IT di Andrès Muschietti recensione di Marco Zanini.

ottobre 25, 2017 at 9:59 am Lascia un commento

it

 

Ottobre 1988. Nella cittadina di Derry, in una giornata piovosa, il piccolo Georgie esce di casa con la sua barchetta di carta. Questa scivola veloce sull’asfalto bagnato finchè non sparisce inesorabilmente in uno scarico sotto al marciapiede. Georgie si china per riprendere la barchetta ma scorge gli occhi gialli del pagliaccio Pennywise, che lo invita a scendere nelle fogne per riaverla. Georgie scompare, come tanti altri abitanti di Derry.

Giugno 1989. Sempre a Derry, Bill, il fratello di Georgie, con gli amici Eddie, Richie, Stanley, Ben, Beverly e Mike è ancora alla disperata ricerca del fratello scomparso. I ragazzini nel frattempo devono anche fare i conti con le angherie dei bulli della scuola e con i propri genitori che ne ignorano i problemi. Ben, sfogliando dei libri in biblioteca, scopre che la cittadina di Derry è da secoli falcidiata da tragedie e misteriose sparizioni, che avvengono ogni ventisette anni. Il responsabile è proprio il pagliaccio Pennywise, che attraverso inquietanti apparizioni, comincia a tormentare i ragazzini col fine di rapirli e mangiarli.

Con la medesima scansione temporale viene riesumato il celebre racconto di King. Con mezzi tecnici molto migliorati e il supporto del grande schermo, la trasposizione televisiva interpretata da Tim Curry si prepara ad essere surclassata. Ma per carità, agli intenditori l’ardua sentenza! Per lo spettatore ignaro delle suddette opere (come il sottoscritto), il film di Muschietti è una completa sorpresa. E che bella sorpresa! Il neofita Andrès torna nel circolo dei cineasti dopo La Madre (2013), con le idee ben chiare su come si giri un film dell’orrore e dando libero sfogo alla propria personalità; tanto di suo è stato messo a partire dalla collocazione storica che non è più anni ’50 come nel libro ma negli anni ’80. Scelta che gli ha permesso di andare a saccheggiare un immaginario sempre vicino a King, quello di Stand By Me, Goonies e Scuola Di Mostri, ma anche Nightmare e Halloween. Il suo It si presenta subito molto bene con un biglietto da visita che parla di braccia sbranate e sangue che sgorga sulla strada mischiandosi alla pioggia. Adrenalina, spaventi ed impatto visivo aderiscono perfettamente al genere per tutta la lunghezza del film. Il ritmo tiene sempre sull’attenti, rasentando quasi una fine monotonia, forse dovuta anche alla prevedibilità. Tuttavia la qualità con cui sono girate le scene e l’interpretazione perfettamente malvagia di ,Bill Skarsgård rendono It un film di alto livello.

Senza dimenticare il fatto che nel 2017 riuscire ancora a spaventare con convinzione e costantemente non è facile. It fa’ veramente paura, più di quello che ci si potrebbe aspettare. Questo è dovuto sicuramente alla mancanza di pudore di Muschietti, che se ne infischia di un approccio morbido, nonostante la storia si occupi di personaggi molto giovani. It è ancora una storia di attualità, dove le vite dei ragazzini sono spensierate ma anche rabbuiate dalle loro paure, che in questo caso vengono usate dal Pennywise per renderli indifesi e facili da catturare. A rimpolpare la cupa metafora di King sulla cattiveria della nostra società, ci sono anche i violentissimi bulli che si approfittano dei più piccoli maltrattandoli. Dall’alto troneggiano i genitori insensibili, assenti e dannosi, che ignorano il disagio in cui vivono i ragazzi o a volte ne sono addirittura artefici. Anche questo clima di alienazione totale è stato reso benissimo, senza il timore di mostrare sequenze violente e dirette. Il vero grande lavoro di It sta tuttavia nell’ideazione, che nell’abile mente di Muschietti è riuscita ad avvicinare un clima di sano terrore ad una romantica esibizione di storie giovanili. I rapporti tra i membri del giovanissimo cast funzionano benissimo e, nonostante le caratterizzazioni non siano equamente approfondite, sono le interpretazioni di buon livello a conquistare. I Perdenti (così si autodefiniscono) sono composti da volti visti e non del panorama recente: Finn Wolfhard, il Mike Wheeler di Stranger Things, qui è l’elemento che, una volta avvertito il pericolo, alleggerisce gli animi con un umorismo triviale e ficcante; Wyatt Oleff invece è stato Peter Quill da piccolo nei Guardiani Della Galassia. Insieme il gruppo è molto unito ed è proprio questa unione a rappresentare l’unico modo per superare le paure, sconfiggere il male e soprattutto affrontare un passo importante della crescita che qui si identifica nella volontà di affrontare It contrapposta al consueto divertimento estivo.

Nel rispetto dell’opera originale il film si chiude aspettando un secondo capitolo, che arriverà nel 2019, dove i piccoli eroi torneranno da grandi. It intanto è un film dell’orrore già capace di distinguersi grazie alla sua indimenticabile personalità. Di tutto questo la nota più simpatica e piacevole è che il suo regista è un argentino di origini italiane.

Zanini Marco

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BLADE RUNNER 2049 -De Zorzi vs Zanini- “boiata pazzesca o… capolavoro?” Feria d’agosto in differita – “Amores perros” (2004), “21 grammi” (2003), “Babel” (2006) di Alejandro G. Iñárritu. Multirivisione di Annalisa Bendelli

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