Nocturnal Animals di Tom Ford -recensione di Stefania De Zorzi-

novembre 29, 2016 at 1:59 pm Lascia un commento

ani-jakeani-ami

 

Donne di mezz’età, con il corpo devastato dall’obesità, ballano
completamente nude, lanciando sguardi lascivi: già dalla sequenza
iniziale lo spettatore capisce che “Animali Notturni”, scritto e
diretto da Tom Ford, esplora territori ignoti e pericolosi. Susan/Amy
Adams, è una gallerista d’arte che vive una vita agiata ma infelice
col marito Hutton/Armie Hammer, bellissimo e assente. Un giorno riceve
la bozza di un libro, “Animali Notturni”, scritto e a lei dedicato
dall’ex-marito Edward/Jake Gyllenhall; la storia narrata nel libro,
che ha come protagonisti Susan e Tony (alter ego di Edward) è violenta
e devastante. Sconvolta, Susan rivive i ricordi degli anni di gioventù
trascorsi con Edward, e della loro drammatica separazione. Tom Ford
mescola abilmente tre livelli di narrazione, dislocati sia nel tempo
(il presente e il passato di Susan), che nella finzione (la vicenda
raccontata nel libro), giocando sul contrappunto emotivo e stilistico:
il corpo di una donna nuda, stesa di spalle, è una terribile immagine
di morte, che poi si dissolve, in un altro piano di realtà, in una
figura viva e sensuale; mentre i sentimenti dei personaggi (fittizi) e
delle persone (vere) sono distinti e collegati allo stesso tempo.
Aleggia un odore sepolcrale sia sugli ambienti eleganti del mondo
reale di Susan, gallerista in quanto artista mancata, che supporta i
creatori di un’arte impregnata di decadenza e di morte, sia sul
microcosmo immaginario del libro, il cui protagonista racconta,
attraverso la storia dei balordi stupratori e assassini, la tragedia
personale del suo autore. E’ un film spiazzante e splendido, sostenuto
da un cast di attori eccellenti (oltre a quelli già citati, brilla
Michael Shannon, nei panni del Detective Bobby del romanzo): che
ricorda Michael Haneke nel sadismo e nella tensione quasi
insopportabili delle scene di violenza, e Chuck Palaniuk per la sua
capacità di evidenziare il vuoto e il grottesco dietro il glamour
contemporaneo. Assolutamente da vedere, pronti poi a correre a casa a
rifugiarsi nel caro vecchio mondo di sicurezze borghesi ed affetti;
perché la morte, soprattutto quella dell’anima, anche se fotografata
in modo così impeccabile, fa sempre paura.

ani-shaani-aar

Annunci

Entry filed under: Notizie.

PAOLO FRESU AD ALPHAVILLE Sing Street di John Carney recensione di Stefania De Zorzi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Trackback this post  |  Subscribe to the comments via RSS Feed


Iscriviti al gruppo Alphaville su Facebook
Vista il sito dell'Associazione CINEROAD
Videosettimanale telematico di attualità e cultura
il suono degli strumenti
novembre: 2016
L M M G V S D
« Ott   Dic »
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
282930  

Blog Stats

  • 134,445 hits

Commenti recenti


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: