Archive for settembre, 2014

THE GIVER Il mondo di Jonas di -Phillip Noyce-

 

giver

Come sarebbe il mondo se l’uomo non avesse mai assaggiato il frutto
proibito della conoscenza? E’ la domanda su cui si fonda la storia di
“The Giver – Il Mondo di Jonas”, tratta da un romanzo breve di Lois
Lowry: in un futuro in bianco e nero gli uomini vivono in modo
apparentemente pacifico e razionale, grazie alla rinuncia totale alle
emozioni e ad ogni forma di pensiero e di comportamento correlate,
compreso l’amore, la musica o la percezione dei colori. L’unico
depositario delle memorie di un passato differente dalla triste
omologazione del suo tempo è il Ricevitore / Donatore, interpretato da
Jeff Bridges, che deve passare lo scomodo fardello al giovane e
impetuoso Jonas / Brenton Thwaites. E’ facile immaginare che gli
equilibri saranno sconvolti, e Jonas cercherà di usare la sua
conoscenza e il suo potere per mutare radicalmente un mondo ormai
disumanizzato e inconsapevole della natura stessa del bene e del male.
Phillip Noyce dirige con eleganza ed intelligenza tutta la prima parte
in bianco e nero del film, introducendo gradualmente i colori, man
mano che il protagonista stesso li scopre nel rapporto quasi paterno
che instaura con il suo mentore; è suggestiva l’idea che la dimora del
donatore si affacci su un dirupo avvolto da una coltre impenetrabile
di nubi, perché la scoperta delle proprie emozioni più profonde è un
salto nel vuoto, e può portare ad un mondo “altro” meraviglioso e
terribile. La mela, di biblica memoria, è il frutto che, grazie a uno
stratagemma del protagonista,  permette di arrivare alla conoscenza
proibita. Meryl Streep interpreta con la solita naturalezza lo
spietato capo Elder, mentre Alexander Skarsgard, Katie Holmes e Odeya
Rush sono buoni comprimari in una trama “young adult”, che pone
interrogativi non scontati sul libero arbitrio e sulla natura
dell’innocenza. Peccato per il finale, frettoloso e un po’ banale, che
compromette tuttavia solo in parte la buona riuscita del film.

Stefania De Zorzi

 

settembre 29, 2014 at 10:30 am Lascia un commento

GLI U2 E LA MELA AVVELENATA di Emiliano Raffo

mela

Le cose sono andate più o meno così: gli U2 regalano al mondo il loro nuovo album attraverso Apple; il mondo, però, è diventato un posto esacerbato e cattivo. Tuttavia, diversi loschi figuri (già schedati, ovviamente), non gradiscono il filantropico gesto. Apple si affretta quindi a creare un minisito che permetta agli scontenti di rimuovere le canzoncine non richieste. E tutti vissero felici e irritati.

Che il bacio U2-Apple sia un bacio mortale, lo si è capito da anni. Quest’ultima trovata, costruita per spingere il nuovo iPhone 6, supera però la già torbida immaginazione degli irlandesi. Stampa e social network hanno parlato di “manipolazione” (perché devo ritrovarmi sull’hard disc della musica che non ho richiesto neppure gratuitamente?), meno si è parlato di quanto questo enorme publicity stunt ribadisca a lettere sempre più cubitali un concetto ormai consunto: dall’alba del nuovo millennio in avanti, le rivoluzioni/evoluzioni tecnologico-informatiche sono state fatte furbescamente passare per rivoluzioni/evoluzioni musicali.

Tanto per dire: negli anni ’50 si cresceva con Elvis, poi nei ’60 con Beatles e Stones; con lo scorrere dei decenni punk, disco, house e tutto quello che volete voi (la filastrocca, anch’essa sin troppo consunta e schematica, è sempre la stessa) hanno plasmato gli anni formativi di imberbi adolescenti. Poi, di colpo, la reale rivoluzione: il mezzo sostituisce il fine, così da una quindicina d’anni a questa parte non si parla più tanto di “generazione dubstep” o “generazione afro-pop”, bensì di “generazione mp3/iPod/iTunes”. Qualcosa è andato storto, insomma, perché è come se un amico vi raccontasse il suo viaggio a Timor Est indugiando oltremodo sui dettagli del volo (prezzo, comfort, gnoccaggine delle hostess…).

