Joe Henry – Blood from stars ( cd )

settembre 1, 2009 at 11:50 am Lascia un commento

Con Joe Henry, il gioco delle assonanze e dei rimandi funziona fino a un certo punto. Perché, d’accordo, può ricordare Elvis Costello, però non è altrettanto cinico; va bene, certe atmosfere paiono sottratte a Tom Waits, ma quello domiciliato presso la Asylum; ok, concediamo anche che la penna evochi Randy Newman, sottolineando come questo sia complimento tra i più belli per un cantautore d’oltreoceano. Però tutti costoro non sono mai interamente presenti e li osservi intenti a darsi il cambio sotto lo sguardo vigile dell’autore in canzoni eleganti, colte, personali.

Insomma, quando sullo stereo gira qualcosa di Joe te ne accorgi subito e idem se è un lavoro cui ha messo le mani in sede produttiva. Sta lì buona parte del talento suo, giacché aiutare gli altri a concretizzare quanto gira in testa serve ad averle di già chiare le tue, di idee. Se non è di Giamaica o elettronica che parliamo, sono pochissimi i produttori ad essersi cimentati con una brillante carriera autoriale di là del banco: ricordiamo giusto Brian Eno e Daniel Lanois, qui un riferimento per talune atmosfere sospese e cinematiche.

Dunque con questo fanno più di vent’anni sulle scene e una sfilza di lavori mai banali o sfocati; almeno un capolavoro (Scar, del 2001) e una ressa da non credersi per la medaglia d’argento. Alla quale da oggi partecipa Blood From Stars, a un’incollatura dal podio in virtù della penna al solito scintillante di jazz e country, di latinità e New Orleans; per la scrittura puntuale e ogni stile restituito con personalità. Basta a farlo il gran disco che è, non vi fosse lo stuolo di ospiti di rodata abilità e nuovi talenti come il figlio Levon – diciassette anni e bel soffiare sax soprano – o il pianista Jason Moran, ognuno che offre arti e cervello a un talento cristallino. Che mostra forza senza limitarsi a citare ironicamente o ricalcare senza vergogna come i troppi “vorrei ma non posso” odierni. Che allestisce un’ora compatta di “american sound” trasversale e urbano, blues della mente venato di jazz e prezioso di intarsi e dettagli certosini.

Più di tutto contribuiscono alla sensazionale riuscita la risacca All Blues Hail Mary e una The Man I Keep Hid dritta da Good Old Boys; le missive dalla Louisiana Bellwether e Death To The Storm; una serena Channel e il babà jazzato Over Her Shoulder; quel sapore latino che emerge da This Is My Favourite Cage e l’epopea filmica Suit On A Frame. Vi paiono troppe e siete scettici? Sappiate che sono solo le preferite di oggi e domani chissà. Poco da stupirsi: Joe Henry è un patrimonio prezioso, tanto più quando si rifiuta di dormire sugli allori.

(7.8/10)

Giancarlo Turra ( www.sentireascoltare.com )

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