Manchester by the Sea diretto da Kenneth Lonergan recensito per noi da Stefania de Zorzi

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Ci sono lutti impossibili da elaborare, a dispetto della forza di
volontà propria e delle buone intenzioni altrui: è il soggetto arduo
di “Manchester by the Sea”, film diretto da Kenneth Lonergan e
candidato (meritatamente) a svariati Oscar. Lee Chandler/Casey Affleck
è costretto dalla morte improvvisa del fratello Joe/Kyle Chandler ad
abbandonare Boston, e a tornare nella natia Manchester-by-the-Sea, per
fare da tutore al nipote adolescente Patrick/Lucas Hedges. Il ritorno
e l’incontro con familiari e amici risveglia in lui i ricordi di
un’immane tragedia personale, avvenuta anni prima, che non è mai
riuscito a superare. Sulla carta è una storia ad alto rischio: perché
due ore e un quarto abbondanti di dramma psicologico possono sfociare
nell’annichilimento emotivo dello spettatore, o nella ricerca del
facile pianto catartico. Invece Lonergan, che è anche sceneggiatore,
riesce a donare una miracolosa leggerezza a un quadro altrimenti
mortifero, grazie al contrasto vitale e affettuoso fra Lee e il
nipote. Il primo tetro, sventrato da un insopportabile senso di colpa
che lo porta all’autolesionismo e all’impossibilità di sviluppare
rapporti; il secondo un sedicenne impudente, donnaiolo e
attaccabrighe. E’ lui l’unico vero adulto rimasto in famiglia, solo ad
affrontare i problemi emotivi e materiali conseguenti alla scomparsa
prematura del padre, e a tenere insieme la cupezza depressa dello zio
e l’instabilità materna. I dialoghi, fin dalla prima sequenza, hanno
un sapore realistico davvero raro, con tocchi di humor sparsi qua e là
che brillano come scintille. Affleck e Hedges sono interpreti
d’eccezione, in un duetto fra morte e vita, prigionia mentale e
normalità; mentre gli altri personaggi animano il coro tutt’attorno, e
la rievocazione del passato è incastonata nelle sequenze del presente
quasi senza soluzione di continuità. Il ritmo non è particolarmente
sostenuto, in armonia con lo scorrere placido dell’esistenza nel paese
che dà il titolo al film: il dolore e le ombre non vengono
improvvisamente annullati da qualche evento, o da una presa di
coscienza. E’ un film molto bello, che richiede allo spettatore un suo
tempo: per apprezzare i piccoli passi del protagonista verso una
rinascita emotiva, o le tenui sfumature di grigio del mare e del cielo
a Manchester-by-the-Sea.Assolutamente da vedere, anche per chi teme la
tristezza.

febbraio 27, 2017 at 12:43 pm Lascia un commento

LA LA LAND di Damien Chazelle -recensione di Stefania De Zorzi-

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Un ingorgo a perdita d’occhio a Los Angeles, le macchine bloccate una
in fila all’altra sotto un sole impietoso: ed ecco che i passeggeri
scendono e iniziano a danzare su cofani e tettucci, o in bilico sul
guardrail di cemento. E’ la fulminante scena iniziale di “La La Land”,
film diretto da Damien Chazelle: Ryan Gosling/Sebastian è un
talentuoso pianista jazz che fatica a sbarcare il lunario, Emma
Stone/Mia una cameriera che vorrebbe diventare attrice; si incontrano,
si amano, e cercano fra alti e bassi di realizzare i propri sogni, sia
romantici che professionali. E’ un film spiazzante e straordinario,
sotto molti aspetti: un musical jazz (e già questo lo rende unico), in
cui l’ambientazione è moderna, ma i costumi a tinte brillanti e le
coreografie rimandano al glorioso passato di Fred Astaire e Ginger
Rogers, le sequenze al Griffith Observatory a “Gioventù Bruciata”, e i
ritratti fotografici di attrici e musicisti che decorano le pareti
degli interni alla mitologia hollywoodiana e jazz. Le musiche di
Justin Hurwitz, di volta in volta gioiose o malinconiche, romantiche e
avvolgenti, sono un contributo fondamentale alla grandezza del film:
se il musical può risultare indigesto come genere ad alcuni
spettatori, per i personaggi che improvvisamente interrompono il
realismo di dialoghi e situazioni mettendosi a ballare e cantare,
Chazelle esalta proprio il lato fiabesco e onirico del genere. “La La
Land” crea un’altra dimensione, in cui non c’è nulla di strano se i
protagonisti si librano sospesi da terra dandosi la mano come gli
amanti di Chagall, o la Senna brilla di paillettes, e i passanti sono
immobilizzati in un diorama. Forma e contenuto si compenetrano con
un’armonia rara: il sogno stilistico in formato wide screen di
Chazelle si riflette nelle variazioni musicali, così come negli ideali
puri e romantici dei suoi protagonisti. Ryan Gosling ed Emma Stone
sono una coppia perfetta di attori, cantanti, ballerini, al pari di
pochi grandi e versatili divi del passato: è un film da cui si esce
con un senso di leggerezza, ipnotizzati dai lunghi piani sequenza di
Chazelle, e dalle voci belle e sensuali di Gosling e Stone in “City of
Stars”.

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febbraio 13, 2017 at 11:01 am Lascia un commento

AND THE WINNER IS…?

Anche quest’anno abbiamo chiesto ai nostri amici e clienti appassionati di cinema di stilare una lista dei dieci migliori film visti nel 2016.

L’attesa è stata lunga ma finalmente la vostra curiosità di scoprire i primi dieci classificati sta per essere esaudita…

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In fondo a tutte le classifiche trovate i film che si sono aggiudicati le prime dieci posizioni

 

 

FABRIZIO MILANI   vvitch

The VVitch

The Neon Demon

Rogue One – a Star Wars Story

Il Figlio di Saul

Perfetti sconosciuti

It Follows

Lo chiamavano Jeeg Robot

10 Cloverfield Lane

Fiore

Deadpool

 

ALESSANDRO ZUCCONI aquar

Aquarius

Le mille e una notte

Un padre, una figlia

Quando hai 17 anni

La mia vita da Zucchina

Il figlio di Saul

Neruda

La corte

Belgica

Steve Jobs

 

MAURIZIO BERETTA    saul

 

Il figlio di Saul
El club
Fiore
Paterson
Cafe’ society
È solo la fine del mondo
I,Daniel Blake
La memoria dell’acqua
La pazza gioia
Goodnight Mommy

 

ALESSANDRO BERTONCINI   fine-del-mondo

 

È solo la fine del mondo

Paterson

One more time whit feeling

Into the inferno

Neruda

GGG – Il grande gigante gentile

La Festa prima delle Feste

Un padre una figlia

Il Condominiio dei cuori infranti

Il Cliente

 

 

MARINA BOSI animali-no

 

Animali Notturni

Snowden

Revenant Redivivo

Batman vs Superman: Dawn offline Justice

Io, Daniel Blake

Elvis e Nixon

Lo chiamavano Jeeg Robot

Che vuoi che sia

È solo la fine del mondo

The nice guys

 

FRANCESCA FERRARI    paterson

 

Paterson

Neruda

Io, Daniel Blake

È solo la fine del mondo

Animali notturni

La grande scommessa

Captain fantastic

La pazza gioia

The neon demon

Sully

 

SERENA GROPPELLI    eightdaysaweek

 

Eight days a week

Cafè society

Il curioso mondo di Hieronymus Bosch

The hateful eight

Miss Peregrine

La pazza gioia

Perfetti sconosciuti

Rogue one

GGG – Il grande gigante gentile

Neruda

 

ANDREA REGONDI   saul

 

Il figlio di Saul

It follows

The hateful eight

Revenant

La pazza gioia

Perfetti sconosciuti

Passengers

Doctor Strange

Deadpool

Sully

 

ANDREA BERTONAZZI    saul

 

Il figlio di Saul

Animali Notturni

Neruda

Revenant – Redivivo

Demolition – Amare e vivere

Frantz

È solo la fine del mondo

Lo chimavano Jeeg Robot

Io, Daniel Blake

The Witch

 

ROBERTO ALBANESI  jeeg

 

Lo chimavano Jeeg robot

The invitation

The hateful eight

It follows

Non nuotate in quel fiume

Neon demon

Turbo kid

Deadpool

The final girls

Perfetti sconosciuti

 

FRANCESCO BORLENGHI  fine-del-mondo

 

È solo la fine del mondo

Tutti vogliono qualcosa

La pazza gioia

Sole Alto

Tra la terra ed il Cielo

Julieta

Sing street

Fiore

Perfetti sconosciuti

Fuocoammare

 

