Feria d’agosto: RI…VISIONI – Piacenza – Vladivostok (passando per Istanbul e le valli di Comacchio) – viaggio lento di solo ritorno nel cinema già visto, dalla via Emilia all’Est,di Annalisa Bendelli SECONDA (ri)VISIONE: “L’infanzia di Ivan” di Andrej Tarkovskij, 1962

agosto 23, 2016 at 10:31 am 6 commenti

infa 4

In questa licenza d’indugio, vagabondaggio, vacanza dello spirito che mi sono presa e forse infliggo al popolo di Alphaville (ma questi in gran parte avrà trovato riparo in più ameni siti vacanzieri), seguendo sterrati e vie d’acqua e di fango, dalla bonaccia incantata delle paludi padane trapasso a nord-est nella taiga allagata del disgelo, lungo il corso del Dnepr, dove nell’oscurità livida a tratti illuminata dai bengala, un ragazzino dal viso d’angelo e dall’espressione cupa e accigliata, nuota e guada il fiume, circospetto.

Ancora l’acqua deuteragonista, regno dell’anomia e del nulla, che lambisce canne e tronchi d’albero, si allarga in pozzanghere, inonda il bosco, le betulle che nell’aria fosca disegnano grafismi eleganti… meravigliosi pur nell’atmosfera parainfernale, di palude stigia…

Il ragazzino è un informatore dell’esercito russo, sul fronte a Est, durante la seconda guerra mondiale, attraversa il fiume e le linee nemiche in missioni impossibili perché, piccolo e sottile, riesce a passare dove gli adulti non potrebbero.

Privato precocemente della spensieratezza dell’infanzia è un piccolo soldato, determinato e cattivo, severo e accigliato. Si muove con piena cognizione, conosce i luoghi e la natura, raccoglie indizi e segni, aghi di pino, pezzi di corteccia, foglie…

L’incanto della natura, l’età dell’oro vagheggiata o rimpianta, è territorio del ricordo e del desiderio, è materia di sogno, tra acqua, cielo, terra, il bosco incantato e luminoso, le visioni di declivi e pianori, le betulle e le allodole (come i cuculi nella boscaglia padana di Avati), la spiaggia assolata, l’acqua fresca nel secchio, i girotondi felici dei bambini, gli occhi glauchi della mamma, il cielo stellato catturato nel fondo del pozzo, come le strelle nei fossi della palude deltizia di Comacchio…

Ma il tentativo di afferrare la stella è bruscamente vanificato da uno sparo che lacera l’incanto: il ritorno alla realtà è segnato dal corpo riverso della mamma, a fianco della bocca del pozzo.

La realtà è un incubo reso in toni neri e plumbei, il bosco e il fiume e le paludi con i segni della devastazione della Storia, realistici e simbolici insieme.

La guerra non è narrata in modo tradizionale, non scene d’armi, nessuno schieramento… si vede solo nei volti, nelle costruzioni dell’uomo e nella natura desolate e sfregiate… nello sguardo duro del ragazzino privato atrocemente della serena quotidianità familiare e della felicità.

Sorvolando su alcune lungaggini compiaciute, su divagazioni narrative, sul glamour un po’ vanesio e atteggiato del fanciullo diafano-dorato, troppo querulo ed elegante nel dolcevita mélange (in quei modaioli fifty-sixty non ne fu immune nemmeno il rigoroso, integerrimo mondo sovietico), restano potentemente impresse nella retina e nell’anima immagini bellissime e visionarie nell’alternanza di sogno e incubo, secondo la sintassi poetica teorizzata con forza dal regista nel suo ‘Scolpire il tempo”…

Un’ultima considerazione: l’accusa e il sospetto di molta critica d’epoca e di oggi di formalismo e calligrafismo compiaciuto suonano anche in questo caso falsi e fuorvianti… soprattutto ciechi di fronte al lirismo autentico e alla forza espressiva e figurativa di una delle prime grandi prove di un grande regista.

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Feria d’agosto: RI…VISIONI – Piacenza – Vladivostok (passando per Istambul e le valli di Comacchio) – viaggio lento di solo ritorno nel cinema già visto, dalla via Emilia all’Est di Annalisa Bendelli Feria d’agosto: RI…VISIONI – Piacenza – Vladivostok (passando per Istanbul e le valli di Comacchio) – viaggio lento di solo ritorno nel cinema già visto, dalla via Emilia all’Est, di Annalisa Bendelli.

6 commenti Add your own

  • 1. Carlo  |  agosto 24, 2016 alle 12:48 am

    Storia drammatica ed impressionane, ma allo stesso tempo incantevole; fantastica l’esposizione descrittiva.

    Rispondi
  • 2. alice morale  |  agosto 24, 2016 alle 11:56 am

    a restare potentemente impressa è anche questa acuta analisi di un’opera cinematografica così intensa e controversa – alice

    Rispondi
  • 3. Anna Giulia Bellandi  |  agosto 24, 2016 alle 1:01 pm

    Non si può che condividere i commenti di Carlo e Alice. Credo che si a film da ri- vedere.

    Rispondi
  • 4. Felice Vinci  |  agosto 24, 2016 alle 6:56 pm

    Complimenti ad Annalisa! E’ riuscita con le sue parole a rendere al meglio l’atmosfera sognante-struggente di un film che non ho visto ma che vorrei vedere! Sarebbe il modo migliore per immergermi – in tutti i sensi – nel mondo del Dnepr, un fiume di cui per tutt’altre ragioni ho avuto già modo di occuparmi… Felice Vinci

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  • 5. Chiara  |  agosto 25, 2016 alle 3:29 pm

    Sarà perché sto invecchiando, sarà perché invecchiando divento seme più lenta, sarà anche perché andare veloce l’ho già fatto e mi sono anche presa il raffreddore, ma io ogni volta che qualcuno mi dà l’occasione di tornare su una cosa cosiddetta vecchia, non di oggi, passata, che mi sono persa, mi sento solo di ringraziare. Io, per dire, questo film non so nemmeno che esiste. Ma ora vado a cercarlo e lo vedrò senz’altro.
    Accetti suggerimenti per film da ri-visionare su cui mi piacerebbe scrivessi tu-proprio-tu?

    Rispondi
  • 6. Isabella  |  settembre 1, 2016 alle 7:25 pm

    Il percorso di palude in palude si fa avvincente…
    Grazie soprattutto per difendere il lirismo!

    Rispondi

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