WONDER WOMAN di Patty Jenkins recensione di Stefania De Zorzi

giugno 19, 2017 at 11:38 am Lascia un commento

Wonder-Woman
Il mondo ha bisogno di dee coraggiose e compassionevoli, oltre che di eroi ad alto tasso di testosterone: è la bella intuizione che anima “Wonder Woman”, film diretto da Patty Jenkins e interpretato da uno strepitoso cast femminile.
Sull’isola di Themyscira, nascosta agli estranei da una magica nebbia, vivono le amazzoni della regina Hyppolita/Connie Nielsen, che con la sorella Antiope/Robin Wright, cresce ed istruisce alle arti della guerra l’impetuosa figlia Diana/Gal Gadot. La calma pseudo-olimpica dell’isola viene turbata dall’arrivo di Steve Trevor/Chris Pine, spia inglese in fuga dai tedeschi: salvato dall’annegamento da Diana, ritorna con lei in missione in Inghilterra, nel tentativo di evitare l’utilizzo di un’atroce arma di distruzione di massa. In “Bastardi senza Gloria” Tarantino aveva arditamente immaginato un finale diverso della Seconda Guerra Mondiale; allo stesso modo la Jenkins cala la protagonista e i suoi poteri divini nel 1918, in un’edizione riveduta e corretta della storia scritta sui libri. L’ambientazione nel passato arricchisce la trama di contrasti e capovolgimenti interessanti: è esaltante la scena delle amazzoni che, in modo anacronistico eppure letale, caricano a cavallo, armate solo di frecce, spade e pugnali, i soldati equipaggiati di fucili e mortai. E forse ancor più bella è la sequenza in cui Diana si spoglia del suo travestimento mortale e cambia gli equilibri sul fronte occidentale. Ci sono tutti gli orrori ben noti del conflitto: i gas letali, i generali crudeli o imbelli, il fango delle trincee, e la disperazione di chi deve affrontare “una guerra che non finisce mai”. Fortunatamente c’è anche Diana/Gadot, dalla bellezza statuaria e quasi sovrannaturale, ingenua (ma la sceneggiatura lascia fin verso la conclusione il dubbio che l’ingenuità sia di chi crede di conoscere il mondo) e appassionata. Combattente per necessità ma portatrice di pace, in un periodo storico dominato, oltre che dalla violenza degli uomini, dallo sprezzo di questi per l’altro sesso, è accompagnata da un cast di validi comprimari, da Chris Pine all’ambiguo Sir Patrick/David Thewlis. Insieme a “Logan”, forse il miglior cine-comic dell’ultimo anno, quanto a soggetto, dialoghi, coreografie d’azione: bello e con l’anima.

Annunci

Entry filed under: Notizie.

King Arthur – Il potere della spada- recensione di Stefania De Zorzi. Il Buio Oltre La Siepe -recensione di Marco Zanini-

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Trackback this post  |  Subscribe to the comments via RSS Feed


Iscriviti al gruppo Alphaville su Facebook
Vista il sito dell'Associazione CINEROAD
Videosettimanale telematico di attualità e cultura
il suono degli strumenti
giugno: 2017
L M M G V S D
« Mag   Lug »
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930  

Blog Stats

  • 137,418 hits

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: