Condi…visione di ri…visioni: “2001 Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick (1968) -recensione di Annalisa Bendelli-

gennaio 18, 2017 at 11:08 am 7 commenti

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Non è davvero la stessa cosa, comunque, arrivarci da Est o da Ovest, nello spazio… anche e proprio ‘visivamente’…

Partendo dalla resa figurativa, in immagini, voglio innanzitutto privilegiare l’intenzione dichiarata di Kubrick: “Io ho tentato di rappresentare un’esperienza visiva, che aggiri la comprensione per penetrare con il suo contenuto emotivo direttamente nell’inconscio.”

Il viaggio ‘ulisseo’ che Kubrick rappresenta e immagina è effettivamente sequenza di visioni spettacolari, grandiose, smaglianti… un documentario tra didascalico e visionario, a tratti psichedelico, della vicenda evolutiva umana, dai primordi all’estremo, ipotizzato, approdo di ri…generazione cosmica.

Soprattutto esperienza dell’occhio, dei sensi: grande sequenza illustrativa, documentario e cartellone didattico, rappresentazione, meglio, ‘raffigurazione’, di tale perfezione realistica da apparire iperrealistica e in definitiva virtuale, finta (gli scenari naturali ‘primordiali’, grandiosi e abbacinanti, dai cromatismi saturi, della prima sezione, i modellini delle astronavi, troppo perfetti, da apparire giocattoli, con dentro gli umani che sembrano tanti Ken e Barbie… gli interni e gli arredi futuribili…).

Invece l’esperienza di “Solaris, al termine e ‘culmine’ delle mie peregrinazioni est…ivanti è stata – come sospesa tra sogno e realtà – esperienza dell’anima e della mente più che altro… scenografia, arredi, immagini, oggetti, valevano per il loro potenziale allusivo, evocativo, non tanto illustrativo.

E quell’ambientazione della base orbitante sciatta, quasi casalinga, assurda a tratti (cosa ci facevano quegli arredi vetusti, quei ninnoli, quel legno di mobili e rivestimenti…), disordine, sporcizia, confusione, accatastamento, l’hangar dell’approdo come un’officina annerita e bisunta, i camici degli scienziati stazzonati, le capigliature incolte, arruffate, tute e abbigliamento dei cosmonauti improbabili e patetici… Kris all’arrivo sembrava un motociclista debosciato con quei fuseaux dentro gli anfibi slacciati, la maglietta traforata sotto il giubbino di pelle… così misero e inappropriato a confronto con le stilosissime tute spaziali in dotazione dei cosmonauti di Kubrick…

Niente a che vedere con il décor patinato, a tratti modaiolo, dell’ambientazione di “Odissea”, penso alle rosse poltroncine Djnn di Olivier Mourgue che arredano la sala d’aspetto spaziale, seducenti icone del design d’epoca, a quel nitore abbacinante, quelle raffigurazioni totemiche di stilizzazione perfetta (la stele-barretta- monolite, le astronavi-spermatozoo che entrano nelle basi-ovulo… fino alla riduzione estrema in linee e geometrismi da computer grafica nella resa del viaggio intergalattico… francamente noiosa e piuttosto risibile, alla prova dell’oggi, però anche in linea con le più aggiornate teorie della sostanza matematico-geometrica dell’universo…).

Non c’è polvere, né sporco, né unto in “Odissea 2001”, è tutto nitido, pulito, perfetto, levigato e lucidato, senza sbavature e grinze… Lo dico, quale femmina della specie umana condannata a esser massaia, con l’ipersensibilità coatta per la pulizia e il decoro-décor degli ambienti, quelli domestici in primis, la casa, il soggiorno, i luoghi della vita familiare e sociale…

La casa, appunto: penso alla dacia, luogo della partenza e del – per quanto illusorio – ritorno dell’ Ulisse-Telemaco-Kris, così grondante e arruffata di simboli ed emblemi dell’affettività familiare e culturale, nido, museo, arca di memorie, storie e storia… e penso alla suite ‘regency’ o ‘rococò’ dell’approdo postremo di David-Odisseo-nello-spazio , dove la memoria di storia e cultura appare come liofilizzata, algida, nel suo candore a metà tra laboratorio e limbo, in una sorta di ipostasi sontuosamente rappresentativa di un vertice raggiunto di civiltà e stile con i suoi emblemi decorativi, le statue neoclassiche, i richiami e la volumetria pompeiani, l’elegante mobilio di rappresentanza.

