Mr Link di Chris Butler recensione di Stefania De Zorzi

Maggio 17, 2021 at 1:03 PM 1 commento

Ci sono film che catturano lo spettatore dalla prima inquadratura fino ai titoli di coda: è il caso di “Mr Link”, film d’animazione vincitore del Golden Globe nella sua categoria nel 2020, diretto e sceneggiato da Chris Butler.
Sir Lionel Frost/Hugh Jackman, aristocratico appassionato di creature mitologiche, scommette col bieco e reazionario Lord Piggot-Dunceby/Stephen Fry la propria ammissione ad un esclusivo club di “Uomini Straordinari”, a patto che riesca a portargli le prove dell’esistenza del leggendario Sasquatch. La creatura, anello di congiunzione fra l’uomo e la scimmia (da cui il titolo originale “Missing Link”, l’anello mancante), esiste davvero nel selvaggio West, e si accompagna a Sir Frost e all’ex fidanzata di quest’ultimo Adelina Fortnight/Zoe Saldana in un periglioso viaggio intorno al mondo, fino alle pendici dell’Himalaya, alla ricerca di Shangri-La e del popolo degli Yeti.
La storia, piacevolmente avventurosa, è ambientata in un tardo Ottocento in cui le novità scientifiche (l’elettricità, la fotografia, l’evoluzionismo) rivoluzionano il mondo tanto quanto il movimento per il suffragio universale.
Il Sasquatch, doppiato in inglese da Zach Galifianakis, è il personaggio più umano e simpatico: durante il viaggio di scoperta e di formazione dovrà imparare a riconoscere i suoi veri simili, che non sono per forza quelli a lui geneticamente più prossimi.
Butler usa la tecnica dello stop-motion coniugato alla CGI in modo strepitoso, creando sontuosi scenari esotici, vittoriani, western. Fra le sequenze più avvincenti spiccano l’inseguimento sulla nave in mezzo alla tempesta e quella sul ponte di ghiaccio, fra citazioni e rimandi a Jules Verne, Titanic, Cliffhanger, fino alla piccola sirena mummificata di Imogen Hermes Gowar.
Film assolutamente da vedere, su piani diversi e parimenti godibili per adulti e bambini: la morale è che non c’è bisogno di essere donna per decidere di chiamarsi Susan, ed è tutt’altro che scontata.

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SONG OF A NAME – di François Girard – recensione di Stefania De Zorzi The King’s Man – Le Origini – recensione di Stefania De Zorzi

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