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Thor: Ragnarok di Taika Waititi -recensione di Stefania De Zorzi-

thor

Ad Asgard soffiano i venti dell’Apocalisse, e pur tuttavia gli dei e gli eroi affrontano calamità titaniche senza perdere il buonumore: è l’approccio comico-avventuroso (assai più originale di quanto sembri a prima vista) di “Thor:Ragnarok”, diretto da Taika Waititi. Thor/Chris Hemsworth, insieme al fratello Loki/Tom Hiddleston, deve affrontare la temibile sorella Hela/Cate Blanchett, dea della morte, sfuggita dopo eoni all’esilio impostole da Odino/Anthony Hopkins. Nel corso di un’impari battaglia, Thor e Loki finiscono attraverso un varco spazio-dimensionale sul pianeta Sakaar, governato dal Gran Maestro/Jeff Goldblum; qui Thor è costretto a scontrarsi nell’arena con Hulk, quasi totalmente immemore del suo alter ego Bruce Banner/Mark Ruffalo. Nel frattempo, Hela mette a ferro e fuoco Asgard, minacciando il massacro genocida dei suoi abitanti, e la conquista di altri mondi. Waititi bilancia una trama avvincente e ben articolata con uno stile scanzonato che ricalca le orme de “I Guardiani della Galassia”, lasciando spazio anche a riflessioni più profonde: la spazzatura fisica e mediatica che regna su Sakaar evoca il trash politico e televisivo dei nostri tempi, grottesco e violento, mentre Odino è il padre ambiguo sia di Hela, esecutrice di morte, che di Thor, dio benevolo e generoso. I richiami ai film precedenti sono particolarmente gustosi: dalla messa in scena teatrale della finta morte di Loki, alla sequenza dell’incontro fra il protagonista e il Dottor Strange/Benedict Cumberbatch, fino ai pantaloni esageratamente attillati di Tony Stark, prestati ad un piagnucoloso Bruce Banner. Nei nostri tempi irriverenti gli dei di Asgard non possono rimanere su un piedistallo troppo elevato, che rischierebbe un’anacronistica pomposità: si prepari dunque lo spettatore a un Thor che perde progressivamente i suoi attributi tradizionali, a una Valchiria beona, e a un Loki opportunista e non così malvagio, che nella sua cialtroneria ci assomiglia più di quanto vorremmo. La colonna sonora ben supporta il taglio ironico fino ai limiti dell’auto-parodia, senza dimenticare l’esaltazione dei consueti scontri supereroistici: strepitoso l’uso di “Immigrant Song” dei Led Zeppelin, all’inizio e alla fine del film. Sceneggiatura scoppiettante, ritmo serrato dal primo all’ultimo minuto, attori perfettamente in parte: Waititi rilegge gli dei e i demoni di Asgard alla luce dell’etica dissacrante del ventunesimo secolo, conservando al contempo la loro essenza in un equilibrio miracoloso . Assolutamente da vedere, forse il miglior Thor visto finora.

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novembre 13, 2017 at 2:09 pm Lascia un commento


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