Valerian e la città dei mille pianeti di Luc Besson – recensione di Stefania De Zorzi.

ottobre 6, 2017 at 9:33 am Lascia un commento

Valerian-1

Il grande cinema di fantascienza è da decenni appannaggio degli americani: gli europei si sono abituati ad escluderlo dalle proprie possibilità, sostenendo la bandiera del realismo per povertà di mezzi, e talvolta anche di pensiero. Meno male che c’è Luc Besson, che con “Valerian e la Città dei Mille Pianeti”, realizza un sogno adolescenziale e porta sul grande schermo, senza badare a spese, il bel fumetto degli anni Sessanta di Christin e Mézières. Il Maggiore Valerian/Dane DeHaan e il Sergente Laureline/Cara Delevingne vengono mandati in missione su Alpha, tentacolare conglomerato intergalattico in cui convivono pacificamente oltre tremila specie aliene. Loro compito è proteggere l’ambigua persona del Comandante Arün Filitt/Clive Owen, che infatti viene rapito di lì a breve dagli abitanti di Mül, pianeta distrutto anni prima nel corso di una guerra terrestre. I mondi e le città fantastiche realizzati da Besson hanno un’impronta giocosa e ironica: rocce dipinte in colori pastello, conchiglie-palazzo su spiagge immacolate, una simil Pigalle in cui risuonano hit degli anni Settanta, ben lontani dalla cupezza distopica di gran parte della fantascienza degli ultimi anni. Il film parte bene (bella la sequenza “storica” dei progressi dell’uomo nello spazio e del contatto con gli extra-terrestri, via via meno antropomorfi), poi arranca nell’inseguimento a caccia del trasmutatore (un simpatico animaletto le cui funzioni corporali richiamano umoristicamente Re Mida), per prendere definitivamente un buon ritmo nella seconda parte. Alcune sequenze sono da antologia: il cabaret sexy di Bubble/Rihanna, e la sfilata di pietanze dinanzi al re degli alieni nella zona proibita, sopra a tutte. Più che la trama, priva di particolari sorprese, interessa la sfilata di variopinte specie e ambientazioni (divertente la rincorsa di Valerian attraverso pareti di metallo, roccia, fondali marini, fino a raggiungere lo spazio cosmico), con quel senso di meraviglia per l’ignoto tipico della fantascienza classica. In un gioco di specchi, Besson cita Guerre Stellari, che citava (senza dichiararlo) la casbah aliena del Valerian fumetto; la passione citazionista comprende Avatar, Cabaret, Jessica Rabbit, Jules Verne e molto altro ancora. Film a tratti ridondante con sospetti di infantilismo, imperfetto quanto a struttura narrativa, scenografie fin troppo digitalizzate, costumi non sempre impeccabili: eppure affascinante nel suo richiamare i grandi modelli americani e differenziarsi da essi in una cifra assolutamente personale. Da vedere, anche per il bel messaggio sulla convivenza pacifica fra razze molto diverse, e per la temerarietà di Besson in sfida al minimalismo deprimente.

Annunci

Entry filed under: Notizie.

L’inganno di Sofia Coppola – recensione di Stefania De Zorzi – BLADE RUNNER 2049 -De Zorzi vs Zanini- “boiata pazzesca o… capolavoro?”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Trackback this post  |  Subscribe to the comments via RSS Feed


Iscriviti al gruppo Alphaville su Facebook
Vista il sito dell'Associazione CINEROAD
Videosettimanale telematico di attualità e cultura
il suono degli strumenti
ottobre: 2017
L M M G V S D
« Set   Nov »
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031  

Archivi

Blog Stats

  • 150.264 hits

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: