L’inganno di Sofia Coppola – recensione di Stefania De Zorzi –

settembre 26, 2017 at 9:37 am Lascia un commento

inganno
Sofia Coppola ha un talento raro nel ritrarre l’universo femminile: “L’inganno”, ispirato all’omonimo romanzo di Thomas P. Cullinan, più che al film precedente diretto da Don Siegel “La notte brava del soldato Jonathan”, assomiglia all’opera prima “Il Giardino delle Vergini Suicide”, che in parte riprende e in parte capovolge. Nella Virginia del 1863, mentre infuria in lontananza la Guerra di Secessione, il caporale nordista John McBurney/Colin Farrell, gravemente ferito ad una gamba, viene curato e concupito dalle donne del Farnsworth College: la direttrice Martha/Nicole Kidman, l’insegnante Edwina/Kirsten Dunst, l’allieva Alicia/Elle Fanning, fra le altre. Il suo fascino virile scatena tensioni e ambiguità in una piccola comunità tutta al femminile, che vive da troppo tempo in un isolamento protettivo ma asfittico dal mondo degli uomini. La Coppola sceglie luci naturali nello stile del “Dogma” danese: candele che illuminano fiocamente gli ambienti di notte, una luminosità soffusa che penetra attraverso spessi tendaggi di giorno, evocando suggestioni pittoriche, ombre dell’anima, e un senso di soffocamento fisico e psicologico. Non c’è una colonna sonora “esterna” al film, che si imponga o distragga lo spettatore, e l’unica musica è quella suonata dalle mani inesperte delle giovanissime allieve. Il diavolo non è femmina, almeno fino ad un certo punto della trama: Farrell seduce e manipola, mentre le donne si disputano il gallo del pollaio fra sottintesi acidi e vane fantasticherie. A differenza di quanto accadeva nel giardino delle vergini, però, la comunità, unita in un’alleanza crudele, trova la forza di reagire. La macchina da presa indugia con sensualità sulle mani, sul volto incosciente, e sul corpo seminudo di Farrell, suggerendo tutto un mondo di desideri repressi, mentre le emozioni increspano leggermente ma in modo inequivocabile i volti di Kidman e Dunst. La Coppola lascia un alone di ambiguità quanto al giudizio morale sulle azioni delle protagoniste e del caporale John, in bilico fra la solidarietà femminile e la simpatia per il seduttore canaglia, fuori dai confini rassicuranti del politicamente corretto, e ancor più dai concetti religiosi di bene e male. Da vedere, per la regia raffinata, la trama intrigante, e una grande prova di recitazione di donne dai dieci a cinquant’anni, oltre che del bel Colin Farrell.

Entry filed under: Notizie.

Cartoline da Venezia – Nove film visti e maltrattati per noi da Francesca M. Fontana Valerian e la città dei mille pianeti di Luc Besson – recensione di Stefania De Zorzi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Trackback this post  |  Subscribe to the comments via RSS Feed


Iscriviti al gruppo Alphaville su Facebook
Vista il sito dell'Associazione CINEROAD
Videosettimanale telematico di attualità e cultura
il suono degli strumenti
settembre: 2017
L M M G V S D
« Ago   Ott »
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930  

Archivi

Blog Stats

  • 153.231 hits

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: