Il visionario mondo di Louis Wain di Will Sharpe – recensione di Stefania De Zorzi –

aprile 8, 2022 at 1:02 PM Lascia un commento

Ci sono artisti di valore in un passato non troppo remoto la cui memoria oggi è evaporata, vittima delle mode del momento, e che un buon film può contribuire a far riscoprire agli spettatori. E’ il caso de “Il Visionario Mondo di Louis Wain”, un biopic incentrato sulla vita dell’omonimo illustratore, che visse a cavallo fra l’epoca vittoriana e i primi decenni del Novecento. 

Louis Wain/Benedict Cumberbatch mantiene con un certo sforzo la famiglia, composta dalla madre e da cinque sorelle, grazie ai propri disegni; si innamora e sposa l’istitutrice Emily/Claire Foy, generando scandalo nella società rigidamente classista del suo tempo. Negli anni successivi Wain diventa famoso grazie alle illustrazioni di gatti antropomorfi dai grandi occhi, ma la celebrità va di pari passo con la sua ingenuità finanziaria e con le pressioni della famiglia in difficoltà per i debiti. Il genio, già messo psicologicamente a dura prova, viene minato nell’ultima parte della sua vita dall’infermità mentale.

Letta così la storia può sembrare molto drammatica, con uno sbilanciamento verso la tragedia: tuttavia il regista Will Sharpe riesce a conferire un tocco leggero e surreale alle peripezie del protagonista, sia evitando la ricostruzione pedante (con il contrappunto di musiche e balli moderni, pettinature arruffate, la voce narrante di Olivia Colman che commenta con affetto ed ironia vizi e virtù del tempo e dell’artista), sia tuffando lo spettatore nella struggente umanità di Louis e Claire, dell’amabile datore di lavoro Sir William Ingram/Toby Jones, delle sorelle tanto buffe quanto insopportabili, e naturalmente del rapporto tenero e giocoso con l’amatissimo gatto Peter.

Il titolo originale “The Electrical Life of Louis Wain” introduce meglio di quello italiano al concetto di elettricità, centrale nel film, che influenza i decenni di fine Ottocento non solo come scoperta scientifica ed applicazione tecnologica, ma anche come forza vitale ed artistica. L’arte di Wain, che si esprime principalmente attraverso i suoi gatti, dona agli uomini una visione divertita ed ottimista rispetto ad una realtà in cui “tutto puzza di sterco”, come recita la voce narrante, e si rivela a sua volta come il commovente dono di Emily per il marito.

Di spicco, oltre alla sceneggiatura di Simon Stephenson che restituisce il tormentato mondo interiore di Wain con delicatezza e sensibilità, anche l’ottima fotografia di Erik Alexander Wilson, che tinge di blu i momenti  permeati dall’amore della moglie Emily, e trasforma in illustrazioni la splendida campagna inglese fiorita.

Nella seconda parte il film perde un poco della sua grazia nella descrizione della progressiva infermità mentale, i toni diventano più cupi, e il ritmo si sfalda nelle allucinazioni del protagonista. Si tratta però di uno smarrimento temporaneo, che non compromette la visione di un biopic  psichedelico e struggente, interpretato da un cast magistrale, con Cumberbatch nelle vesti di uno dei suoi personaggi migliori. 

Film irrinunciabile anche per tutti gli appassionati del mondo felino, che abbiano intenzione di scoprire le fondamenta storiche della mania contemporanea per i gattini.

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