Café Society di Woody Allen – recensione di Stefania De Zorzi-

novembre 5, 2016 at 11:04 am Lascia un commento

caffe

“Café Society” dimostra che Woody Allen invecchia, ma lo fa con grazia
ed intelligenza. Ambientato negli anni ’30, ha come protagonista Jesse
Eisenberg/Bobby Dorfman, giovane ebreo di belle speranze che da New
York si trasferisce a Los Angeles, e dopo non pochi sforzi convince lo
zio Steve Carell/Phil Stern, agente delle star, ad assumerlo con
semplici mansioni. Qui conosce Kristen Stewart/Vonnie, di cui si
innamora, senza sapere che la ragazza è già amante dello zio. La trama
è secondaria, rispetto sia all’evocazione di un’età dell’oro soffusa
di luce morbida e calda (la fotografia di Vittorio Storaro è superba),
sia all’evoluzione dei personaggi, ritratti nelle loro sfumature
psicologiche più fini. A tratti emerge lo humour, anche nero, del
regista e voce narrante del film: come nelle vicende soltanto
accennate del fratello gangster del protagonista, o nelle sapide
discussioni sulla religione tra i suoi genitori. Tuttavia sul sorriso
vince la malinconia: quella di un amore incompiuto fra un uomo e una
donna, che per una serie di scelte personali e di circostanze non
possono vivere insieme, e si sognano e si pensano a distanza, mentre
mariti e mogli incolpevoli intuiscono solo in parte l’universo segreto
dell’altro. Il nichilismo, l’angoscia della morte, il disprezzo per un
mondo volgare, fin troppo presenti nel Woody Allen più recente, si
stemperano nella contemplazione della bellezza e nel sentimento,
nell’accettazione delle “emozioni che non si possono reprimere”. Gli
accadimenti della trama si susseguono con fluidità, ma si ha come
l’impressione che ad Allen non interessi più di tanto mostrare una
catena di eventi, o ricostruire con precisione un’epoca, quanto
trasfigurare il passato attraverso la poesia, senza rinunciare (per
fortuna) a piccole dosi della sua graffiante ironia. Un bel film,
elegante, raffinato, a momenti divertente: con buona pace di chi dava
Allen ormai preda della senilità

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