Sing Street di John Carney recensione di Stefania De Zorzi

dicembre 7, 2016 at 10:41 am Lascia un commento

sing-stree

Poter vedere il mondo in un granello di sabbia: è ciò che accade in
“Sing Street”, delizioso film scritto e diretto da John Carney, e
interpretato per lo più da attori esordienti. Nella Dublino del 1985
il quindicenne Conor Lalor/Ferdia Walsh-Peelo fonda una band per amore
di una ragazza, Raphina/Lucy Boynton; nel frattempo deve far fronte
alla separazione dei genitori e a gravi problemi economici, oltre che
al bigottismo del direttore della scuola cattolica a cui è stato
iscritto. E’ difficile dire cosa sia davvero al centro della storia:
se la vicenda privata del protagonista, con i primi tormenti amorosi,
le vicissitudini famigliari, il rapporto privilegiato con il
fratello-mentore Brendan/Jack Reynor; o se invece il periodo in cui la
trama è ambientata, gli anni Ottanta di mitici gruppi musicali come i
Duran Duran e i Cure, Joe Jackson e Hall & Oates, ognuno con la sua
estetica e il suo bagaglio di emozioni. Il film, abbastanza unico nel
suo genere, fonde il percorso artistico di un adolescente (splendido
il sodalizio creativo fra Conor e l’amico chitarrista), con la sua
crescita emotiva e psicologica: la prospettiva è quella di Conor, il
granello di sabbia, piccolo sulla scala anagrafica, sociale,
geografica (l’irlanda depressa rispetto alla Gran Bretagna delle
grandi speranze). Eppure infinitamente ricco e sfaccettato, nel suo
passaggio dal pop, al dark, al rock; dalle visioni sfrenatamente
romantiche, alla presa di coscienza di sentimenti più profondi;
geniale e ingenuo, adolescente acerbo eppure coraggioso e
autoconsapevole, come molti adulti attorno a lui non sanno essere. Un
gioiello tutto da godere dall’inizio alla fine, girato con scarsi
mezzi in modo egregio, e interpretato da attori bravi e sconosciuti;
una menzione speciale meritano le canzoni originali, di cui è
co-autore John Carney stesso.

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