Ecco, vorrei provare ad approfondire e proseguire questa ricognizione di visioni, proprio a partire dalle scenografie, da oggetti e ambientazioni…

E mi fermo per ora, annotando ancora un momento come tanto la distopia instante nella trasandata scenografia futuribile di “Solaris”, quanto l’illustrazione maniacale di un’utopia di funzionalità smagliante ed essenziale in “Odissea”, perfetta, equipaggiata e medicata ma fredda, distante e inappagante, ci parlino più e meglio delle parole – paradossalmente proprio da quello scorcio di secolo appena trascorso esaltato da facili e fatui furori di esplorazione e colonizzazione di altri mondi – di una condizione umana sempre meno orientata, sempre meno sicura tanto del proprio stare quanto del proprio andare

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7 commenti Add your own

  • 1. paolog  |  gennaio 24, 2017 alle 12:08 am

    Bella recensione anche questa, e soprattutto la conclusione.
    Noi stiamo qui persi su questo pianeta e a maggior ragione sono disorientati gli Odissei di questi due film, che vanno nella distesa vuota tra gli infiniti mondi.
    Personalmente preferisco Tarkosvkji perché ha un ritmo superbo, è più poetico e mi risulta più comprensibile. E poi il perfezionismo visuale di Kubrik mi ricorda certe pubblicità …

    Rispondi
  • 2. anna giulia bellandi  |  gennaio 24, 2017 alle 1:54 pm

    Ha ragione paololog, anch’io ho apprezzato molto la conclusione di questa ennesima eccezionale recensione di Annalisa.
    Volevo aspettare a rivedere il film prima di lasciare un commento ma, leggendo le parole di paololog non ho resistito ad aggiungere le mie, per ora, poche per rivolgere intanto un grazie ad Annalisa per illuminarci sempre su messaggi nuovi di film che non invecchiano mai.
    Ora me lo vado a ri-vedere!

    Rispondi
  • 3. Roberto  |  gennaio 24, 2017 alle 3:12 pm

    Molto interessante questa rassegna dei migliori film di fantascienza che queste belle e “visionarie” recensioni invogliano a rivedere. Sono capolavori che in alcuni casi mostrano gli anni che hanno, ma che comunque costituiscono dei punti di svolta della nostra cultura e
    del nostro modo di concepire il futuro.Spero di leggerne ancora molte altre. Complimenti.

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    • 4. Annalisa  |  febbraio 25, 2017 alle 10:36 am

      Grazie Roberto, mi incoraggi… Scelte di vita e temperamento particolare mi permettono pochissime prime visioni… In compenso mi concedo tantissime ri…visioni… È una minaccia…

      Rispondi
  • 5. Felice Vinci  |  gennaio 24, 2017 alle 3:15 pm

    Che bellezza ritornare con la memoria ad un film visto tanti anni fa! Anzi, in certo senso vederlo, e sentirlo, nuovamente, attraverso lo sguardo e la straordinaria sensibilità di Annalisa, che riesce sempre a trovare nuove angolazioni per reinterpretare antiche, profonde emozioni… E cosa vi è di più emozionante delle immagini nitide, perfette, quasi abbacinanti di “2001 Odissea nello spazio”, accompagnate da quell’incredibile colonna sonora nell’affascinante evoluire della stazione spaziale nell’infinità del cosmo, una sorta di platonica città di Atlantide rotante tra le stelle a ritmo di valzer, quasi un sogno ad occhi aperti che ha aperto nuove frontiere nella sinestesia tra immagini e musica? Grazie Annalisa!

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  • 6. LAURA PALUMBO  |  gennaio 24, 2017 alle 3:23 pm

    Ancora una volta Annalisa mi fa desiderare di rivedere un film del passato, che apprezzerò molto di più oggi, alla luce delle sue parole come sempre lucide, efficacissime e ricche di suggestioni..laura

    Rispondi
  • 7. asper  |  gennaio 24, 2017 alle 5:19 pm

    Bella recensione di un bellissimo film. Come al solito Annalisa Bendelli riesce a cogliere da angolazioni originali affinità e divergenze tra capolavori del passato che ci fanno tornare con la memoria e un po’ di nostalgia, agli anni della giovinezza ormai lontana. Verrebbe voglia di dire che film così non ne fanno più , che di certi registi si è perso lo stampo…ma forse sono io che, canuto , senesco come il mondo, se mi si perdona la citazione.Grazie prof che ci aiuti a rinnovare la memoria.

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