Archive for settembre, 2015

INSIDE OUT di -Pete Docter, Ronnie del Carmen- recensione Stefania De Zorzi

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I film d’animazione sono considerati nella cultura occidentale, salvo
rare eccezioni, un prodotto per bambini e adolescenti, o al massimo
per adulti desiderosi di recuperare la propria dimensione infantile;
Pete Docter e Ronnie del Carmen co-dirigono in controtendenza lo
straordinario “Inside Out”, apprezzabile con riserva dai bambini, ma
sicuramente molto più orientato, secondo l’abitudine degli “anime”
giapponesi, ad un pubblico adulto. La storia è all’apparenza semplice:
l’undicenne Riley trasloca con la famiglia da un Minnesota di sogno ad
una San Francisco grigia e squallida, in cui il Golden Gate di colore
rosso e non oro è solo la prima di molte promesse disattese. La
ragazzina dovrà affrontare la disgregazione di ogni sua precedente
fonte di sicurezza, in lotta contro un mondo improvvisamente alieno e
privo di gioia. Sarebbe una trama già vista, se non fosse che il mondo
esteriore di Riley viene rappresentato solo in funzione delle emozioni
che abitano la mente della protagonista, personificate alla maniera
medievale in Gioia, Tristezza, Paura, Rabbia e Disgusto. Qui inizia la
genialità del film, che combina la raffigurazione “scientifica” del
mondo interiore di Riley, con il viaggio letterale e simbolico delle
due emozioni principali protagoniste, Gioia e Tristezza. La prima è
tutta pensiero positivo, vitalità, impulso egoistico a compenetrare
ogni ricordo; la seconda è all’apparenza un peso da trascinare
letteralmente in giro, una peste che contamina col suo tocco malato
tutto ciò che sfiora. Il viaggio le porterà attraverso la pericolosa
scorciatoia del pensiero astratto, la razionalizzazione che
destruttura, appiattisce e distrugge; e fino al subconscio, dove
“finiscono i piantagrane”, in compagnia del dolce amico immaginario
Bing Bong, mentre Rabbia, Paura e Disgusto, in assenza delle due,
combinano danni ai limiti dell’irreparabile. E’ un percorso emotivo
che conduce, attraverso inquietanti distruzioni a catena,
dall’infanzia all’adolescenza, in cui i ricordi gioiosi del bambino si
tingono di un’azzurrina malinconia, quella del bel tempo che fu e che
non ritornerà. Si rimane sorpresi, nel corso del film, per la cura
scientifica con cui viene rappresentata la mente di Riley: i ricordi
base modificabili a seconda del prevalere delle emozioni, le isole
della personalità, il labirinto della memoria a lungo termine, la
discarica dei ricordi, solo per citarne alcuni. Al contempo il ritmo
rimane sempre serrato, mentre si teme per le sorti di Gioia e
Tristezza, potenzialmente destinate alla discarica o all’esilio, così
come avviene in certe coscienze in avverse situazioni. Alcune scene
permeate da una saggezza un po’ triste ricordano lo splendido “Up”,
diretto precedentemente da Docter; in un microcosmo sorprendente per
l’intelligenza e la sensibilità con cui viene raffigurato, fra il
magico e lo scientifico. Il messaggio finale è commovente e tutt’altro
che scontato; unica pecca il cortometraggio iniziale, “Lava”, melenso
e abbastanza noioso, incomprensibilmente associato ad un film di
tutt’altra levatura.

settembre 25, 2015 at 5:12 pm 3 commenti

I FILM PIU’ VENDUTI AD ALPHAVILLE NELL’ESTATE 2015

1 Whiplash –Damien Chazelle

WHIPLASH

2 Mad Max: Fury Road  –George Miller

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3 Suite Francese –Saul Dibb

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4 Kurt Cobain: Montage of Heck  –Brett Morgen

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5 Birdman  –Alejandro González Iñárritu

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6 Backcountry   –Adam MacDonald

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7 Senza santi in paradiso –David Lowery

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8 Shaun -Vita da pecora-  –Nick Park

SHUAN

9 Nightcrawler (Lo Sciacallo)  –Dan Gilroy

SCIACALLO

10 These Final Hours –Zak Hilditch

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settembre 22, 2015 at 11:29 am Lascia un commento

I DISCHI PIU’ VENDUTI NELL’ESTATE 2015 AD ALPHAVILLE

1 Iron Maiden    -The book of souls-

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2 Iron and Wine & Ben Bridwell  -Sing Into My Mouth-

IRON AND WINE

3 Other Lives  -Rituals-

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4 Chemical Brothers  -Born in the Echoes-

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5 Tame Impala  -Currents-

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6 Verdena -Endkadenz vol 2-

verdena

7 Beach House  -Depression Cherry-

beach house

8 James Taylor  -Before This World-

TAYLOR

9  Nils Okland Band  -Kjolvatn-

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10 Of Monsters and Men  -Beneath the Skin-

OF MONSTER

settembre 21, 2015 at 11:09 am Lascia un commento

Operazione U.N.C.L.E di Guy Ritchie

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Ironia e sense of humour accompagnano l’agente segreto 007 ed i
moderni epigoni nelle sue imprese rocambolesche, perchè quello delle
spie è un gioco, seppure mortale, fra pedine di una scacchiera
internazionale, in cui il ribaltamento repentino delle alleanze ed
inimicizie politiche da un lato, e le estremizzazioni erotiche e
psicologiche del personaggio dall’altro, rendono necessario che lo
stesso non si prenda troppo sul serio. In “Operazione U.N.C.L.E”, il
cui soggetto è ispirato ad una brillante serie tv degli anni Sessanta,
Guy Ritchie rispetta i cliché del genere, rinnovandoli con spensierata
eleganza: negli anni della Guerra Fredda Napoleon Solo/Henry Cavill,
agente della CIA suo malgrado, organizza la fuga avventurosa da
Berlino Est della coraggiosa Gaby Teller/Alicia Vikander. Insieme
all’agente russo Illya Kuryakin/Armie Hammer il trio improvvisato
dovrà sventare un complotto neo-nazista ordito a Roma. Non è facile,
dopo tanti precedenti illustri, rendere interessante in pieno
ventunesimo secolo una storia di spie, senza scadere nella ripetizione
di schemi già visti: Guy Ritchie riesce nella missione, ricreando un
duo affascinante di antagonisti/amici che in parte ricorda la
splendida coppia di Holmes/Watson vista nell’omonimo film. Napoleon
Solo è una spia, ma prima ancora è un ladro scanzonato, playboy e
amorale, cui si contrappone Kuryakin, romantico e granitico. Con
leggerezza rappresentano i due volti dell’epoca, l’individualismo
capitalista contro il dogmatismo comunista; Gaby Teller, con la sua
presenza fragile, forte e un po’ ambigua si contrappone come figura
femminile alla perfida contessa Vinciguerra, interpretata dall’algida
Elizabeth Debicki. L’ambientazione è quella di una Roma favolosa, in
una ricostruzione ultra glamour e vagamente fiabesca della capitale
negli anni Sessanta, fra abiti di imperitura eleganza e gadget
spionistici vintage. Il regista gioca, oltre che con i rimandi (la
stanza 707 non è un caso), con l’uso dello split screen, tipico delle
serie tv di un’epoca; lascia volutamente fuori campo i confronti
violenti (la rissa nel bagno fra Kuryakin e i nobili spocchiosi, solo
intuita da dietro la porta) o li mostra in un breve “riassunto” visivo
(l’assalto finale all’isola), proprio laddove si poteva rischiare lo
sbadiglio dinanzi a scene d’azione già collaudate. Non manca, come in
ogni buon film di spie, la componente erotica, nel gioco di reciproca
attrazione e sfioramenti fra Kuryakin e Gaby, con Napoleon spettatore.
Fra le scene più divertenti, quella dell’inseguimento iniziale a
Berlino Est, e la caccia all’uomo notturna in motoscafo presso la sede
dei Vinciguerra. Un film d’azione godibile, girato senza secondi fini
con l’intelligenza registica e lo stile ben riconoscibile di Ritchie,
dove l’importante non è tanto quello che si dice, ma come lo si
racconta.
Stefania De Zorzi

settembre 14, 2015 at 3:49 pm 1 commento


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