PPZ – Pride + Prejudice + Zombies di Burr Steers recensione di Stefania DeZorzi

marzo 9, 2016 at 6:54 pm Lascia un commento

pride

E’ verità universalmente riconosciuta che zombie e vampiri, a dispetto
della loro natura, sono molto vivi nell’ immaginario popolare : “PPZ –
Pride + Prejudice + Zombies”, ispirato all’omonimo romanzo di Seth
Grahame-Smith, contamina con piacevole sfrontatezza il classico di
Jane Austen con non-morti e arti marziali, ambientazioni ottocentesche
ed estetica da cacciatori di mostri. Le sorelle Bennet, in primis
Elizabeth/Lily James e Jane/Bella Heathcoate, se da un lato combattono
strenuamente orde fameliche di zombie nell’Inghilterra di inizio
Ottocento, dall’altro non dimenticano l’amore, intrecciando tormentate
relazioni amorose rispettivamente con il cupo Mr Darcy/Sam Riley e
l’affascinante Mr Bingley/Douglas Booth. Simpatici comprimari sono il
perfido Mr Wickham/Jack Huston, e il vanaglorioso pastore Collins/Matt
Smith. Sulla carta sembrerebbe un insulto irreparabile ad uno dei
grandi classici della letteratura, nonché al buon gusto e al bel
cinema: invece il film, diretto da Burr Steers con una discreta
ricchezza di mezzi, mescola in modo riuscito romanticismo, splatter e
azione, rivisitando con intelligenza situazioni (esemplare la
dichiarazione d’amore di Mr Darcy a Elizabeth, che finisce in un
combattimento corpo a corpo senza esclusione di colpi) e personaggi
(Mr Wickham è un cattivo per il quale si prova alla fine anche una
certa simpatia). Tutto è esasperato, dalla cupezza granitica di Mr
Darcy alla debolezza di Mr Bingley, in un mondo alternativo dominato
da eroine coraggiose e indomabili, che ante-litteram si preoccupano
della guerra e dell’amore anziché della cucina e della casa. Gli
zombie non sono (solo) decerebrati affamati di cervelli, ma anche
non-morti del quotidiano, intenti a giocare a carte, a funzioni
religiose o addirittura a condurre battaglie a sfondo sociale.
Divertente, irrispettoso, vitale: si spera ardentemente nel sequel.

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