Offlaga Disco Pax – Gioco di società ( cd – lp )

marzo 30, 2012 at 10:11 am Lascia un commento

Gli Offlaga disco Pax sono una di quelle band che si odiano o si amano senza mezze misure. Per cui mettiamo subito le cose in chiaro: “Gioco di società” difficilmente piacerà ai detrattori del trio emiliano, deliziando altresì coloro che, sottoscritto compreso, nell’ormai lontano 2005 avevano inneggiato al miracolo all’ascolto delle storie provincial-comunistoidi dal sapore elettronico di “Socialismo tascabile“.
La recensione del disco potrebbe tranquillamente finire qui, ma non parlare almeno un po’ delle otto storie recitate da Max Collini sarebbe irrispettoso verso chi aspetta da tempo l’opinione ponderata di OndaRock.

Che aggiungere: il terzo lavoro ufficiale degli Offlaga Disco Pax, a 4 anni di distanza da quel “Bachelite” che li aveva confermati come una delle band più peculiari del Belpaese, non fa altro che consolidare e mettere a fuoco lo stile dei reggiani. Storie dei quartieri suburbani di quella che non era ancora la Padania, intrise di vitalità giovanilmente piccolo-borghese, disciolte in beat sintetici tra il post-rock e l’elettronica kraftwerkiana.

Cosa c’è allora di nuovo in questo “Gioco di Società”? Meno citazioni letterarie, meno fervori sentimentali, meno chitarre. È un gioco di sottrazione quello attuato dal terzetto di Cavriago. Basso e drumming spazzano via le sei corde, mentre gli aneddoti di Collini si fanno più freddi, gelidi come il vento tagliente del porto di Arcangelo, direbbe lui stesso. È una rivoluzione che si normalizza, quella degli Offlaga, una rivoluzione in cui lo sfondo rosso si fa più sbiadito, seppur sempre ben presente (“Palazzo Masdoni”), e nel quale anche per le passioni, gli amori, c’è sempre meno spazio.

Sport, politica, storie di gioventù, i temi dai quali Collini fa partire le sue riflessioni sociologiche su un Italia che, vista dagli occhi dell’adolescenza eighties, ci piace pensare migliore di quella odierna. Facendo finta di non vedere che le stesse contraddizioni di allora sono quelle sulle quali si poggia la nostra bistrattata nazione, cui Max guarda con toni dimessi che si intrecciano a quelli altrettanto disincantati degli episodi più intimisti (“Parlo Da Solo”, “Desistenza”).

Fedeli alla linea in un tempo in cui nemmeno chi diceva di esserlo non lo è più. Come altro si potrebbero definire gli Offlaga Disco Pax del 2012? Di questi tempi, grasso che cola.

Marco Pagliariccio (www.ondarock.it)

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