The Founder di John Lee Hancock recensione di Stefania De Zorzi

gennaio 24, 2017 at 8:29 pm Lascia un commento

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In alto i cuori: perché il successo non viene decretato tanto dal
genio o dal talento (di cui pochi, per definizione, sono dotati),
quanto dalla perseveranza, virtù in apparenza assai più comune. E
comune, anzi mediocre è fino a cinquant’anni suonati la vita di Ray
Kroc/Michael Keaton, protagonista di “The Founder”: venditore
fallimentare di macchine per i frappé, incappa nei fratelli Dick e Mac
McDonald, (interpretati rispettivamente dagli ottimi Nick Offerman e
John Carroll Lynch), titolari dell’omonimo ristorante, sperduto ma
redditizio, gestito secondo principi rivoluzionari per l’epoca.
Fiutato l’affare, Kroc si mette in società con loro, cercando non
senza difficoltà di espandere l’attività su scala nazionale. Il
regista John Lee Hancock illustra in modo credibile, meticoloso, e
sottilmente ironico, l’ascesa al successo di un mito americano dei
nostri giorni: un uomo privo di idee originali, che ha soprattutto il
merito di cogliere al volo le buone idee altrui (appropriandosene
senza troppi scrupoli al momento opportuno), e di perseguire con
tenacia e vitalità straordinarie i propri obiettivi. Michael Keaton,
eccellente come al solito, accentua i tratti vagamente topeschi della
sua fisionomia: nel corso del film da vittima diventa predatore, il
“ratto” evocato dal vero Kroc nelle interviste che concludono il film
durante i titoli di coda. Il regista fotografa bene un’epoca, gli anni
Cinquanta che declinano verso un mondo nuovo: dove l’azienda di
famiglia diventa catena, il vecchio modello femminile succube del
marito viene sostituito da una figura più indipendente, e la nuova
religione è quella del marchio universalmente riconosciuto. Hancok
narra gli eventi e mostra luci e ombre del suo personaggio da deus
ex-machina, lasciando quasi completamente allo spettatore il giudizio
morale su una storia straordinaria ed inquietante. Da vedere, sia per
i meriti di un film che brilla per dialoghi, ritmo, recitazione,
scenografie, sia per capire meglio uno dei più grandi fenomeni di
marketing del nostro tempo.

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