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Guardiani Della Galassia Vol. 2 -Recensione di Marco Zanini-

Guardiani-Della-Galassia-Vol.-2

1980. Una macchina sfreccia nelle campagne del Missouri. La musica e il vento tra i capelli fluiscono tra i sentimenti di una giovane coppia innamorata molto particolare: lei è una terrestre, lui è un alieno. Singolare anche il dono che decide di fare alla sua bella, un vegetale extraterrestre che pianta in mezzo ai boschi. Trentaquattro anni dopo la banda che avevamo lasciato dopo aver salvato Xandar, deve evitare che un gigantesco mostro tentacolare intradimensionale rubi delle preziose batterie ai Sovereign. A missione compiuta i cinque attraversano lo spazio, ma sul loro cammino incappano in due esseri: l’empatica Mantis ed Ego, il padre di Peter Quill.

Nel 2014, quando James Gunn portò i Guardiani Della Galassia sul grande schermo compì l’impresa di rinnovare l’universo Marvel, appesantito da supereroi fotocopia il più delle volte ridicoli o troppo seri. Ecco dunque un quintetto di criminali spietati e pericolosi  ma unici: improbabili e con gravi lacune educative ma a loro modo teneri. Il tutto accompagnato da un’estetica vintage permeata di canzoni anni ’70 e ’80 e un walkman totalmente fuori dal tempo. Il risultato fu grandioso, tanto che quella frase finale: ”I guardiani torneranno” meritava di essere accolta con entusiasmo. Insomma, in tanti non vedevano l’ora di vivere nuove avventure, ora che la squadra era formata e pronta a navigare per la galassia facendo un po’ di cose buone e un po’ di cose cattive. Dopo il breve incipit, meraviglioso tripudio del romanticismo di Gunn fatto di vecchia musica e spensieratezza, l’introduzione del Vol. 2 non delude le aspettative proponendo la prospettiva del piccolo Groot che balla mentre i compari sbudellano il mostro. Strepitoso, ma anche uno dei pochi momenti del film dove gli effetti speciali colpiscono veramente. Sotto questo aspetto il primo capitolo godeva di maggiore ispirazione inanellando inquadrature e scene che meravigliavano per il grande gusto più che per la spettacolarizzazione fine a se stessa. Altresì vero che qui l’operazione di approfondimento stia più nei contenuti che nell’aspetto visivo. I tratti tipici di ironia ed emotività sono stati quindi decuplicati, introducendo anche un umorismo insolitamente greve e scorretto che innalza il coraggio di Gunn, deciso a distinguersi, nonostante la popolarità raggiunta, ed a prendere ancora di più le distanze dal politicamente corretto. I siparietti tra i vari personaggi sono sempre fenomenali. Scavando più in profondità nell’animo dei guardiani ne vengono esaltate le peculiarità, arricchendo la bozza del primo film. Una banda di disperati violenti, nonostante tutto accomunati dal bisogno di trovare qualcuno con cui stare, che si parli di rapporti di sangue o di amicizia. Questo coincide con la comparsa del padre di Quill, così come il riavvicinamento burrascoso tra Nebula e Gamora, che accentuano il concetto di famiglia scontrandosi con la squadra/famiglia creatasi nel frattempo. Una virata decisamente sentimentale tutto sommato affrontata bene, soprattutto nel finale inaspettatamente intenso e commuovente, ma non esente da rischi. Nella fase centrale, ambientata sullo stucchevole ed eccessivamente colorato pianeta Ego, si riconosce il grande momento di stanca, troppo patetico e lento. Qui il racconto scade non solo nella forma ma anche nell’intreccio che va inspiegabilmente a perdere di continuità e fluidità, arrancando in maniera piuttosto vistosa. Complessivamente questo rende il Vol. 2 narrativamente inferiore al suo predecessore, che anche sotto questo aspetto risultava perfetto e scorrevole.

Il finale, come accennato prima, risolleva la baracca esprimendo a piene mani ciò che si porta dentro Guardiani Della Galassia. Qualcosa in cui un giovane sognatore può riconoscersi subito, una sensazione di brivido ed emozione che è la medesima provata da Peter Quill quando, ormai giunta la fine di tutto, ricorda il vissuto e ritrova la forza per combattere, in difesa dell’amore e delle fantastiche canzoni che hanno accompagnato la sua infanzia. Un impeto romantico, che a dispetto delle leggendarie origini, lo rende principalmente umano. Chili di umanità e sentimenti che sfuggono al patetismo grazie all’approccio genuino e al fantastico accompagnamento musicale di Cat Stevens. Al di là dei piccoli difetti di quest’ultimo film, un’opera che per complessità ed originalità si è già distinta e ritagliata uno spazio tutto suo nel mondo dei supereroi.

Zanini Marco

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maggio 12, 2017 at 5:04 pm Lascia un commento


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