Gli U2, che a parole si sono sempre immolati sull’altare del dio rock (tema per altri dibattiti, questo) decidono, in ritardo e su scala planetaria, di ribadire che: “Hey, è l’iPhone che conta, non la musica che ascolti col gingillo griffato!”. La prova? Ci hanno “regalato” il loro album peggiore. Una robetta di un fiacco terminale, resa teoricamente più “hip” dalla verniciata superficiale di Danger Mouse, uno che nel momento in cui ha esaurito la vena (dopo “Modern Guilt” di Beck, grosso modo) ha visto allungarsi la fila di committenti fuori dallo studio. E così, mentre Aphex Twin esce da una lunga e autoimposta ibernazione sfoderando suoni che profumano ancora di futuri possibili e utopie deturpate, Danger Mouse, sempre aggiornato e sul pezzo, ripulisce brani mortiferi per quattro tizi cocciutamente convinti della loro imprescindibile rilevanza.

Spiace accanirsi su Bono, uno che le sue gemme le ha composte eccome, ma lo spettacolo globale al quale ci hanno invitato gli U2 è di una miseria decadente. Avrebbero ogni mezzo e privilegio per urlare al cielo quanto sacra sia, soprattutto per un artista, la libertà. Invece ci ripetono, con canzoni tutt’altro che innocenti, che mordere la Mela fino a lacerarne il torsolo è la cosa giusta da fare.

settembre 26, 2014 at 6:37 pm Lascia un commento

-THE BUG- ANGELS & DEVILS

THE BUG   ANGELS &  DEVILS

Seguo Kevin Martin dai tempi dei God, Techno Animal, fino al suo ultimo progetto The Bug con il quale ha dato vita a 4 album, il 1° nel 97 Tapping the Conversation, Pressure nel 2003,

London Zoo nel 2008 e Angels & Devils nel 2014.
IL 1°  album distribuito dalla Wordsound, il 2° dalla  Rephlex  e gli ultimi 2  dalla  ninja tune.
Kevin Martin è un personaggio chiave della scena underground inglese, ha collaborato con molti musicisti della scena industrial, techno sperimentale, dub, progetti significativi che nella sua musica hanno portato evidenti influenze.
Da sempre indipendente, in Italia l’ho visto ed ascoltato 2 volte a Milano  al COX 18.
L Approccio con la musica mi piace, è sporco come un gruppo punk anni 80, e da li comunque arriva, Dub come trovarsi in 1 cantina nera e fumosa con persone che ondeggiano bacini e alzano boccette di deodorani in fiamme…
L’Ultimo album, mi piace molto, se nel precedente, troppe voci ragga e troppi ritmi tribali mi hanno fatto torcere un’ pò il naso, ora con Angels & Devils si ritorna ad un suono più elettronico.
Il disco sembra concepito per essere suddiviso in 2 parti, la prima molto morbida, dub ma con influenze ambient fortissime…una calma che precede il disordine…e così è, a partire da The One l’album esplode in ritmo e cantato, il suono diventa scuro e pesante,  le basi mutano, subentrano inserti techno che esplodono su rime di fuoco, gli MC scelti non sono a caso…Death Grips, Floworn,Warrior  Queen, incitano e fanno sparire tutti i  possibili angeli  per farci affondare con tutti i nostri demoni .
Un album d’ ascoltare più volte, con il volume alto  e  2 subwoofer in grado di raccogliere tutte le basse frequenze necessarie.
se piace anche a voi ed è il vostro 1°disco di The Bug potete comprare tutti gli altri.
Per quanto mi riguarda il mio stereo lo sa a memoria e le mie casse resistono.

Consiglio…Mark stewart, Anti-Pop Consortium, Cutty Runk, Dalek, Flow Dan.

emilio solenghi – emx dabasscrew

settembre 23, 2014 at 3:57 pm Lascia un commento

SI ALZA IL VENTO -Hayao Miyazaki-

 