 

GIUSEPPE SALICE   black-mass

 

Black Mass

French Connection

99 Homes

Trafficanti

Cartel Land

Winter of Fire

La Grande scommessa

La battaglia di Jadotville

Rogue One – a Star Wars Story

Suburra

 

ENRICO BOGLIOLI  deadpool

 

Deadpool

Lion

Land Of Mine

Veloce Come Il Vento

Il Figlio Di Saul

Il Caso Spotlight

La Ragazza Del Treno

Eddie The Eagle

La Grande Scommessa

Lo Chiamavano Jeeg Robot

 

MARCO ZANINI  10_cloverfield_lane

 

10 Cloverfield Lane

Deadpool

Ghostbusters

Star Trek Beyond

Batman V Superman: Dawn Of Justice

It Follows

Lo Chiamavano Jeeg Robot

Rogue One – a Star Wars Story

Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali

Warcraft: L’inizio

 

 

 

SAMANTHA ANCERESI   jeeg

 

 

Lo chiamavano  Jeeg Robot

Room

Veloce come il vento

Martian

Steve jobs

Il ponte delle spie

Il caso Spotlight

Il traditore tipo

Revenant

Perfetti sconosciuti

 

PAOLO GUGLIELMONI   paterson

 

 

Paterson

The Witch

Gimme Danger

Deadpool

Ave, Cesare

Dr. Strange

Fantastic Beasts

Nocturnal Animals

Il Caso Spotlight

 

 

MARCO COSTA  veloce-come


 

Veloce come il vento

Lo chiamavano Jeeg Robot

Black – L’amore ai tempi dell’odio

10 Cloverfield Lane

Revenant

I magnifici 7

The end of the tour

Deadpool

Eddie the eagle

Legend

 

BASILIO DI IORIO   sully

 

Sully

Revenant

La pazza gioia

The Nice Guys

Perfetti sconosciuti

 

ALBERTO MERLI   reve

 

The revenant

Silence

Il cliente

Room

Paterson

Carol

The hateful eight

Il cliente

Animali notturni

Brooklyn

 

MARCO GLADIOSI   perfetti

 

Perfetti sconosciuti

Quo vado

Il cliente

In guerra per amore

Lo chiamavano jeeg robot

Ustica

Il condominio dei cuori infranti

Fuocoammare

Che vuoi che sia

L’abbiamo fatta grossa

 

AMARILLI REGÉ      perfetti

 

Perfetti sconosciuti

Il condominio dei cuori infranti

Il cliente

Io daniel blake

Fuocoammare

Che vuoi che sia

Lo chiamavano jeeg robot

In guerra x amore

Quo vado

Café society

 

STEFANIA GUARDINCERRI     fine-del-mondo

 

È solo la fine del mondo

Animali notturni

Il cittadino illustre

Io Daniel Blake

La comune

Julieta

Cafe society

Captain fantastic

L’effetto acquatico

Lo and behold

 

ENRICO BOSI    jeeg

 

 

Lo chiamavano Jeeg Robot

Money monster

Paterson

Perfetti sconosciuti

American pastoral

Un padre una figlia

 

CHIARA COSTANZO  padre-figlia

 

Un padre una figlia

Frantz

Revenant

La pazza gioia

Anomalisa

 

 PIERO VERANI   jeeg

 

Lo chiamavano Jeeg Robot

The Hateful Eight

Chuck Norris vs Communism

Fiore

Neruda

Lo and Behold

Animali Notturni

La memoria dell’acqua

Il figlio di Saul

Fuocoammare

 

ROCCO CAVALLI     reve

 

Revenant

The invitation

Lo chiamavano jeeg robot

La isla minima

Il club

Io, Daniel Blake

A girl walks home alone at night

Captain fantastic

Frank

Goodnight mommy

EMILIANO RAFFO     jeeg

 

 

Lo Chiamavano Jeeg Robot

Veloce Come Il Vento

Il Ministro

Sully

Regali Da Uno Sconosciuto

Il Condominio Dei Cuori Infranti

The Neon Demon

Animali Notturni

Mother’s Day

Daddy’s Home

 

MANUEL MONTEVERDI     reve

 

 

Revenant

Veloce come il vento –

Lo chiamavano Jeeg Robot –

Il ministro

Perfetti sconosciuti

Il caso Spotlight

Paradise Beach

13 Hours

1981: indagine a New York

The Neon Demon

 

