Manchester by the Sea diretto da Kenneth Lonergan recensito per noi da Stefania de Zorzi

febbraio 27, 2017 at 12:43 pm Lascia un commento

manchester

Ci sono lutti impossibili da elaborare, a dispetto della forza di
volontà propria e delle buone intenzioni altrui: è il soggetto arduo
di “Manchester by the Sea”, film diretto da Kenneth Lonergan e
candidato (meritatamente) a svariati Oscar. Lee Chandler/Casey Affleck
è costretto dalla morte improvvisa del fratello Joe/Kyle Chandler ad
abbandonare Boston, e a tornare nella natia Manchester-by-the-Sea, per
fare da tutore al nipote adolescente Patrick/Lucas Hedges. Il ritorno
e l’incontro con familiari e amici risveglia in lui i ricordi di
un’immane tragedia personale, avvenuta anni prima, che non è mai
riuscito a superare. Sulla carta è una storia ad alto rischio: perché
due ore e un quarto abbondanti di dramma psicologico possono sfociare
nell’annichilimento emotivo dello spettatore, o nella ricerca del
facile pianto catartico. Invece Lonergan, che è anche sceneggiatore,
riesce a donare una miracolosa leggerezza a un quadro altrimenti
mortifero, grazie al contrasto vitale e affettuoso fra Lee e il
nipote. Il primo tetro, sventrato da un insopportabile senso di colpa
che lo porta all’autolesionismo e all’impossibilità di sviluppare
rapporti; il secondo un sedicenne impudente, donnaiolo e
attaccabrighe. E’ lui l’unico vero adulto rimasto in famiglia, solo ad
affrontare i problemi emotivi e materiali conseguenti alla scomparsa
prematura del padre, e a tenere insieme la cupezza depressa dello zio
e l’instabilità materna. I dialoghi, fin dalla prima sequenza, hanno
un sapore realistico davvero raro, con tocchi di humor sparsi qua e là
che brillano come scintille. Affleck e Hedges sono interpreti
d’eccezione, in un duetto fra morte e vita, prigionia mentale e
normalità; mentre gli altri personaggi animano il coro tutt’attorno, e
la rievocazione del passato è incastonata nelle sequenze del presente
quasi senza soluzione di continuità. Il ritmo non è particolarmente
sostenuto, in armonia con lo scorrere placido dell’esistenza nel paese
che dà il titolo al film: il dolore e le ombre non vengono
improvvisamente annullati da qualche evento, o da una presa di
coscienza. E’ un film molto bello, che richiede allo spettatore un suo
tempo: per apprezzare i piccoli passi del protagonista verso una
rinascita emotiva, o le tenui sfumature di grigio del mare e del cielo
a Manchester-by-the-Sea.Assolutamente da vedere, anche per chi teme la
tristezza.

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LA LA LAND di Damien Chazelle -recensione di Stefania De Zorzi- Logan – The Wolverine di James Mangold recensione di Stefania De Zorzi.

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