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Il diritto di uccidere di Gavin Hood -recensione di Stefania De Zorzi-

diritto-di-ucc

Esiste un modo “giusto” in senso legale, politico ed umanitario per
combattere una guerra? E’ l’interrogativo messo in scena da Gavin Hood
in “Il diritto di uccidere”: il colonnello britannico Katherine
Powell/Helen Mirren, coadiuvata dall’intelligence e dalle truppe
keniote, scova a Nairobi, in un quartiere dominato da milizie
fondamentaliste, un gruppo di terroristi in procinto di compiere un
attentato suicida. D’accordo con il generale Frank Benson/Alan
Rickman, deve convincere la commissione governativa inglese e il
pilota di droni americano Steve Watts/Aaron Paul, a colpire con un
missile la casa in cui sono rintanati i terroristi, malgrado la
presenza negli immediati paraggi di una potenziale vittima innocente.
Il regista è abile a presentare il tema molto contemporaneo della
guerra sporca e invisibile fra terroristi decisi a compiere strage di
civili, e la tecnologia ultra-sofisticata dei droni impiegati per lo
spionaggio (camuffati da uccelli o da coleotteri) e per il
bombardamento. Il dilemma è quello classico, se sia meglio risparmiare
una sola vita innocente, o se invece sacrificarla in nome della
salvezza di un numero molto più grande di persone altrimenti destinate
a morte pressoché certa. Ma c’è anche molto di più: perché i governi
democratici, come quello inglese, sono impastoiati da questioni ai
limiti del surreale di ordine legale (dove l’interrogativo è su ciò
che è lecito, rispetto agli accordi internazionali fra paesi, ed al
protocollo delle regole d’ingaggio) e soprattutto da preoccupazioni di
ordine politico. Ogni azione viene valutata in primo luogo per
l’impatto che avrà la sua eventuale risonanza mediatica sull’opinione
pubblica: il quadro che ne esce è quello grottesco di politici pavidi
e incapaci di assumersi responsabilità, e di consulenti dalla morale
ipocrita, messi a confronto con l’integrità e la lucida spietatezza
dei militari. Hood alterna scene in interni, fitte di dialoghi, con
scene d’azione “sul campo”, conferendo ad entrambe un ritmo serrato e
uno stato di tensione che non lasciano lo spettatore fino all’ultimo
minuto. Si arriva quasi ad odiarla, quella bambina innocente che non
se ne vuole andare dal luogo della prossima ecatombe; e proprio nel
momento in cui saremmo propensi a lanciare il missile, proviamo la
stessa esitazione del pilota di droni. Un bel film, sorretto da un
cast potente (oltre ai già citati Mirren, Paul, il compianto Rickman,
anche Jeremy Northam e Iain Glen, fra gli altri, forniscono una grande
prova d’attore), e da una sceneggiatura ricca di dettagli: la morale,
come sempre al di fuori delle fiabe, non è semplice né scontata.

settembre 16, 2016 at 6:40 pm Lascia un commento


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