GIALLO PERALTA      florida

 

Florida

Il caso Spotlight

Remember

Lo stato contro Fritz Bauer

The Hateful Eight

Cafè Society

La pazza gioia

Veloce come il vento

Lo chiamavano Jeeg Robot

Perfetti sconosciuti

FRANCESCO BARBIERI    kni

 

Knight of cups

Neruda

Elle

The night of

Paterson

 

CARLO CONFALONIERI   julieta

 

Julieta

Carol

Week end

Sole alto

Quando hai 17 anni

Il figlio di Saul

A girl walks home alone tonight

Agnus dei

Il club

Appena apro gli occhi

 

CRISTINA BERZOLLA     Sing street.jpeg

 

Sing street

Il libro della giungla

Animali notturni

Ave, Cesare

Lo chiamavano Jeeg Robot

Doctor Strange

Animali fantastici e dove trovarli

Florence

Tutti vogliono qualcosa

Sully

 

GIANLUCA SGAMBUZZI   tarantino

 

The Hateful Eight

La comune

Fiore

The Witch

Da Monet a Matisse, l’arte di dipingere il giardino moderno

Ave, Cesare!

Laura (Vertigine)

Femmina folle (restaurato)

La morte corre sul fiume (restaurato)

The Beatles – Eight Days a Week

 

STEFANIA DE ZORZI    animali-no

 

 

Animali Notturni

Rogue One: a Star Wars Story

La Grande Scommessa

Sing Street

Perfetti Sconosciuti, ex aequo Lo chiamavano Jeeg Robot

Il Labirinto del Silenzio

Cafe Society

Zootropolis

Doctor Strange

Il Diritto di Uccidere

 

WILLY DAVOLI     jeeg

 

Lo chiamavano Jeeg Robot

La pazza gioia

Veloce come il vento

Perfetti sconosciuti

Sing Street

Microbo e Gasolina

La pelle dell’orso

Land of mine

Snowden

Lettere da Berlino

 

FILIBERTO MOLOSSI     saul

 

Il figlio di Saul

Neruda

Paterson

Al di là delle montagne

Steve Jobs

Animali notturni

Captain Fantastic

È solo la fine del mondo

Il caso Spotlight

Land of mine

 

VITTORIA ROSSI   vvitch

 

The Witch

Fuocoammare

Sing street

Macbeth

Anomalisa

Animali notturni

The invitation

The neon demon

Kubo e la spada magica

Lo chiamavano Jeeg Robot

 

UMBERTO GARDELLA  anomalisa_poster

 

Anomalisa

Il figlio di Saul

The assassin

Il club

Human

Francofonia

Perfect day

Lo chiamavano jeeg robot

Revenant

1981: indagine a New York

 

MARCO CARINI    padre-figlia

 

 

Un padre, una figlia

Sole Alto

Il cittadino Illustre

Frantz

Paterson

La Pazza Gioia

Microbo e Gasolina

Lo chiamavano Jeeg Robot

Il Clan

Amore ed Inganni

 

FRANCESCA M. FONTANA     reve

 

 

Revenant

La Isla minima

Il Club

The Invitation

Lo Chiamavano Jegg Robot

Animali notturni

A girls walks home alone at night

Perfetti sconosciuti

Fuocoammare

Captain Fantastic

 

PAOLA GOZZI    carol

 

Carol

Il figlio di Saul

Il ponte delle spie

Cafe’ Society

Julieta

Fuocoammare

La pazza gioa

Le ricette della signora Toku

Francofonia

Ti guardo

 

MARTINA LUSARDI    danish

 

The danish girl

Revenant

Room

Joy

The Martian

Brooklyn

Quo Vado

Perfetti sconosciuti

Passengers

GGG

 

GIOVANNI RANZA   isla-mini

 

La isla minima

Room

Perfect day

Dio esiste e vive a Bruxelles

Ma Ma

Truman

Altruisti si diventa

La corte

10 Cloverfield Lane

Remember

 

ENZA FERRE’     saul

 

 

Il figlio di Saul

La isla minima

Truman

Dio esiste e vive a Bruxelles

Perfect day

Altruisti si diventa

Il clan

La corte

Room

Perfetti sconosciuti

 

PIGI RANZA     saul

 

Il figlio di Saul

Il clan

La isla minima

Sole alto

Ma Ma

Io, Daniel Blake

Dio esiste e vive a Bruxelles

Truman

A girl walks home alone at night

Ma Loute

 

LORENZA BRAGHIERI    paterson

 

Paterson

One More Time With Feeling

Captain Fantastic

The Assassin

Io, Daniel Blake

Cafè Society

Agnus Dei

Animali Notturni

Il Cliente

E’ solo la fine del mondo

 

ROBERTA BRAVI   fine-del-mondo

 

 

E’ solo la fine del mondo

Lawrence anyways

Room

Frank

Goodnight Mommy

Dio esiste e vive a Bruxelles

Sole Alto

Ti Guardo

Agnus Dei

Il Clan

 

ANDREA PODINI    gioia

 

La pazza gioia

Julieta

Fiore

Dio esiste e vive a Bruxelles

Sole Alto

Io, Daniel Blake

Veloce come il Vento

Lo chiamavano Jeeg Robot

Il ponte delle spie

Questi giorni

CLAUDIO POLLONI  gioia

 

La Pazza gioia

Snowden

Elvis & Nixon

The End of the Tour

Veloce come il vento

Sully

The Infiltrator

Deepwater

Il Traditore Tipo

Trafficanti

 

 

HILDE DAPARMA       julieta

 

Julieta

Un padre una figlia

Fiore

Ustica

Questi giorni

Io, Daniel Blake

Sole Alto

Dio esiste e vive a Bruxelles

Lo chiamavano Jeeg Robot

Perfetti sconosciuti

 

EMILIANO BORLENGHI       saul

 

Il figlio di Saul

La verità negata

La pazza gioia

Lo chiamavano Jeeg Robot

Veloce come il vento

Fiore

American Pastoral

Io, Daniel Blake

Frantz

Human

Neruda

Sully

 

GIUSEPPE FEDERICO   saul

 

Il figlio di Saul

Into the Inferno

Anomalisa

The Assassin

Ma Loute

Carol

The VVitch

Sole alto

It follows

Heart of a Dog

 

ANDREA SPORTELLI   club

 

Il Club

Francofonia

Julieta

Revenant

Perfetti Sconosciuti

 

 MATTEO DENTI  sully

 

 Sully
Passengers
Attacco al potere 2
Criminal
Land of Mine

PAOLA MAGNELLI  fine-del-mondo

È solo la fine del mondo
Anomalisa
Il caso Spotlight
Nocturnal animals
Revenant

VIRGINIA CAROLFI   neruda-di-larrain

Neruda – Pablo Larraín
La Memoria dell’Acqua
Io, Daniel Blake
Carol
Paterson
Captain Fantastic
Un padre, una figlia
Knight of Cups
Room
Frantz

 

ALPHAVILLE

 

ORESTE   room

Room

Revenant

Brooklyn

Lo chiamavano Jeeg Robot

1981 Indagine a New York

Deadpool

Perfetti sconosciuti

Ave, Cesare

The legend of  Tarzan

Human

 

 MICHELINO      jeeg

Lo chiamavano Jeeg Robot
Il caso Spotlight
Veloce come il vento
Steve Jobs
Room
Deadpool
Perfetti sconosciuti
Codice 999
Revenant
La grande partita

CECCO        saul

 

Il figlio di Saul

Winter of Fire

Animali notturni

VVitch

Sole Alto

Codice 999

Black  -L’amore ai tempi dell’odio-

E’ solo la fine del mondo

Human

Lo chiamvano Jeeg Robot

 

ANTONIO      saul

 

Il figlio di Saul
Io, Daniel Blake
Sole alto
Revenant
Human
Captain fantastic
Fiore
Il diritto di uccidere
1981: indagine a New York
Goodnight Mommy

 

 

1- Lo chiamavano Jeeg Robot                                    jeeg

2- Perfetti sconosciuti                                                    perfetti

3- Revenant                                

reve

4- Il Figlio di Saul                                                             saul

5- Animali Notturni                                                         animali-no

6- La Pazza Gioia                                                              gioia

7- Io, Daniel Blake                                                            blake

8- E’solo la fine del mondo                                           fine-del-mondo

9- Paterson                                                                        paterson

10- Sole Alto (ex aequo con)                                          sole-alto

        Neruda  (ex aequo con)                                           neruda-di-larrain

        Veloce come il vento                                                veloce-come

 

 

 

febbraio 6, 2017 at 1:23 pm Lascia un commento

The Founder di John Lee Hancock recensione di Stefania De Zorzi

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In alto i cuori: perché il successo non viene decretato tanto dal
genio o dal talento (di cui pochi, per definizione, sono dotati),
quanto dalla perseveranza, virtù in apparenza assai più comune. E
comune, anzi mediocre è fino a cinquant’anni suonati la vita di Ray
Kroc/Michael Keaton, protagonista di “The Founder”: venditore
fallimentare di macchine per i frappé, incappa nei fratelli Dick e Mac
McDonald, (interpretati rispettivamente dagli ottimi Nick Offerman e
John Carroll Lynch), titolari dell’omonimo ristorante, sperduto ma
redditizio, gestito secondo principi rivoluzionari per l’epoca.
Fiutato l’affare, Kroc si mette in società con loro, cercando non
senza difficoltà di espandere l’attività su scala nazionale. Il
regista John Lee Hancock illustra in modo credibile, meticoloso, e
sottilmente ironico, l’ascesa al successo di un mito americano dei
nostri giorni: un uomo privo di idee originali, che ha soprattutto il
merito di cogliere al volo le buone idee altrui (appropriandosene
senza troppi scrupoli al momento opportuno), e di perseguire con
tenacia e vitalità straordinarie i propri obiettivi. Michael Keaton,
eccellente come al solito, accentua i tratti vagamente topeschi della
sua fisionomia: nel corso del film da vittima diventa predatore, il
“ratto” evocato dal vero Kroc nelle interviste che concludono il film
durante i titoli di coda. Il regista fotografa bene un’epoca, gli anni
Cinquanta che declinano verso un mondo nuovo: dove l’azienda di
famiglia diventa catena, il vecchio modello femminile succube del
marito viene sostituito da una figura più indipendente, e la nuova
religione è quella del marchio universalmente riconosciuto. Hancok
narra gli eventi e mostra luci e ombre del suo personaggio da deus
ex-machina, lasciando quasi completamente allo spettatore il giudizio
morale su una storia straordinaria ed inquietante. Da vedere, sia per
i meriti di un film che brilla per dialoghi, ritmo, recitazione,
scenografie, sia per capire meglio uno dei più grandi fenomeni di
marketing del nostro tempo.

gennaio 24, 2017 at 8:29 pm Lascia un commento

Condi…visione di ri…visioni: “2001 Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick (1968) -recensione di Annalisa Bendelli-

2001-1

Non è davvero la stessa cosa, comunque, arrivarci da Est o da Ovest, nello spazio… anche e proprio ‘visivamente’…

Partendo dalla resa figurativa, in immagini, voglio innanzitutto privilegiare l’intenzione dichiarata di Kubrick: “Io ho tentato di rappresentare un’esperienza visiva, che aggiri la comprensione per penetrare con il suo contenuto emotivo direttamente nell’inconscio.”

Il viaggio ‘ulisseo’ che Kubrick rappresenta e immagina è effettivamente sequenza di visioni spettacolari, grandiose, smaglianti… un documentario tra didascalico e visionario, a tratti psichedelico, della vicenda evolutiva umana, dai primordi all’estremo, ipotizzato, approdo di ri…generazione cosmica.

Soprattutto esperienza dell’occhio, dei sensi: grande sequenza illustrativa, documentario e cartellone didattico, rappresentazione, meglio, ‘raffigurazione’, di tale perfezione realistica da apparire iperrealistica e in definitiva virtuale, finta (gli scenari naturali ‘primordiali’, grandiosi e abbacinanti, dai cromatismi saturi, della prima sezione, i modellini delle astronavi, troppo perfetti, da apparire giocattoli, con dentro gli umani che sembrano tanti Ken e Barbie… gli interni e gli arredi futuribili…).

Invece l’esperienza di “Solaris, al termine e ‘culmine’ delle mie peregrinazioni est…ivanti è stata – come sospesa tra sogno e realtà – esperienza dell’anima e della mente più che altro… scenografia, arredi, immagini, oggetti, valevano per il loro potenziale allusivo, evocativo, non tanto illustrativo.

