasciare incompleto un bellissimo puzzle o spegnere dopo pochi secondi un album indimenticabile.

Entrare in sala, lasciarsi trasportare da questo straordinario susseguirsi di immagini, suoni ed emozioni senza farsi troppe domande(di cui fidati….non sapresti la risposta) e poi lasciare metabolizzare il tutto e’ il modo migliore per apprezzare e dare il giusto tributo ad opera eccellente, matura e destinata a lasciare il segno nel cinema d’autore di genere.

Voto 8

Fabrizio Milani

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novembre 16, 2014 at 4:58 pm 1 commento

IL GIOVANE FAVOLOSO di Mario Martone

 

GIOVANE 1

Ci sono poeti che si studiano per dovere, ed altri che, fin
dall’adolescenza, si amano senza riserve. Fra questi ultimi c’è
Giacomo Leopardi, autore che riesce ad emozionare anche gli animi meno
portati alla lirica per la bellezza e l’universalità dei suoi versi,
rimanendo moderno a distanza di secoli. Va dato merito quindi al
regista Mario Martone per aver deciso con “Il Giovane Favoloso” di
portarne la biografia (o almeno alcune sue fasi fondamentali) sul
grande schermo. Protagonista è l’ottimo Elio Germano, che da subito ci
mostra l’alienità del giovane Leopardi rispetto alla famiglia, alle
convenzioni sociali, ad una Recanati che egli sente piccola e
provinciale. La diversità di Leopardi non è gridata come quella delle
rockstar o di certi intellettuali dei nostri tempi, ma tutta
interiorizzata, ingabbiata fra le cure di un padre premuroso ma
opprimente, e di una madre anaffettiva. Il primo tempo mostra con
efficacia l’esasperazione del poeta per un ambiente ultraconservatore
retto da “principi immutabili” e dominato dalla “vile prudenza, che
tutto agghiaccia”. Il senso di asfissìa, il desiderio di fuga di
Leopardi diventano anche quelli dello spettatore, mentre oltre ad Elio
Germano domina la scena il padre, interpretato da un grande Massimo
Popolizio, invincibile nel suo tirannico amore per il figlio, di cui
riconosce il genio. Tutto è chiuso e claustrofobico nella giovinezza a
Recanati, dalle mura del palazzo di famiglia alle vie del borgo, ed è
con un senso di sollievo che il secondo tempo si apre su uno scorcio
più libero, in cui Leopardi insieme al fedele amico Antonio
Ranieri/Michele Riondino, vive povero ma indipendente a Firenze,
confrontandosi con altri letterati dell’epoca. In uno dei momenti alti
del film, il protagonista, a cui gli intellettuali progressisti
rimproverano di non promuovere l’idea di un mondo che cambia in
meglio, proclama di sentirsi “infelicissimo, con licenza vostra e del
secolo”. La tentazione, anche per lo spettatore, è quella di
identificare la causa della malinconia leopardiana coi gravi problemi
di salute che gli impediscono di godere dell’amore di una donna, e che
lo tormenteranno in misura crescente fino al termine della sua breve
esistenza. Ma il poeta si ribella a questa facile correlazione di
causa-effetto, e protesta l’indipendenza dell’intelletto dalle sue
sfortunate vicende personali.La telecamera rimane attaccata
all’intenso volto di Germano ed alla sua figura sempre più piegata e
contorta per tutta la durata del film, tentando il difficile compito
di mostrare lo straripante genio creativo, il tormento indicibile, la
sensibilità di un uomo la cui esistenza scorre a lato della “vita”
intesa come rapporti con l’altro sesso, carriera, partecipazione alle
rivoluzioni della storia. Martone realizza un film denso,
interessante, accurato, che però talvolta si appesantisce e ristagna,
e prolunga forse troppo a lungo l’agonia del protagonista. Da vedere,
anche se lo stile difetta dell’ineffabile leggerezza che
contraddistingue le opere del suo sommo protagonista.