ALZA IL VENTO

Già dal titolo l’ultimo lungometraggio di Miyazaki, “Si alza il vento”
è soffuso di poesia: la citazione è da un verso di Paul Valéry, “Le
vent se lève!…Il faut tenter de vivre.” La storia è ambientata nel
Giappone dagli anni ’20 ai ’40, periodo di transizione da un’economia
agricola e tecnologicamente arretrata ad un’era di innovazioni
industriali, fino al drammatico coinvolgimento nell’apocalisse della
Seconda Guerra Mondiale. Protagonista è il geniale progettista di
aerei Jiro Horikoshi, realmente esistito, responsabile della
realizzazione di alcuni degli aeromobili più avanzati, utilizzati
dall’aviazione militare giapponese nel corso della guerra.
Miyazaki rinuncia completamente al registro infantile, per scrivere e
dirigere una storia per soli adulti. Il protagonista si deve
confrontare fin da bambino con la limitazione di una forte miopia, che
gli impedisce di coronare il suo sogno di diventare pilota d’aerei, e
sempre in sogno riceve l’ispirazione di esserne il progettista:
l’ossessione di Miyazaki per il volo è anche quella di Jiro, e
condizionerà tutta la sua vita. Il vento del titolo può essere
distruttivo (il terremoto, l’incendio, la guerra, la malattia), ma
anche spirito positivo di creazione e di leggerezza (l’amore per
Naoko, la passione instancabile per il volo come pura forma di
bellezza). La stessa ambiguità emerge a livello morale: Jiro ama
talmente il suo lavoro di progettista di aerei, da praticarlo anche
nella consapevolezza che le sue splendide macchine saranno usate per
portare morte e distruzione “da qualche parte”, nel mondo. Alcune
sequenze sono indimenticabili: sopra a tutte, il viaggio in treno
verso l’amata in cui Jiro bagna di lacrime il foglio su cui appunta i
suoi calcoli incessanti, ma anche quella iniziale del terremoto e in
generale le scene oniriche con Caproni. Il film non è immune da
qualche pecca: la trama si sviluppa a tratti con lentezza, come se i
personaggi faticassero a trovare una direzione precisa, e la ricerca
poetica in certi momenti è un po’ troppo insistita. Pur non essendo
fra i capolavori assoluti di Miyazaki, rimane comunque uno splendido
film d’animazione, dove il talento visivo, l’accuratezza storica,
l’umanità squisita dei personaggi rimangono ben impressi nel cuore e
nella mente.

Stefania De Zorzi.

ALZA 1ALZA 2

ALZA 3ALZA 4

settembre 15, 2014 at 7:06 pm Lascia un commento

IL FUOCO DELLA VENDETTA -Scott Cooper-

 

FUOCO DELLA VENDETTA

Scott Cooper è un regista dotato di un profondo e raro senso della
tragedia: lo aveva già dimostrato alcuni anni fa con lo struggente
“Crazy Heart”, e lo riconferma con il suo ultimo film, “Il fuoco della
vendetta”, traduzione libera e inappropriata di “Out of the Furnace”.
La trama non è particolarmente originale: due fratelli, Russell e
Rodney Baze, interpretati rispettivamente da Christian Bale e Casey
Affleck, conducono un’esistenza squallida, l’uno impiegato in
fonderia, l’altro reduce da molteplici missioni in Iraq e incapace di
reintegrarsi nel povero mondo proletario da cui proviene. Una tragica
fatalità prima, e un crimine violento poi, determineranno
drammaticamente il loro destino. Più che la storia in sé, è
interessante il modo in cui Cooper la racconta, con un’ellissi
narrativa spiazzante su uno degli accadimenti principali del film,
scene in parallelo con i due fratelli in cui fa uso di simbologie e
richiami religiosi (il cervo nella foresta, il rimando a Giobbe),
sentimenti accennati con pudore che lasciano ferite inguaribili. La
fotografia ha colori smorzati, quasi solo sfumature di grigio e di
marrone. Il cast è l’altro elemento forte del film: Woody Harrelson
incarna in Curtis DeGroat un malvagio spaventoso nella sua efferrata
imprevedibilità, mentre il volto di Casey Affleck ha una bellezza
fragile e perfetta, forse inadatto al ruolo di soldato e di lottatore,
ma Affleck è così bravo da farcelo dimenticare. Christian Bale dà come
al solito una gran prova d’attore, con la sua maschera prima dolente e
poi determinata ad ottenere giustizia. Società, famiglia, ordine
costituito sono destinati ad essere sconfitti, e non c’è consolazione:
alla fine rimane solo l’individuo, con il suo patrimonio di ricordi, i
fallimenti, la solitudine. E’ un film duro, cupo, con rallentamenti a
volte eccessivi e situazioni scontate: eppure visita la tragedia con
una tale grazia, che merita la visione.

Stefania De Zorzi

settembre 8, 2014 at 7:12 pm Lascia un commento

I DVD PIU’ VENDUTI AD ALPHAVILLE NEL MESE DI AGOSTO

1  SMETTO QUANDO VOGLIO     -Sydney Sibilia-

Smetto_quando_voglio_poster

 

2  GRAND BUDAPEST HOTEL     -Wes Anderson-

GRANDBUDA

 

A GANG STORY     -Olivier Marchal-

GANG STORY

NOAH        -Darren Aronofsky-

NOAH

AMORE PERROS    “RIEDIZIONE 2014”     – Alejandro González Iñárritu-

amores_perros

 

settembre 6, 2014 at 12:29 pm Lascia un commento


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