E quell’ambientazione della base orbitante sciatta, quasi casalinga, assurda a tratti (cosa ci facevano quegli arredi vetusti, quei ninnoli, quel legno di mobili e rivestimenti…), disordine, sporcizia, confusione, accatastamento, l’hangar dell’approdo come un’officina annerita e bisunta, i camici degli scienziati stazzonati, le capigliature incolte, arruffate, tute e abbigliamento dei cosmonauti improbabili e patetici… Kris all’arrivo sembrava un motociclista debosciato con quei fuseaux dentro gli anfibi slacciati, la maglietta traforata sotto il giubbino di pelle… così misero e inappropriato a confronto con le stilosissime tute spaziali in dotazione dei cosmonauti di Kubrick…

Niente a che vedere con il décor patinato, a tratti modaiolo, dell’ambientazione di “Odissea”, penso alle rosse poltroncine Djnn di Olivier Mourgue che arredano la sala d’aspetto spaziale, seducenti icone del design d’epoca, a quel nitore abbacinante, quelle raffigurazioni totemiche di stilizzazione perfetta (la stele-barretta- monolite, le astronavi-spermatozoo che entrano nelle basi-ovulo… fino alla riduzione estrema in linee e geometrismi da computer grafica nella resa del viaggio intergalattico… francamente noiosa e piuttosto risibile, alla prova dell’oggi, però anche in linea con le più aggiornate teorie della sostanza matematico-geometrica dell’universo…).

Non c’è polvere, né sporco, né unto in “Odissea 2001”, è tutto nitido, pulito, perfetto, levigato e lucidato, senza sbavature e grinze… Lo dico, quale femmina della specie umana condannata a esser massaia, con l’ipersensibilità coatta per la pulizia e il decoro-décor degli ambienti, quelli domestici in primis, la casa, il soggiorno, i luoghi della vita familiare e sociale…

La casa, appunto: penso alla dacia, luogo della partenza e del – per quanto illusorio – ritorno dell’ Ulisse-Telemaco-Kris, così grondante e arruffata di simboli ed emblemi dell’affettività familiare e culturale, nido, museo, arca di memorie, storie e storia… e penso alla suite ‘regency’ o ‘rococò’ dell’approdo postremo di David-Odisseo-nello-spazio , dove la memoria di storia e cultura appare come liofilizzata, algida, nel suo candore a metà tra laboratorio e limbo, in una sorta di ipostasi sontuosamente rappresentativa di un vertice raggiunto di civiltà e stile con i suoi emblemi decorativi, le statue neoclassiche, i richiami e la volumetria pompeiani, l’elegante mobilio di rappresentanza.

Ecco, vorrei provare ad approfondire e proseguire questa ricognizione di visioni, proprio a partire dalle scenografie, da oggetti e ambientazioni…

E mi fermo per ora, annotando ancora un momento come tanto la distopia instante nella trasandata scenografia futuribile di “Solaris”, quanto l’illustrazione maniacale di un’utopia di funzionalità smagliante ed essenziale in “Odissea”, perfetta, equipaggiata e medicata ma fredda, distante e inappagante, ci parlino più e meglio delle parole – paradossalmente proprio da quello scorcio di secolo appena trascorso esaltato da facili e fatui furori di esplorazione e colonizzazione di altri mondi – di una condizione umana sempre meno orientata, sempre meno sicura tanto del proprio stare quanto del proprio andare

2001-22001-4

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gennaio 18, 2017 at 11:08 am 7 commenti

