Archive for aprile, 2016

USTICA di Renzo Martinelli – recensione di Silvia Galli-

ustica

Sono trascorsi più di 35 anni da quel giugno del 1980. Una data, il 27 giugno del 1980, che ha segnato profondamente la storia italiana.

Sulla strage di Ustica sono stati realizzati molti documentari e molti altri, spero, se ne realizzeranno (ma questo è un augurio meramente personale). Perché è giusto parlarne, informare dei fatti, rendere accessibile anche alle nuove generazioni le pagine più nere e misteriose del nostro paese, troppo spesso dimenticate, troppo spesso nascoste o lasciate sfumare insieme al tempo che passa.

Il film di Martinelli è un documento importante che non può e non deve uscire dalla memoria collettiva.

Intorno a questa strage ruotano ancora numerose domande ed altrettante ipotesi ed è importante smuovere le coscienze in merito ad un caso irrisolto e sulle modalità con le quali è stato gestito da uomini di stato e non.

Nel giugno del 1980 un aereo italiano è scomparso da tutti i radar senza aver lanciato alcun tipo di segnale e dopo poco si è schiantato tra Ponza e Ustica. Più di 80 persone sono morte. Questa è la storia, che tutti conosciamo. Questo è il fatto, tangibile, dell’accaduto.

Il film racconta la vicenda di Roberta Bellodi, una giornalista siciliana che ha perso la figlia in quella tragica notte e di Corrado di Acquaformosa, deputato al Parlamento italiano, membro della commissione incaricata di far luce sul disastro del DC 9. I due cercano di scoprire la verità, mossi da una rivendicazione del significato della parola “giustizia” collettiva e personale, rimanendo però coinvolti ed incastrati in depistaggi e scomparse di prove.

Tre ad oggi le ipotesi che sono state di volta in volta avanzate sulle cause del disastro: cedimento strutturale dell’aereo, una bomba nella toilet di coda, un missile che per errore colpisce il DC9. Nessuna di queste ipotesi è stata sino a oggi provata. Una quarta ipotesi, dunque. “Non un’ipotesi, ma una verità” come disse Martinelli dopo aver studiato tutte le pagine dell’inchiesta e della sentenza che il giudice Priore gli aveva mostrato quattro anni prima. Ed è da qui, da ciò che trova scritto nero su bianco, che decide di (in)seguire la sua vocazione per la ricerca per provare, così, a dare, finalmente, una risposta ai familiari di quelle vittime. Non solo le vittime e i loro familiari sono coinvolti in questa tragica vicenda, ma a rivendicare le risposte sono anche coloro che, per casi fortuiti, coincidenze o semplicemente per fortuna sarebbero dovuti essere su quel volo e invece non ci sono mai salitio e chi, semplicemente ha a cuore la verità dei fatti e ancora vuole lottare per ottenerla.

È un film realistico e romanzato allo stesso tempo, in cui si cerca di far prevalere la sostanza alla mera forma estetica del “bel cinema”. Ed è proprio in casi come questo in cui la cosiddetta “settima arte”, con la sua potenza di arrivare e di essere fruibile dall’intera società, deve enfatizzare il proprio ruolo maieutico, di dialettica, di capacità di estrapolare pensieri e riflessioni individuali attraverso il porsi interrogativi a discapito della retorica persuasiva. “La storia la scrive la ragion di stato” afferma il regista. Il rischio è quello di avere una ragion di stato in grado di arrivare ad offendere, oltrechè le persone, la storia stessa.

aprile 27, 2016 at 3:55 pm Lascia un commento

BATMAN vs SUPERMAN – Zack Snyder – recensione di Stefania De Zorzi

Batman-v-Superman-Dawn-of-Justice-Logo

Ai tempi di Omero, gli dei dell’Olimpo invidiavano talvolta gli esseri
umani, e li punivano crudelmente per la loro forza e bellezza; in
“Batman v Superman: Dawn of Justice”, il regista Zack Snyder capovolge
la situazione, e mostra la frustrazione dei mortali contro l’alieno
dai poteri divini. All’indomani delle apocalittiche distruzioni
causate a Metropolis dal tentativo di conquista dei kryptoniani,
Batman/Ben Affleck, preda di incubi sempre più simili ad
allucinazioni, si convince della necessità di eliminare Superman/Henry
Cavill, ritenendo i suoi poteri una minaccia all’umanità. Lex
Luthor/Jesse Eisenberg, giovane e geniale scienziato, sfrutta e
manipola la situazione a suo vantaggio, non esitando a compiere stragi
pur di perseguire le sue folli ambizioni. Dall’inizio Snyder introduce
delle novità, almeno a livello cinematografico, su due eroi classici
dei fumetti: mostrandoci un Batman ingrigito, paranoico e privo di
affetti (lo spunto del cavaliere oscuro segnato dal tempo di Frank
Miller è evidente), contrapposto ad un Superman eternamente giovane,
che poco dopo l’inizio del film si concede un romantico amplesso nella
vasca da bagno con Lois Lane/Amy Adams. L’ascesa onirica di Batman dal
buio della caverna alla luce del giorno contrasta con quella reale di
Superman, che sfreccia senza sforzo nei cieli, novello e inconsapevole
semi-dio. Il Batman di Snyder è ancora più oscuro e tormentato di
quello dell’ultimo Nolan, incapace di superare i traumi dell’infanzia,
accecato da vecchi fantasmi e dall’invidia; lo spettatore sente il suo
flusso di coscienza, ma non quello di Superman, condannato ad un
sacrificio quasi religioso dalla sua natura divina e benevola.
Completano il quadro Lex Luthor, con i suoi corto-circuiti dialettici
e cerebrali, dotato di un umorismo macabro che lo accomuna a tratti al
Joker, interpretato magistralmente da Jesse Eisenberg, e la misteriosa
Wonder Woman/Gal Gadot, statuario contraltare femminile a Superman.
Snyder riesce nell’intento di rinnovare personaggi molto amati dal
pubblico, e già ampiamente sfruttati; nella prima parte accumula con
abilità una serie complessa di avvenimenti, che portano poi al climax
delle coscienze e della trama. Fotografia, regia, effetti speciali,
hanno l’impronta virtuosistica e visionaria di Snyder: molto bella la
scena di Superman malinconico e impotente nel mezzo dell’esplosione,
così come il duello feroce fra i due protagonisti, e la loro
successiva, drammatica riconciliazione. Alcune sbavature retoriche nel
finale si potevano evitare, e qualche situazione è ridondante nella
durata complessiva di due ore e mezza, ma si tratta di peccati
veniali: il film è originale, potente, assolutamente da vedere. Da
ricordare per chi si ferma a guardare i titoli di coda, che non è una
produzione Marvel.

aprile 23, 2016 at 11:00 am Lascia un commento

GRAZIE DI CUORE A TUTTI VOI ALPHAVILLERS

 



 

libe 1

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aprile 15, 2016 at 11:45 am Lascia un commento

ZOOTROPOLIS di Byron Howard, Rich Moore, Jared Bush – recensione Stefania De Zorzi –

zootropolis

Passano gli anni, e gli animali che la Disney accompagnava ai suoi
protagonisti umani, in qualità di simpatici comprimari e coristi di
canzoni zuccherose, si evolvono. In “Zootropolis” Judy Hopps,
coniglietta neo-poliziotta, si trasferisce dalla campagna alla grande
città che dà il titolo al film; fra l’ostruzionismo e l’insofferenza
del capo Bogo e dei colleghi, si allea con il riluttante Nick Wilde,
una volpe truffaldina, investigando sulla misteriosa scomparsa del
signor Otterton e di altri cittadini, a rischio del distintivo e della
sua stessa vita. La regia dell’arrivo di Judy nella metropoli è
mozzafiato: il treno su cui viaggia la protagonista corre sospeso
attraverso un habitat desertico e un’architettura che ricorda Dubai;
per poi passare con stridente contrasto ai ghiacci artici, e
successivamente alla foresta pluviale, con passerelle aeree e pioggia
incessante, fino all’urbanesimo continentale del distretto in cui
approda. La globalizzazione, che spaventa e affascina, è completa
quando Judy scende a terra, in un giardino dell’Eden dove l’evoluzione
della civiltà ha permesso a predatori e prede di convivere
pacificamente, fra la Lilliput dei roditori e il gigantismo di
elefanti e giraffe. Al tempo stesso la coesistenza di specie così
diverse fra loro è segnata da pregiudizi radicati e barriere che
delimitano ghetti apparentemente invalicabili. Byron Howard e Rich
Moore dirigono un film d’animazione a più livelli, avvincente per i
bambini, interessante per gli adulti in quanto allegoria
dell’incapacità di liberarsi dalle proprie gabbie mentali: dall’uso
politicamente corretto dell’aggettivo “tenero”, alla sinistra
“componente biologica” di eugenetica memoria, al ribaltamento ironico
di parole e ruoli, laddove il potente capo criminale Mr Big è un
minuscolo toporagno. Sono molte le scene esilaranti, in primis quella
degli impiegati-bradipo (da notare la lentissima signora occhialuta
dal golfino rosa, che ricorda, senz’altro involontariamente, una nota
gag de “I Soliti Idioti”). Non mancano le citazioni, da “Scemo e più
Scemo” a “Il Padrino”, e naturalmente l’allegoria della società umana
richiama “La Fattoria degli Animali”, anche se con toni decisamente
più leggeri e scanzonati. Film in cui l’animazione, raffinata e
fantasiosa, è al servizio di una bella trama giallo-rosa e di
un’affiatata coppia di investigatori; di troppo solo la breve
ramanzina morale appiccicata nel finale, in una storia che ritrae con
delicatezza la complessità delle diversità e della loro accettazione
fra esseri “evoluti”.

aprile 9, 2016 at 3:41 pm Lascia un commento


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