007 -SPECTRE- di Sam Mendes recensione di Stefania De Zorzi.

novembre 11, 2015 at 7:33 pm Lascia un commento

007-spectre

I film di James Bond vivono di schemi ricorrenti, forza e debolezza
della serie: l’auto sportiva che spara colpi di mitragliatore o
diventa mezzo anfibio; la donna bellissima che, vittima innocente o
femme fatale, intreccia una breve love-story con il protagonista prima
di morire di una morte prematura nonché insolita per modalità di
esecuzione; e naturalmente il protagonista, la cui scorza cinica,
violenta e ironica viene a malapena intaccata dagli eventi a cui
partecipa. Sam Mendez riesce nel difficile compito di riprendere i
tòpoi del genere e, capovolgendoli con ironia, a far evolvere il suo
personaggio, senza sminuirne o stravolgerne l’identità. In “Spectre”
Daniel Craig/James Bond, lasciato apparentemente solo dalla sua
organizzazione, scopre le fila di un complotto internazionale ideato
da una sua vecchia conoscenza, Christoph Waltz/Franz Oberhauser,
responsabile di una serie di attentati volti a convincere le autorità
ad attivare un sistema di sorveglianza globale, che gli consentirà il
controllo sui pricipali governi mondiali. Ad aiutare Bond la
combattiva e sensuale Lea Séydoux/Madeleine Swann, figlia del suo
vecchio nemico Mr White. La scena iniziale, girata durante la
processione del giorno dei morti a Città del Messico, è strepitosa:
Bond procede con una camminata sexy che mette in secondo piano le
rughe scavate in profondità sul volto, mentre la macchina da presa
abbraccia con rara maestria le vie della capitale e le acrobazie su un
elicottero fuori controllo. Mendez regala al suo Bond un’estetica
fiabesca e alcune scene di grande cinema, fra palazzi romani immersi
in un’atmosfera misteriosa da pittura metafisica, una Londra
sotterranea e reduce dalle distruzioni del precedente “Skyfall”, il
biancore assoluto delle Alpi austriache, e infine il deserto inondato
dal sole del Marocco. La sua avventura è una sorta di caccia al
tesoro, dove non è tanto importante la trama, quanto il parziale
ribaltamento degli schemi classici: il primo amplesso lo vede alle
prese con le grazie ben mature di Monica Bellucci/Lucia Sciarra; in
una delle gag più divertenti, la costosa macchina sportiva sottratta a
Q non ha un gadget che funzioni, l’orologio anziché sparare dardi
avvelenati dice (quasi) solo l’ora, mentre la protagonista, per una
volta, non è solo la bella intercambiabile di turno. Unico punto
debole, a volerlo trovare, è il cattivo: interpretato efficacemente da
Christoph Waltz, ma privo, come personaggio, di malvagia grandezza;
forse perché le sue nefandezze rimangono solo narrate, come generici
“attentati” (con l’eccezione della scena di tortura di Bond). A parte
questo, le due ore e mezza di durata non pesano affatto in un film
assai godibile, diretto con ironia e intelligenza in uno stile
elegante e a tratti vagamente surreale.

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