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Quel fantastico peggior anno della mia vita -di Alfonso Gomez-Rejon- recensione di Stefania De Zorzi

Quel_fantastico_peggior_anno

“Me and Earl and the Dying Girl”, tradotto atrocemente nella
distribuzione italiana in “Quel fantastico peggior anno della mia
vita” è un tesoro nascosto, cui forse il passaparola può regalare
maggiore visibilità almeno in dvd, sul piccolo schermo. Thomas
Mann/Greg Gaines è un cinefilo timido e imbranato, all’ultimo anno di
liceo, che si diverte a girare fantasiose e strampalate parodie dei
classici del cinema con il suo “collaboratore” RJ Cyler/Earl, cercando
nel contempo di rendersi invisibile agli occhi delle “tribù” di
teen-ager che popolano la sua scuola. Fino al giorno in cui, obbligato
dalla madre, inizia a frequentare Olivia Cooke/Rachel Kushner, sua
coetanea ammalata di una grave forma di leucemia. Alfonso Gomez-Rejon
dirige un film sorprendente e delicato, lontano anni luce sia
dall’artificio zuccheroso e patinato, sia dalla violenza gangster di
tante produzioni dedicate agli adolescenti. Sorprendente per le
trovate stilistiche, con le sensazioni del protagonista suggerite
attraverso stacchi in stop-motion, o dialoghi con poster parlanti, e
con una voce narrante che dà anticipazioni inaffidabili sul destino
dei personaggi. Delicato per la compenetrazione fra tristezza e
felicità, fra i tempi migliori e i tempi peggiori; mentre l’amicizia
fra un ragazzo dalla faccia “marmottosa” e una ragazza malata di
cancro potrebbe trasformarsi in innamoramento a sfondo tragico, e
invece rimane miracolosamente in bilico, un sentimento forte e
profondo che non sfocia nel romanticismo a buon mercato. Le “opere”
girate da Greg e Earl sono un omaggio dolce e irriverente al miglior
cinema di sempre, da Herzog a Kubrick, passando per Kurosawa e
Truffaut. Si sorride e ci si commuove in ugual misura, riconoscendosi
in quelle facce un po’ così, che il regista evidenzia in primi piani
intensi, alternati a sobborghi vagamente fiabeschi: in uno stile che
rielabora in modo assolutamente personale “Super 8” di Spielberg e le
suggestioni fiabesche di Wes Anderson.

luglio 2, 2016 at 12:06 pm 1 commento


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