Archive for dicembre, 2014

LA NOSTRA PICCOLA “GRANDE” TRIBU’

articolo

dicembre 15, 2014 at 5:00 pm Lascia un commento

ME vs AMAZON di Nicola Maffi

amazon

Che tipo di mercato vogliamo per il futuro?

La questione morale: il calzolaio, il fruttivendolo, il falegname,il negozio di libri, il negozio di dischi, la maglieria,sono alcuni lavori che mi vengono in mente al momento, ma se ci fermiamo a riflettere ne troviamo altri , fatelo voi a casa come esercizio mentale e poi ,per chi ha più di 35 anni , cioè quelli che hanno visto gli ultimi rimasugli di quel WELFARE figlio del boom economico, quanto si è perso di quel mondo  con la globalizzazione?

Ecco un esercizio di forte impatto: lo si può fare se si prende l’automobile e si percorre la VIA EMILIA PAVESE in direzione CASTEGGIO, pochi giorni fa ho notato durante una gita fuoriporta l’abbandono e il degrado di questa zona del nord, case senza manutenzione, capannoni abbandonati, fabbriche e cantine vinicole in disuso.

Quello che salta all’occhio è che il panorama sta cambiando in peggio rispetto a quello che vedevo negli anni novanta, capannoni della logistica ovunque – la via EMILIA PAVESE rispecchia il mercato che sta cambiando.

Degrado ambientale – causato da un’assenza di stato che, non avendo risorse,non si occupa più di ripensare a un utilizzo alternativo di strutture abbandonate.

Degrado morale –  il cittadino che vive in una situazione di assenza di istituzioni, pensa ad una giustizia e ad un agire personale per risolvere questioni per le quali prima poteva contare su autorità come il comune ,le amministrazioni sanitarie locali etc…tutto ciò che poteva dare una parvenza di presenza statale.

Degrado culturale: la frase “….DA AMAZON costa meno.

Pronunciata da un cliente di un negozio di dischi di Piacenza, denota quanto il mercato moderno globale sia entrato nelle abitudini di noi consumatori,. Ora d’accordo che costa meno, siamo in tempo di crisi, si può risparmiare??? ok….ma chi ha pronunciato questa frase conosce che livello di sfruttamento c’è dietro al suo prodotto che costa meno?

AMAZON non vuole il sindacato dentro i suoi stabilimenti.

AMAZON rovina il mercato del lavoro, da AMAZON non si impara un lavoro come il FALEGNAME.

AMAZON manipola in modo inaccettabile i dipendenti, che vengono trattati con un modello di gestione dei rapporti tra colleghi di finta collaborazione amichevole.Il dipendente di AMAZON viene portato allo sfinimento, giorno dopo giorno il suo rendimento deve dimostrarsi forzatamente in continua crescita, in caso contrario il contratto non viene rinnovato!

AMAZON  evade le tasse in Lussemburgo!

AMAZON crea monopolio! -è stata aperta un’ inchiesta per una denuncia da parte della casa editrice HACHETTE-

Tutto questo è degrado, il cliente di questo negozio di dischi dimostra che l’operazione è compiuta, il mercato globale ha vinto, questo cliente probabilmente andrà nei centri commerciali di domenica, vorrà il suo pacco da AMAZON in tempi record!

Che senso ha?

Se un libro arriva dopo due settimane, invece che in  due giorni,che senso ha?

Velocità di spedizione?

Perchè?

Può tutto questo sistema globale essere cambiato? boicottare i centri commerciali, frutta, scarpe, pentole , chi più ne ha più ne metta!…ritornare a comprare questi beni nei piccoli negozi, boicottare i prodotti cinesi, favorire i prodotti europei, boicottare!

Non compro da AMAZON!

Ci sono dischi e libri fatti da artisti che amo solo reperibili solo su AMAZON, non li compro!

Possono queste azioni cambiare il mercato?

come opporsi?…ma i cittadini italiani si vogliono opporre?..

Io si, e voi?

secondo uno studio recente la logistica che sta operando nel mercato moderno tra trenta/quarant’anni sarà obsoleta ,ci ritroveremo con mostri di cemento nelle nostre città?che senso ha un consumismo così estremo?

Quando ho un telefono, un’auto, una lavatrice li uso finché possono funzionare, non ne cambio una all’anno.

Può tutto ciò fermare la globalizzazione? La risposta è che la nostra classe politica non lo vuole!

Nicola Maffi

dicembre 6, 2014 at 1:00 pm 2 commenti

MOMMY di Xavier Dolan

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Xavier chi? Xavier Dolan da J’ai tué ma mère a Mommy

Il nome di Xavier Dolan dirà poco al pubblico italiano. Alcuni cinefili avranno sentito parlare del suo ultimo film, Mommy, che, in concorso quest’anno al festival di Cannes, ha ricevuto il premio della giuria, in fondo magro bottino per un film che gran parte della critica vedeva come il primo pretendente alla Palma d’oro. Ma questo quebecchese di 25 anni era in realtà già ben noto ai cinefili di molti altri paesi: Mommy è il suo primo film a uscire in Italia, distribuito dalla Good Films a partire dal 4 dicembre, ma in realtà Dolan ha già realizzato altri quattro film, tutti usciti al cinema nella maggior parte dei paesi europei. Figlio di un attore, Xavier intraprende la stessa carriera fin dall’età di 5 anni, recitando in film e produzioni televisive; dall’età di 11 anni intraprende anche il mestiere di doppiatore (in Québec solitamente non si utilizza il doppiaggio francese ma viene realizzato localmente).