Stefania De Zorzi

GIOVANE 2

novembre 15, 2014 at 4:59 pm Lascia un commento

I DISCHI PIU’ VENDUTI AD ALPHAVILLE NEL MESE DI OTTOBRE

1 U2      –Songs of Innocence-

U2 COV

 

2 Paolo Conte      -Snob-

CONTE

 

3 Lucinda Williams      – Down-

LUCINDA

4 Leonard Cohen     -Popular Problems-

Columbia Records Leonard Cohen Popular Problems cover

5 Marianne Faithfull     -Give My Love-

maianne

novembre 11, 2014 at 6:54 pm Lascia un commento

PINK FLOYD -The Endless River- 07-11-2014

 

 

 

 

The-Endless-River

 

novembre 7, 2014 at 11:45 am Lascia un commento

I FILM PIU’ VENDUTI AD ALPHAVILLE NEL MESE DI OTTOBRE

1 ALABAMA MONROE   -Felix Van Groeningen-

alabama_monroe_ALAB

2 SNOWTOWN  -Justin Kurzel-

snowt

3 LOCKE    -Steven Knight-

locke 1

4 SOLO GLI AMANTI SOPRAVVIVONO   -Jim Jarmusch-

solo glia amnati

5 LEI     -Spike Jonze-

lei

novembre 4, 2014 at 8:07 pm Lascia un commento

I GUARDIANI DELLA GALASSIA -James Gunn-

 

guardiani-della-galassia

Come nella migliore tradizione fiabesca, “Guardiani della Galassia”
inizia con la dolorosa perdita della madre da parte del protagonista,
Peter Quill, ragazzino disperato che cerca consolazione nell’ascolto
di un mix di canzoni degli anni ’80, rapito appena fuori dall’ospedale
da un’astronave aliena. La scena si sposta molti anni dopo sul pianeta
abbandonato Morag, con il bambino diventato adulto, interpretato da
Chris Pratt, impegnato alla ricerca di una misteriosa sfera, l’Orb. Da
questo punto la storia si sviluppa, divertente e mozzafiato, come
un’avventura fantascientifica in cui una strampalata squadra di
briganti/eroi dovrà salvare non del tutto volontariamente la Galassia
dalle mire distruttive del perfido Ronan/Lee Pace. Tutto il primo
tempo è strepitoso, con Peter Quill/alias Starlord canaglia dall’aria
scanzonata che ricorda l’Harrison Ford/Ian Solo di “Guerre Stellari”,
e nella sequenza su Morag anche il primo Indiana Jones. Il “Gran Mix
Vol.1” di canzoni degli anni ’80 fa da ironico e incongruo
contrappunto musicale alle avventure vissute da Quill e compagni, ma
grazie al rimando alla madre è anche un connotato umano e affettuoso
del protagonista. Punto di forza del film, diretto con mano abile ed
arguta da James Gunn, è l’identità ben delineata di tutti i membri
della squadra: il procione Rocket, cinico e geniale, la splendida
assassina Gamora/Zoe Saldana, l’uomo albero Groot, il forzuto
Drax/David Bautista, hanno da subito nel film una dignità e uno
spessore pari a quello di Starlord. Ci si diverte per quasi tutto il
tempo non solo per le fantasiose e rocambolesche avventure vissute
dalla squadra di insoliti eroi, ma anche per lo humour spudorato che
pervade i dialoghi (si gioca sull’incapacità aliena a cogliere gli
aspetti simbolici del linguaggio) e molte situazioni (da antologia la
spiegazione del piano di evasione di Rocket nel carcere spaziale di
Kyln, mentre in secondo piano un sorprendente uomo albero contribuisce
a realizzarlo seduta stante). Nel secondo tempo i duelli abbondano, ma
non ci si annoia grazie al ritmo serrato, alla simpatia dei personaggi
e non ultimo in virtù della qualità pittorica di alcune scene (i corpi
di Quill e di Gamora che si avvicinano in uno spazio sgargiante di
colori, o la bella immagine della rete dorata di navicelle che tenta
l’estremo salvataggio di Xandar). Lontano da deprimenti realtà
distopiche popolate da adolescenti troppo saggi, “Guardiani della
Galassia” è una boccata d’aria fresca per lo spettatore amante della
fantascienza classico-avventurosa, rivisitata con lo spirito
moralmente scettico dei nostri giorni.

Stefania De Zorzi

novembre 3, 2014 at 7:27 pm Lascia un commento


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