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Una Storia Senza Nome di Roberto Andò recensione di Stefania De Zorzi

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Roberto Andò ama trattare della politica italiana e delle sue storture, usando mano leggera nello sviluppo di argomenti pesanti. E’ questo il caso anche dell’ultimo film da lui diretto e co-sceneggiato, “Una storia senza nome”: un funzionario di polizia in pensione, Alberto Rak/Renato Carpentieri, racconta a Valeria/Micaela Ramazzotti, segretaria di una casa di produzione cinematografica, la storia di come la mafia abbia richiesto ad un noto critico d’arte inglese una perizia sulla Natività del Caravaggio, capolavoro rubato nel 1969 dall’Oratorio di San Lorenzo a Palermo, e mai più ritrovato. Valeria scrive il soggetto e la sceneggiatura di una “Storia senza nome” ispirata ai fatti narrati dall’investigatore, e li passa ad Alessandro Pes/Alessandro Gassman, sceneggiatore in crisi creativa da diversi anni. Quest’ultimo li presenta come propri, ottenendo in tal modo sia l’attenzione del produttore, intenzionato a realizzare un film, sia quella della mafia, che lo rapisce.
E’ solo l’inizio di una trama avvincente in cui Andò mette non poca carne al fuoco, evidenziando come i tentacoli della piovra mafiosa si insinuino ovunque, dagli studi cinematografici ai vertici dello stato. Oltre al versante pubblico è forte anche quello privato, incentrato sulla protagonista femminile che non osa prendersi ciò che le spetta, dal merito per le belle sceneggiature regalate al seduttore cialtrone, all’esclusività sull’uomo che ama, faticando a proteggere perfino il proprio spazio fisico ed emotivo da una madre affettuosa ed invadente, Amalia/Laura Morante.
Andò si diverte a costruire il labirinto affascinante del racconto nel racconto, in un film che parla (anche) di cinema, con un taglio giallo-rosa e spionistico che ricorda “Sciarada” o a tratti, nella trasformazione della protagonista, “True Lies”. Da antologia le scene della tela di Caravaggio stesa sul pavimento della piscina fatiscente, calpestata senza riguardo da Totò Riina, su cui invece il critico d’arte si inginocchia con devozione. La prima parte del film è la migliore, mentre la seconda non è esente da una certa fragilità nella narrazione, con la segreta riunione fra ministri ridotta al rango di una pochade, e le peripezie di Valeria segretaria/scrittrice/spia che perdono progressivamente credibilità nei corridoi di palazzo.
Nel ricco cast domina il talento della Ramazzotti e di Carpentieri, una spanna o due sopra a tutti gli altri.
Girato con una cifra stilistica riconoscibile ma non opprimente, recitato da interpreti simpatici, il film comunque diverte e coinvolge lo spettatore dall’inizio fino (quasi) alla fine, e vale sicuramente la visione.

settembre 25, 2018 at 9:34 am Lascia un commento


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