Il primo film che Dolan realizza come regista (a soli 20 anni) è J’ai tué ma mère, presentato nel 2009 alla Quinzaine des Réalisateurs,  prestigiosa sezione collaterale del festival di Cannes. La sezione prevede quattro premi assegnati da giurie indipendenti, e il film se ne aggiudica tre. È la storia semiautobiografica dei Hubert Minel (Dolan nega, ma il riferimento a Antoine Doinel e a I quattrocento colpi sembra piuttosto evidente) e del difficile rapporto che il ragazzo ha con la madre. Xavier Dolan stesso interpreta questo suo alter ego, mentre la madre è interpretata da Anne Dorval.

Già da questo primo film si notano alcune topoi del cinema di Dolan: dal punto di vista tecnico un utilizzo forte e molto emozionale della musica, solitamente preesistente, e l’insistenza sui ralenti nei punti chiave del film. Dal punto di vista tematico, invece, abbiamo spesso grandi personaggi femminili, madri non certo perfette ma figure bigger than life che combattono in un mondo complicato. E poi le tematiche legate all’omosessualità, anche se Dolan realizza dei film gay 2.0, che non sono costruiti con l’obiettivo di affermare una status ma piuttosto cercano di inscrivere la condizione omosessuale in un contesto più ampio.

Solo un anno dopo il trionfo di J’ai tué ma mère, Dolan torna a Cannes nel 2010 con Les amours imaginaires, questa volta al festival ufficiale, ma nella sezione collaterale Un Certain Regard. Stupisce come a un solo anno di distanza dal precedente,  Dolan realizza un film molto diverso, un divertissement attorno a una coppia di amici (lo stesso Dolan e Monia Chokri) che si innamorano dello stesso ragazzo, Niels Schneider, filmato come un moderno David michelangiolesco.

Passeranno poi due anni fino alla presentazione, di nuovo a Un Certain Regard di Cannes, di Laurence Anyways. Per la prima volta Dolan non è protagonista, ma lavora con un attore molto conosciuto (doveva essere all’inizio Louis Garrel, a cui poi è subentrato Melvil Poupaud), per raccontare la storia del cambiamento di sesso di Laurence. Suzanne Clément ne interpreta la compagna, che gli resta accanto, non senza difficoltà, durante la transizione. Di grande respiro e molto ambizioso, è un film rispetto al quale Dolan non ha mai negato la delusione per non essere stato selezionato nel concorso principale al festival di Cannes.

Nel 2013 Dolan presenta, in concorso al festival di Venezia, Tom à la ferme, tratto da una pièce di Michel Marc Bouchard. Di nuovo è lo stesso regista protagonista, nel ruolo di Tom, un ragazzo di città che si reca nella campagna profonda per i funerali del compagno. Qui scopre che la madre non sa nulla dell’omosessualità del figlio, e il fratello gli impedisce di raccontarle la verità. Un film meno dolaniano dei precedenti ma che riesce a creare un’atmosfera molto tesa e densa.

E infine nel 2014 Dolan raggiunge il concorso al festival di Cannes. Mommy, suo quinto film, racconta dell difficile convivenza tra Diane (Anne Dorval) e il figlio Steve,che soffre della sindrome ADHD (Antoine Olivier Pilon), un rapporto in cui si insirerirà la vicina Kyla (Suzanne Clément), in un concentrato emozionale raramente visto al cinema. Il film è girato in un slang quebecchese tale da richiedere i sottotitoli anche per un pubblico francofono.

Il formato è 1:1, e Dolan dice di essersi ispirato alle copertine dei CD (già l’aveva utilizzato l’anno prima per il discusso videoclip di College Boy degli Indochine, che già vedeva protagonista il giovane Antoine Olivier Pilon). E’ un formato molto centrato sui volti e che crea nello spettatore una sensazione di imprigionamento, anche se in alcuni momenti lo schermo si allarga, espandendosi con le emozioni di questo esplosivo trio di attori.

Lo stile di Dolan è molto riconoscibile, e ne fa un regista amato e odiato proprio perché non ha mezze misure, un narcisista megalomane, spavaldo come solo i ventenni possono essere. I suoi primi cinque film sono talmente diversi tra loro da  farci entusiasmare per un grande autore sempre alla ricerca di nuove esperienze. E tutto lascia supporre che il prossimo film, The Death and Life of John F. Donovan, che sarà girato in inglese e vedrà come protagonista Jessica Chastain, non sarà da meno.

