Mary Shelley – Un amore immortale regia di Haifaa al-Mansour recensione di Stefania De Zorzi

settembre 14, 2018 at 6:12 pm Lascia un commento

 

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Haifaa al-Mansour esplora in “Mary Shelley – Un amore immortale” il Romanticismo nel senso più ampio del termine: sia ripercorrendo la biografia dei primi anni di gioventù della protagonista, che nella ricostruzione del mondo letterario e ideologico inglese agli inizi dell’Ottocento, percorso da fremiti lirici e radicali.
Mary Shelley/Elle Fanning si innamora perdutamente del poeta Percy Bysshe Shelley/Douglas Booth; contro il volere paterno fugge da casa con l’amato, attraversando varie peripezie, fra delusioni ed esaltazioni, in compagnia della sorellastra Claire/Bel Powley. Durante un soggiorno a Ginevra insieme a Lord Byron/Tom Sturridge e a Polidori/Ben Hardy, Mary ha l’ispirazione per scrivere il “Frankenstein”.
La regista saudita al-Mansour è brava nel descrivere la parabola appassionata e a tratti tragica di una giovane donna dal carattere indomito, interprete dello spirito del suo tempo così come degli insegnamenti e delle ascendenze famigliari. Mary segue i dettami del cuore, nel disprezzo delle rigide convenzioni sociali e morali che la circondano; ben presto però si rende conto che l’assenza di regole può generare mostri, e da lì nasce Frankenstein, anima solitaria e ferita proprio come quella della sua autrice. Nella sceneggiatura spicca l’idealismo romantico, onesto anche se ingenuo, di Mary e Claire, che fa da contraltare all’ambiguità morale di Shelley e all’indifferenza per i sentimenti altrui di Byron: i dialoghi sono il punto forte del film, brillanti fin dal primo minuto, attenti ai trepidanti moti dell’anima di protagonisti e comprimari, interpretati da un ottimo cast (con una menzione particolare per la splendida Elle Fanning).
Non manca una riflessione sul maschilismo imperante dell’epoca, incapace di riconoscere dignità di pensiero e meriti letterari alle donne. Da vedere, godendo fra le altre cose della qualità pittorica della fotografia, e respirando come una boccata d’ossigeno un sentore di libertà non immune da pericoli.

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