Rogue One: A Star Wars Story di Gareth Edward -recensione di Stefania De Zorzi-

rogue

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…dopo che Anakin
Skywalker si è trasformato in Darth Vader, e appena prima che la
(compianta) principessa Leila, Luke Skywalker e Ian Solo intraprendano
la loro battaglia contro l’Impero in Episodio IV, si incastra lo
spin-off “Rogue One”, diretto da Gareth Edwards. Jyn Erso/Felicity
Jones, figlia di Galen/Mads Mikkelsen, scienziato al servizio
dell’Impero suo malgrado, partecipa a una missione con Cassian
Andor/Diego Luna, ed altri membri della Resistenza, per poter
ritrovare il padre, e al tempo stesso recuperare i piani della Morte
Nera. Dopo il giocattolo in formato lusso, divertente ma non del tutto
riuscito di “Star Wars: il risveglio della forza”, i fan della saga
possono respirare aria di casa. Per le ambientazioni, fra suq
tecnologici, pianeti desertificati e mondi acquatici, e i variopinti
alieni che li popolano; per una bella figura di Jedi cieco e abile
combattente, Chirrut Imwe/Donnie Yen; e naturalmente per la presenza
breve ma significativa di Darth Vader e della principessa Leila,
nonché per i viaggi interstellari fra un pianeta e l’altro alla
ricerca di un padre e della propria identità. L’eredità fiabesca del
passato si rivitalizza con ottimi nuovi protagonisti: Cassian è un
combattente dell’Alleanza Ribelle, ma è anche un killer senza troppi
scrupoli, mentre il droide K2-SO, finalmente lontano da dolcezze
disneyane, sforna battutine acide e commenti sarcastici. E poi c’è
lei, Jyn, con le labbra imbronciate e grandi occhi verdi, determinata
e di poche parole, eroina rocciosa e seducente, la discendente della
Ripley di Alien nel ventunesimo secolo. Edwards mostra luci e ombre
dei suoi personaggi, orchestrando al tempo stesso una trama
interessante e ricca di pathos per l’evoluzione della storia e delle
psicologie, che avanzano di pari passo. Rogue One non ha un seguito (o
meglio l’ha già avuto, in Episodio IV, quasi un paradosso temporale
per lo spettatore), ed è un bene, perché i tempi non si dilatano
inutilmente, e non rimane nulla di superfluo nella sceneggiatura, in
una storia incastonata come un gioiellino nella saga: ed è anche un
male, perché come tutte le belle storie, vorremmo farcele raccontare
più e più volte, e lasciarci accompagnare dai personaggi amati ancora
per lungo tempo.

gennaio 13, 2017 at 2:07 pm Lascia un commento

Passengers di Morten Tyldum recensione di Stefania De Zorzi

passengers-1

In un immenso spazio avvolto dalla semi-oscurità, e immerso nel
silenzio, una capsula di ibernazione, fra migliaia di altre, si
disattiva per ragioni ignote, provocando il risveglio anticipato di un
unico passeggero a bordo dell’astronave Avalon: è l’incipit,
affascinante per immagini e per spunto narrativo, di “Passengers”,
diretto da Morten Tyldum. Jim Preston/Chris Pratt è lo sfortunato
tecnico che rimane in solitudine pressoché assoluta, con l’eccezione
del barista androide Arthur/Michael Sheen, fino al risveglio della
bella Aurora Lane/Jennifer Lawrence. La coppia deve affrontare una
serie di drammatiche scoperte ed imprevisti, con la prospettiva di un
viaggio solitario di quasi novant’anni nello spazio. A differenza dei
robot a cui ci hanno abituato i film di fantascienza del recente
passato, le macchine di “Passengers” non sono intelligentemente
consapevoli, e la frustrazione del protagonista, soprattutto nei
dialoghi intessuti di frasi fatte di generico conforto e saggezza
spicciola con il barista androide, è la stessa nostra quando ci
confrontiamo con Siri o con gli aforismi dei social network. La
sceneggiatura di Jon Spaihts mescola riferimenti a Robinson Crusoe
(Jim è naufrago, seppur di lusso, nello spazio, condannato ad un
avvilente isolamento) e alla Bella Addormentata nel Bosco (guarda caso
la protagonista femminile è sua omonima), il cui risveglio è
ironicamente paragonabile a quello del bacio d’amore. Tyldum dà il
meglio di sé soprattutto nella prima parte del film, con il
protagonista che attraversa i lunghi corridoi di metallo lucido, cerca
inutilmente tanto di farsi erogare un cappuccino quanto di accedere al
ponte di comando, e si innamora di Aurora guardandone i video per ore;
e anche nei primi incontri con la compagna di viaggio. E’ bello il
contrasto fra i colori freddi e le forme lisce e spartane degli
ambienti tecnologici, e le tinte calde e i richiami vagamente Art
Nouveau di bar e ristoranti. Nella seconda parte il film diventa più
convenzionale, con tributi fin troppo espliciti a “Gravity”, e la
relazione fra i due protagonisti che scivola a tratti nel melenso. Nel
suo complesso però la fantascienza ad alto tasso di romanticismo di
Tyldum & Spaihts funziona, anche per merito della simpatia e del
fascino dei suoi protagonisti (davvero pochi ma buoni); ritmo, pathos
ed empatia non mancano, nella rappresentazione di un mondo
futuristico, divertente, vacuo ed alienante se fine a se stesso, non
lontano dal nostro.

gennaio 10, 2017 at 10:53 am Lascia un commento

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