Captain Fantastic di Matt Ross -recensione di Stefania De zorzi-

dicembre 22, 2016 at 12:22 pm Lascia un commento

cap-fant

Un ragazzo seminudo, col volto e il corpo spalmati di fango, bracca un
cervo nella foresta, lo raggiunge e gli taglia la gola: la macchina da
presa stringe sul primo piano dello sguardo moribondo dell’animale,
mentre la vita rapidamente lo abbandona. E’ l’inizio di “Captain
Fantastic”, commedia drammatica (o dramma con momenti leggeri, a
seconda del punto di vista), diretta e sceneggiata da Matt Ross. Ben
Cash/Viggo Mortensen vive da dieci anni con moglie e sei figli nel
folto dei boschi fra le montagne, tenendo la famiglia pressoché
isolata dal resto del mondo. La morte improvvisa della consorte,
affetta da una grave forma di bipolarismo, lo costringe a
intraprendere un lungo viaggio insieme ai figli, riallacciando suo
malgrado i difficili rapporti con i familiari della moglie defunta.
Ben Cash è un genio o un pazzo ideologizzato e pericoloso per sé e per
i suoi cari? I suoi figli sono ragazzi prodigio, incredibilmente
allenati nel corpo e nella mente, o fenomeni da baraccone incapaci di
rapportarsi con i loro coetanei e con la vita in generale? Matt Ross è
bravo a non manipolare la storia, così che lo spettatore debba
rispondere in autonomia ai dilemmi posti da un protagonista così
estremo. L’interessante vicenda personale di Ben e della sua
variopinta tribù familiare si intreccia con riflessioni ironiche su
temi contemporanei: come il cibo “naturale”, che è quello cacciato di
persona, e non il facile prodotto “biologico” comprato in un negozio.
O ancora la protezione eccessiva dei propri figli, soprattutto
nell’infanzia e nella prima adolescenza, da ogni pericolo fisico e
psicologico (ma anche l’isolamento scelto dal protagonista, ne è, a
suo modo, una forma estrema). Oltre a Viggo Mortensen, ormai
specializzato in personaggi al limite della civiltà (buona o cattiva
che la si voglia intendere), il cast si compone di attori bravi e
relativamente sconosciuti, con menzione speciale agli interpreti dei
figli Bodevan/George MacKay, Rellian/Nicholas Hamilton e Zaja/Shree
Crooks. Film diretto in modo eccellente (ha vinto il premio della
regia nella sezione “Un certain regard” a Cannes), dove il regista è
un deus ex-machina che orchestra con sapienza avvenimenti e psicologia
dei suoi personaggi, con mano ferma e apparentemente invisibile. Da
vedere, pronti ad affrontare tristezza e riso, odio e amore per il
protagonista in ugual misura.

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