Feria d’agosto in differita: RI…VISIONI – Piacenza – Vladivostok (passando per Istanbul e le valli di Comacchio) – viaggio lento di solo ritorno nel cinema già visto, dalla via Emilia all’Est, di Annalisa Bendelli QUARTA (ri)VISIONE: “Alexander Nevskij” di Sergej M. Ejzenstejn, 1938

settembre 19, 2016 at 11:53 am 3 commenti

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Fatico a lasciare la grande Russia… mentre mi volgo a Occidente, vicino al confine, vado a Nord, da Novgorod a Pskov, la regione affacciata sul Baltico dei grandi laghi glaciali, delle praterie e foreste boreali, le grandi distese , le terre contese nei secoli passati tra Tedeschi, Svedesi, Mongoli.

Del principe di Novgorod, Alessandro, il popolo russo ricorda la sconfitta inflitta agli Svedesi, sulla Neva, da ciò l’appellativo, “Nevskij”.

Ho appena lasciato la Russia di Rubliev rievocata da Tarkosvkij, risalgo ancora di un secolo sulle tracce del grande condottiero…

Seguo le indicazioni di un caro amico, è lui che mi ha parlato del film di Ejzenstejn, della grandiosa rappresentazione della grande battaglia del lago ghiacciato, il lago Peipus, dove si scontrano i Cavalieri dell’Ordine Teutonico e l’esercito della Rus’ guidato da Nevskij.

Più ancora che una rivisione questa è una condi…visione, davvero la devo al mio amico, alla sua evocazione commossa del momento epico e mitico: gli schieramenti contrapposti, l’arrivo della cavalleria nemica che penetra a cuneo nello schieramento avversario, i paesaggi lunari e sospesi, prima e dopo la battaglia, la scena della crosta gelata che si crepa e inghiotte i Teutoni in rotta…

Lo aveva visto da ragazzo, molti anni fa, ne ha mantenuto un ricordo vivido, l’emozione, direi quasi l’esaltazione, suscitata dalla carica della cavalleria teutone – i bianchi manti, i vessilli e gli stendardi crociati – dalla solennità della celebrazione religiosa negli attendamenti dei Cavalieri germanici, dalla musica suggestiva di Prokofiev (è il primo film sonoro di Ejzenstein, “in cui il contrappunto audiovisivo combinava organicamente il montaggio delle immagini e la partitura di Prokofiev”, scrisse G. Sadoul).

Ho la sensazione di averlo visto, il film, ancor prima attraverso le parole del mio amico… il suo sguardo emozionato (proprio lui che so essere uomo colto e sensibile ma schivo, trattenuto, poco incline a esternare sentimenti, emozioni).

E’ un film di ricostruzione storica e di propaganda indiretta, in chiave patriottico nazionale – i Teutoni che prefigurano i Nazisti invasori, il film è girato nel 1938 , con quegli elmetti dei fanti che rozzamente precorrono la foggia delle Sturmtruppen – ma non è questo che conta…

… non conta perché la sua forza espressiva è altrove, è nella potenza visionaria delle immagini, in quel cielo metafisico di nuvole grigio argento, nelle distese d’erba mossa dal vento, nella luce abbagliante sulla superficie dei laghi, nella rappresentazione della battaglia, che trae ispirazione nell’arte figurativa quattrocentesca (Paolo Uccello, Piero della Francesca), nella grandiosità delle scene di massa… in quegli sfondi che, nella loro stilizzazione, sono scenari, fondali di teatro, opera lirica (il regista lavorò come scenografo teatrale negli anni Venti, per Mejerchol’d).
E c’è una focalizzazione metonimica degli elementi che assurgono a simboli, di operosità, lavoro, civiltà: le prue ‘normanne’ delle navi ancorate, le reti dei pescatori, i tronchi di legno tagliati, le grandi campane che diventeranno tanto care a Tarkosvkji, le croci, gli elmi e le scuri…Abbastanza paradossale ma significativo nel contempo che la pellicola, premiata per l’osservanza dei canoni del realismo sovietico, sia tutt’altro che realistica, c’è piuttosto lirismo, epopea, simbolismo, dicevo, soprattutto grande tensione estetizzante, vi confluiscono le esperienze surrealiste, futuriste, le varie avanguardie primonovecentesche frequentate da Ejzenstejn.

Ho chiesto al mio amico per chi parteggiasse: non per l’esercito del popolo russo arruolato da Nievskij, mi ha confessato, ma per i Cavalieri tedeschi… mi viene il sospetto che Ejzenstein stesso, almeno dal punto di vista estetico e figurativo, parteggiasse per i nemici della grande Russia…

Un consiglio: vedetevelo (anzi ri…vedetevelo) in lingua russa, con i sottotitoli in italiano… il doppiaggio nella nostra lingua è come quasi sempre un po’ penoso… quanti danni ha fatto l’impostazione scolastica retorica e classicheggiante da noi, anche nella dizione degli attori, atteggiata, manierata, declamatoria, convenzionale e falsa, vuota ed esangue, ridicola infine… ma questa è un’altra questione… o no?!

 

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3 commenti Add your own

  • 1. laura palumbo  |  settembre 21, 2016 alle 10:48 am

    Sono sicura di averlo visto, questo film, anni fa, ricordo solo grandi distese bianche surreali, i soldati, la musica di Prokofiev in sottofondo, doveva essere la scena della battaglia… Cara Annalisa, mi hai convinta, lo riguarderò, e grazie alla tua recensione, perché di solito non è facile convincermi a rivedere un film russo! laura

    Rispondi
  • 2. Felice Vinci  |  settembre 21, 2016 alle 3:37 pm

    Le recensioni che Annalisa fa dei “suoi” film – si capisce subito che le sono piaciuti molto – fanno lo stesso effetto del profumo del pane appena sfornato: suscitano una sorta di acquolina in bocca, un impellente desiderio di rivederli subito! E questo perché la sua prosa, come un’onomatopeia visiva, ci fa rivivere le immagini dell’Alexander Nevskij di Ejzenstejn o dell’Andreij Rubliov di Tarkosvkij con una nitidezza, una vivacità ed un colore degni di un romanziere dell’Ottocento: penso, ad esempio, ai “paesaggi lunari e sospesi”, alla “crosta gelata che si crepa e inghiotte i Teutoni in rotta”, a “quel cielo metafisico di nuvole grigio argento”, ai “bagliori che si riflettono e subito si spengono nei corsi e negli specchi d’acqua”, ai “bulbi scintillanti delle cupole”, alle “felci fluttuanti nell’acqua fresca e cristallina”, al “tripudio policromo di panneggi e aureole ed ali angeliche”… Bravissima Annalisa!
    Felice Vinci

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  • 3. g, asper  |  settembre 22, 2016 alle 12:37 am

    E bello che qualcuno, come la professoressa Bendelli,ci invogli a vedere splendidi film come questo di Eisenstein, tanto universalmente noti quanto poco ormai frequentati. Perchè il film i suoi quasi 80 anni li porta benisssimo ed è ancora assai godibile col la sua solida trama raccontata dalle immagine suggestive con il sostegno magnifico della musica di Prokofiev. Ottima recensione che credo colga nel segno nel sottolineare la potenza espressiva delle immagini.Notevole poi la prosa piu da romanziera che da critico cinematografico. Un bravo infine ad Alphaville che ha il coraggio di proporre autentica cultura.

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