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Lady Bird “Amore, odio, abbandono, incompatibilità” recensione di Marco Zanini.

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Christine McPherson (per tutti Lady Bird) sta frequentando l’ultimo anno di liceo alla scuola cattolica della periferia di Sacramento. Nonostante abbia un’amica amorevole, Julie, diverse storie d’amore e un corso di recitazione in cui riesce bene, è insoddisfatta della sua vita, complici i continui scontri con la madre Marion e la scarsa vitalità della sua città. In realtà Lady Bird ha un solo desiderio: primeggiare in matematica (materia in cui però va piuttosto male) e andarsene sulla costa est, possibilmente a New York.

Chi l’avrebbe mai detto che il 2002 avrebbe suscitato così tanta nostalgia? Ma in fin dei conti sono passati già sedici anni da quando spopolava Alanis Morissette e i cellulari erano visti come la prossima mossa del governo per controllarci, perciò siamo quasi nel vintage. Aggiungiamoci una cornice periferica americana, con tutte le sue sfaccettature e una realtà giovanile tenera e complessa allo stesso tempo, ancora fresca dell’undici Settembre e avremo un quadro culturale stimolante in cerca di indipendenza, un microcosmo adolescenziale problematico come la sua protagonista ruspante. Greta Gerwig, alla sua prima prova registica, prende la macchina da presa e scrive tutto lei, ispirata comunque da certa narrativa per ragazzi proprio di quei primi anni 2000 e ci mostra in maniera quasi imparziale cosa significhi essere giovani con la fretta di crescere e forse inconsapevoli della bellezza delle piccole cose che si hanno tutti i giorni.

Saoirse Ronan si immerge completamente nella parte della sua strana e pestifera Christine e si accosta ad un cast guidato sicuramente dalla bravura e dall’esperienza di Laurie Metcalf (Marion) e ampliato dall’ottimo Lucas Hedges (Danny) portato alla ribalta in Manchester By The Sea. A più riprese si rimane piacevolmente colpiti dalla capacità della Gerwig di evitare quasi tutti i clichè del genere puntando tutto su imprevedibilità, aderenza realistica e sull’ironia (non sempre esplicita ma ogni volta spassosa e ficcante). Tutto condotto da un montaggio di altissimo livello: serrato quando serve, disteso nelle fasi più emotive. Forse la cosa più bella del film è la scelta di puntare la lente d’ingrandimento su una realtà non troppo agiata, ma anzi ricca di problemi, non solo economici (di fatto le possibilità che Christine vada a studiare a New York sono pochissime) ma anche di salute (il padre soffre di depressione) e di intesa, tra genitori e figli. Un turbinio di insicurezze condensato in una prova di vestito per il classico ballo dove Lady Bird chiede scioccamente alla madre se la apprezza veramente, nonostante le abbia appena dimostrato tutto il suo amore. Lo scontro tra caratteri difficili comunque rimane e ci porta dritti al dilaniante finale, dove Marion nega il saluto alla figlia perchè se ne sta andando ma poi scoppia in lacrime.

Amore, odio, abbandono, incompatibilità. Lady Bird è basato tutto su questo, ma ciò che non può essere cancellato sono le strade percorse insieme in macchina, che fanno del proprio passato una nostalgica cartolina di quella Sacramento così svalutata. Infatti è proprio così che finisce il film: con Christine a New York, dove per altro incontra persone più vuote dei suoi vecchi amici, che telefona alla famiglia per ricordare i bei momenti passati insieme. Lady Bird tornerà a Sacramento o no? Non lo sappiamo, è tutto aperto, ma siamo sicuri di aver assistito ad un piccolo gioiello di genere per cui mi è impossibile non mettere un gufo innamorato.

Zanini Marco

http://igufinarranti.altervista.org/lady-bird-amore-odio-abbandono-incompatibilita/?doing_wp_cron=1521882467.5191490650177001953125

 

marzo 24, 2018 at 11:13 am Lascia un commento


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