USTICA di Renzo Martinelli – recensione di Silvia Galli-

aprile 27, 2016 at 3:55 pm Lascia un commento

ustica

Sono trascorsi più di 35 anni da quel giugno del 1980. Una data, il 27 giugno del 1980, che ha segnato profondamente la storia italiana.

Sulla strage di Ustica sono stati realizzati molti documentari e molti altri, spero, se ne realizzeranno (ma questo è un augurio meramente personale). Perché è giusto parlarne, informare dei fatti, rendere accessibile anche alle nuove generazioni le pagine più nere e misteriose del nostro paese, troppo spesso dimenticate, troppo spesso nascoste o lasciate sfumare insieme al tempo che passa.

Il film di Martinelli è un documento importante che non può e non deve uscire dalla memoria collettiva.

Intorno a questa strage ruotano ancora numerose domande ed altrettante ipotesi ed è importante smuovere le coscienze in merito ad un caso irrisolto e sulle modalità con le quali è stato gestito da uomini di stato e non.

Nel giugno del 1980 un aereo italiano è scomparso da tutti i radar senza aver lanciato alcun tipo di segnale e dopo poco si è schiantato tra Ponza e Ustica. Più di 80 persone sono morte. Questa è la storia, che tutti conosciamo. Questo è il fatto, tangibile, dell’accaduto.

Il film racconta la vicenda di Roberta Bellodi, una giornalista siciliana che ha perso la figlia in quella tragica notte e di Corrado di Acquaformosa, deputato al Parlamento italiano, membro della commissione incaricata di far luce sul disastro del DC 9. I due cercano di scoprire la verità, mossi da una rivendicazione del significato della parola “giustizia” collettiva e personale, rimanendo però coinvolti ed incastrati in depistaggi e scomparse di prove.

Tre ad oggi le ipotesi che sono state di volta in volta avanzate sulle cause del disastro: cedimento strutturale dell’aereo, una bomba nella toilet di coda, un missile che per errore colpisce il DC9. Nessuna di queste ipotesi è stata sino a oggi provata. Una quarta ipotesi, dunque. “Non un’ipotesi, ma una verità” come disse Martinelli dopo aver studiato tutte le pagine dell’inchiesta e della sentenza che il giudice Priore gli aveva mostrato quattro anni prima. Ed è da qui, da ciò che trova scritto nero su bianco, che decide di (in)seguire la sua vocazione per la ricerca per provare, così, a dare, finalmente, una risposta ai familiari di quelle vittime. Non solo le vittime e i loro familiari sono coinvolti in questa tragica vicenda, ma a rivendicare le risposte sono anche coloro che, per casi fortuiti, coincidenze o semplicemente per fortuna sarebbero dovuti essere su quel volo e invece non ci sono mai salitio e chi, semplicemente ha a cuore la verità dei fatti e ancora vuole lottare per ottenerla.

È un film realistico e romanzato allo stesso tempo, in cui si cerca di far prevalere la sostanza alla mera forma estetica del “bel cinema”. Ed è proprio in casi come questo in cui la cosiddetta “settima arte”, con la sua potenza di arrivare e di essere fruibile dall’intera società, deve enfatizzare il proprio ruolo maieutico, di dialettica, di capacità di estrapolare pensieri e riflessioni individuali attraverso il porsi interrogativi a discapito della retorica persuasiva. “La storia la scrive la ragion di stato” afferma il regista. Il rischio è quello di avere una ragion di stato in grado di arrivare ad offendere, oltrechè le persone, la storia stessa.

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