Alessandro Zucconi

Da domani Giovedì 4 Dicembre in programmazione al Cinema Jolly di San Nicolò!

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dicembre 3, 2014 at 5:26 pm Lascia un commento

KILL LIST di Ben Wheatley

kill

SALVE A TUTTI AMICHE ED AMICI AMANTI DELLA SETTIMA ARTE!
(settima su sette secondo la classifica ufficiale , ma prima nel nostro cuoricino cinefilo).
Mi chiamo Roberto Albanesi e nella vita sono ( o provo ad essere) un regista/sceneggiatore/attore/produttore… in una parola sola: “DISOCCUPATO”.

Se sto scrivendo qui è perchè alla fine ho accettato la proposta del nostro Cecco e di tutta la banda dell’Alphaville (luogo per me di Culto prima ancora che commerciale) quindi, bando alle ciance e diamoci dentro, con la speranza che a qualcuno di voi possa piacere il mio modo di “recensire” i film che vi proporrò.
Chiudo la premessa/presentazione del sottoscritto con uno dei miei lavori (“PRESTO, ATTIVATE LA MODALITA’ AUTO-PUBBLICITA’ PARACULO!”): “DIESIS” Cortometraggio di Simone Chiesa\Roberto Albanesi.

Premessa ufficialmente chiusa.

Fuoco alle polveri.
“KILL LIST” di Ben Weatley.

Esistono film “sicuri”.
I film “sicuri” sono quelle pellicole che (belle o brutte che siano) danno allo spettatore ciò che promettono.
Questi tipi di lavori si dividono in due categorie ben distinte:
-IL LENTO
-L’AGITATO
Il primo, con tutta la calma di questo Mondo stanco, ti accompagna per tutta la narrazioni con un ritmo che va dal Luca Carboni di “Mi ami davvero”, arrivando alla vecchietta che attraversa la strada a 0, 2 km all’ora nel giorno in cui un pericolosissimo terrorista ti ha piazzato 30 kili di tritolo in casa e hai solo 38 secondi per disattivare il tutto.
(ESEMPIO: IL GIOVANE FAVOLOSO).
Il secondo ti scaraventa dentro un vortice di azione/adrenalina degni di un Michael Bay strafatto di Cocaina e Red Bull.
Un po come scoprire che la vecchietta che attraversa la strada a 0,2 Km all’ora, è in realtà un pericolosissimo terrorista che ha piazzato 30 Kili di tritolo in casa tua.
(ESEMPIO: I MERCENARI).
“KILL LIST” di Ben Weatley non è ASSOLUTAMENTE un film “sicuro”.
Parte LENTO per poi AGITARSI di colpo nei momenti più impensati e, inquadratura dopo inquadratura, non ti lascia pace, esagera sempre di più, cambia genere quando meno te lo aspetti, ti sconvolge ed infine… TI ANNIENTA!
Ci mette il suo tempo ad ingranare e all’inizio sembra un drammone inglese stile “mamma e papà litigano perché sono al verde e lui non si decide a rimettersi in pista mentre il loro piccolo pargolo soffre della cosa silenziosamente”. Poi il collega/amicone di papà lo convince a rimettersi in pista a fare il suo lavoro, cioè il killer; e insieme si divertono un casino a fare il loro mestiere, viaggiando in alberghi anonimi per incontrare il committente (uno di quelli con la faccia luciferina che soltanto una vecchietta terrorista e lenta come la morte potrebbe avere), quando poi si parte col lavoro iniziano dei casini veramente grossi. Quanti film avete visto nella vostra vita che cominciano con la premessa che segue: “il protagonista deve sbrigare l’ultimo lavoro sporco ma qualcosa va storto e finisce tutto male”?
Sono tanti vero?
Ma ricordate bene che… nessuno di loro è lontanamente paragonabile al nostro KILL LIST!

In Kill List gli assassini sono vittime a loro volta di un Male che li controlla dall’inizio alla fine, al punto da ringraziare i loro stessi assassini. In Kill List vengono aperti cervelli a martellate senza alcuno sconto alla spettacolarizzazione. In Kill List ci sono miriadi di segnali inquietanti da apprezzare visione dopo visione (sì, perchè volenti o nolenti questo è un film che va visto, rivisto e stravisto).
Questo (fantastico) secondo lavoro dell’inglese Wheatley è stato erroneamente etichettato come “HORROR” o “THRILLER” quando in realtà è molto di più.
KILL LIST lavora di costante sottrazione sia in termini narrativi che visivi, lasciando allo spettatore molte più domande di quelle che aveva ad inizio visione.
Ma pensateci bene amici lettori, quanto è bello far funzionare il cervello piuttosto che utilizzarlo “solo” come ricettore d’immagini?
CONCLUSIONE…
Correte all’ Alphaville ad acquistare la vostra copia e non ve ne pentirete (il film in Italia è appena uscito con STRANAMENTE due anni di ritardo… w la distribuzione italiana) una volta arrivati alla cassa, dite pure che vi mando io.

Roberto Albanesi

dicembre 1, 2014 at 11:57 am Lascia un commento


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