ELLE di Paul Verhoeven -recensione di Stefania De Zorzi

aprile 12, 2017 at 9:39 am Lascia un commento

ELLE

 

Perfida, anaffettiva, ferocemente intelligente: è Michèle/Isabelle Huppert, protagonista di “Elle”, tratto dal romanzo di Philippe Dijan e diretto da un anziano e straordinario Paul Verhoeven. L’incipit è lo stupro, prima solo udito e poi visto a cose fatte, di Michèle; figlia di un genitore “mostro” in carcere da più di trent’anni, la donna snuda il suo lato psicopatico e va a caccia dell’aggressore, che si nasconde nella sua cerchia di conoscenti. Sulla carta sembra l’ennesima storia di vendetta catartica, in cui l’agnello diventa lupo e si fa giustizia in autonomia; tuttavia da subito Verhoeven ci mostra un percorso ben differente. Perché Michèle è vittima di un crimine odioso, ma è anche un personaggio sgradevole e ambiguo, colpevole di tradimenti e manipolazioni, totalmente irrispettosa dei sentimenti di chi le sta accanto. Le novità non si fermano qui: Verhoeven osa mostrare una donna sessantenne che affascina e seduce uomini assai più giovani di lei (sposati per di più), mossa tanto dal desiderio di vendetta quanto dai propri appetiti sessuali. La macchina da presa si sposta abilmente dalla prospettiva raso terra del principio, alla drammatica dinamicità della violenza rivissuta nel ricordo, in interni borghesi lussuosi e solitari, fotografati in una luce calda eppure tutt’altro che rassicurante. Gli uomini ne escono maluccio: fedifraghi ipocriti come Robert/Christian Berkel, bellocci ignavi (il figlio e l’amante della madre), o ancora pavidi nerd (il giovane collaboratore), in ogni caso creature fondamentalmente deboli e incapaci di cogliere le sfumature e la forza letale di Michèle e delle altre. Verhoeven infrange in un solo film diversi tabù: mostrandoci un’anziana signora seducente e sfrontata, una strega che, senza i roghi dell’inquisizione e le limitazioni del politicamente corretto, organizza i suoi personali sabba alto-borghesi e la fa franca, in barba alle leggi degli uomini e della morale comune. A tratti divertente (compresa la parentesi sui video-giochi fantasy e orgasmici), sostenuto da un buon ritmo e ricco di suspense , è un film inquietante, che spiazza e disturba, per lo svelamento di quel lato oscuro che le convenzioni della civiltà di solito occultano. La Huppert è sublime, Verhoeven probabilmente al culmine della sua carriera.

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