Chelsea Light Moving – Chelsea Light Moving ( cd – lp )

marzo 12, 2013 at 10:46 am 1 commento

La fine del matrimonio fra Kim GordonThurston Moore ha messo inevitabilmente a rischio la sopravvivenza dei Sonic Youth. Non ci sono comunicati ufficiali, ma nell’ultimo anno i quattro cavalieri dell’apocalisse noise si sono dedicati ai rispettivi side-project.
Lee Ranaldo ha dato alle stampe l’innocuo ma ben accolto “Between the times and the tides”, Moore ha realizzato il terzo capitolo della propria carriera solista con l’imprevisto acustico “Demolished thoughts”. Più convincente Steve Shelley, che si è unito alle digressioni wave dei Disappears, titolari dell’egregio esordio “Pre Language”. L’unica rimasta fedele a certe asperità experimental è stata la Gordon, col nuovo moniker Body/Head condiviso con il chitarrista free noise Bill Nace. L’unica fin quando non è stato battezzato il progetto Chelsea Light Moving.

Evidentemente il buon Thurston, consapevole del fatto che la veste acustica non può che essere soltanto una sfaccettatura della propria poliedrica personalità artistica, ha deciso di ritornare all’ovile ripartendo da quelle  spigolosità che fecero la fortuna della band madre. Moore ha lanciato in orbita la nuova ragione sociale, prendendo a bordo il chitarrista Keith Wood, il batterista John Moloney e la polistrumentista Samara Lubelski, già collaboratrice nei suoi recenti solo album.
Le Fender Jazzmaster ricominciano a macinare suoni tendenti al noise, cercando dissonanze e intrecci tipicamente anni 90. Sei corde grattugiate e martirizzate, ma all’occorrenza anche arpeggiate e coccolate, passando con grande disinvoltura da brani più brevi e diretti (“Lip”, “Heavenmetal”, “Communist Eyes”) ad altri più strutturati (i quasi otto minuti di “Alighted”, i deliri sperimentali di “Mohawk”).

“Chelsea Light Moving” esce su etichetta Matador, da sempre garanzia di qualità, ed è stato registrato ai Sone Lab Studios di Eashampton, nel Massachusetts, con in cabina di regia Justin Pizzoferrato. A ben vedere, nulla che non si sia già sentito in passato dalle chitarre di Moore, ma tornare a incrociarlo nelle vesti di esploratore rumoristico è sempre cosa piacevole.
Dentro questo appagante esordio ci sono parecchi ingredienti del suo passato, anche se l’assenza di Lee Ranaldo (la spalla di sempre) lo costringe a ricercare soluzioni un tantino più elementari.
Ma il disco funziona, e farà la gioia di chi già si sente orfano della produzione recente della gioventù sonica.

Claudio Lancia (www.ondarock.it)

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1 commento Add your own

  • 1. Chelsea FC News  |  marzo 29, 2013 alle 5:54 pm

    Asking questions are in fact fastidious thing if you are not understanding something totally, but this post offers nice understanding even.

    Rispondi

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