Nymphomaniac, Part 2 – di Lars Von Trier

febbraio 11, 2014 at 8:32 pm Lascia un commento

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Se non hai letto la prima parte leggila subito in data 8 GENNAIO qui sul nostro blog.

L’impavido distributore danese ha portato nelle sale il giorno di Natale le quattro ore di questo distributor’s cut di Nymphomaniac, mentre in Francia e Svizzera è stato distribuito in due parti: la prima è arrivata ancora in clima natalizio a inizio gennaio,  la seconda a fine mese,  mentre pochi giorni dopo al festival di Berlino veniva presentato il director’s cut della prima parte.

Il tono si è fatto più cupo, mentre avanziamo nel percorso di autodistruzione della protagonista. Il racconto prosegue come nella prima parte, con Joe che confessa a Segliman e a noi spettatori le proprie avventure, che vengono mostrate in flashback.

Le situazioni si fanno via via più hard e lo spettatore si trova sempre più a  disagio rispetto a quello che vede, in un clima tetro che ci mostra il sesso non come impulso vitale ma come tensione verso la morte.

Non mancano,  come già nella prima parte, brevi istantanee di assoluta perfezione estetica. Ma l’impressione è di un oggetto fisso e glaciale che non riesce a prendere vita. Il racconto della protagonista Joe, che in questa seconda parte vediamo interpretata da Charlotte Gainsbourg anche nei flashback, è meno didascalico rispetto alla prima parte, ma è comunque notevolmente appesantito dalle citazioni. Dal paradosso di Zenone a Thomas Mann, da Bach a Beethoven, da Freud al nodo di Prusik… a tante altre che non sono riuscito ad appuntarmi nel buio della sala. Non si capisce il senso di un tale profluvio di richiami a sproposito, se non un anelito a parlare dell’universo intero: proposito che toglie intensità e concentrazione sul racconto stesso.

C’è persino un’autocitazione dei primi minuti di Antichrist, con gli stessi elementi e Lascia ch’io pianga di Händel in sottofondo, con cui il regista gioca a far immaginare agli spettatori più vontrieriani (o vontrieristi?) una terribile conclusione della scena.

La buona notizia è che in un paio di brevi momenti il pubblico in sala ride (una vulva che scarica cucchiai, due peni in erezione che “discutono”). Due brevi momenti di ironia, ma per il resto tutta questa seconda parte è di una cupezza cosmica, non sostenuta però da un’intensità della storia che permetta al pubblico di avvicinarsi ai protagonisti e di farsi coinvolgere nelle loro vicende.

Nymphomaniac è comunque un film da vedere, Von Trier è un regista che evita i sentieri battuti per avventurarsi sempre in nuovi mondi. Chiusa la trilogia della depressione, chissà che non decida di riprendere quella comicità dell’assurdo del geniale Il grande capo?

                                                                                                                                                                                                                                  Alessandro Zucconi

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