The Visit -M.Night Shyamalan-

dicembre 10, 2015 at 7:42 pm Lascia un commento

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Sopravvivere alla propria infanzia non è impresa da dare per scontata:
questa la morale di “The Visit”, horror diretto da M. Night Shyamalan
nei toni di una fiaba moderna, nerissima e divertente. Olivia
DeJonge/Rebecca e il fratellino Ed Oxenbould/Tyler vanno per la prima
volta a far visita ai nonni, Deanna Dunagan/Claire e Peter
McRobbie/Mitchell, con i quali non hanno mai avuto rapporti, a causa
di una vecchia lite di famiglia con la madre, Kathryn Hahn/Loretta,
fuggita di casa per amore a diciannove anni e abbandonata dopo una
decade insieme alla prole dal marito. La permanenza di una settimana
presso la fattoria dei nonni svela i comportamenti sempre più folli e
minacciosi dei due anziani, in un crescendo da incubo. Shyamalan
dirige adottando la tecnica delle riprese soggettive dei giovani
protagonisti, che filtrano la realtà secondo il carattere e le
rispettive intenzioni estetiche: Rebecca dà una lettura introspettiva,
evidenziando il tratto “sentimentale” dei suoi ritratti, mentre il
fratello, imberbe e irriverente poeta rap, privilegia il “cinema
verità”, l’investigazione alla scoperta dei misteri raccapriccianti
della casa. Shyamalan gioca con rimandi e citazioni: la sedia a
dondolo di “Psycho”, il richiamo a “non aprire quella porta”,
mescolati agli elementi fiabeschi (il forno grande in modo innaturale
e i biscotti di Hansel e Gretel, fra gli altri). La mostruosità fisica
e psicologica dei due anziani, raccontata dai protagonisti alla madre,
viene ironicamente letta da quest’ultima come un fatto naturale,
legato alle degenerazioni della vecchiaia, e non ad un male molto più
oscuro. Sono splendide le scene di fratello e sorella che si
ritraggono reciprocamente con la videocamera, in particolare quello di
Rebecca, con uno zoom progressivo sul suo volto dolente che rimane in
parte fuori campo, ritagliando con pudore solo una parte delle sue
emozioni. Centrale, come spesso in Shyamalan, il tema del conflitto
col padre, in questo caso assente irresponsabile (d’altra parte i
protagonisti delle fiabe sono sempre orfani di almeno un genitore). Il
cast è formato da attori sconosciuti quanto bravi, e Shyamalan
ritorna, dopo alcune prove discutibili, a dirigere un buon film, dove
tensione e paura, smorzati con sapienza da qualche intermezzo
umoristico, si accumulano in una progressione inesorabile, fino a un
gran finale da cardiopalma.

Stefania De Zorzi.

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