“Sopravvissuto – The martian di Ridley Scott recensione -Stefania De Zorzi-

ottobre 17, 2015 at 10:18 am Lascia un commento

martian

La prerogativa di un artista è plasmare il proprio mondo a suo
piacimento, decidendo per svolte positive ed un lieto fine, laddove in
teoria nella realtà non ce ne sarebbe alcuna possibilità. E’ il caso
di “Sopravvissuto – The Martian”, in cui Ridley Scott progetta con
cura una fiaba fantascientifica aspra nelle ambientazioni e dolce per
sviluppo e relazioni fra i personaggi, molto diversa dagli universi
tetri e splendidi di “Blade Runner” e “Alien”. L’astronauta Mark
Watney/Matt Damon, dato erroneamente per morto dai compagni durante
una tempesta su Marte, viene abbandonato a se stesso al campo-base:
grazie alla propria forza interiore, alle competenze di biologo e al
suo acume , dovrà riuscire a sopravvivere per un lungo periodo di
tempo su un pianeta totalmente deserto e inadatto alla vita, in attesa
dell’arrivo incerto della difficile missione di soccorso. A metà fra
Robinson Crusoe e Mac Gyver, l’astronauta Watney è un uomo fuori dal
comune, immerso nella più classica delle avventure fantascientifiche,
la colonizzazione di un pianeta ostile: pur tuttavia rimane un uomo,
più che un eroe, che pianta patate su Marte, e cerca di non
scoraggiarsi di fronte allo spettro della fame e della solitudine. Per
una volta, nessuno ha colpe nello svolgersi della trama: non
l’equipaggio, che compierà un grosso sacrificio pur di salvare il
compagno, né la NASA, che mette a disposizione ingenti risorse per il
bene di un unico uomo. Perfino gli Stati imparano a cooperare, e
l’Agenzia spaziale cinese interviene in modo solidale senza secondi
fini. Insomma una fiaba, resa però credibile dall’accuratezza con cui
si sviluppa la trama, e dalle soluzioni “tecniche” escogitate per far
fronte a problemi apparentemente insormontabili (solo la sequenza di
eventi del soccorso finale rimane forse un po’ ingenua).
L’instancabile lavoro di squadra degli scienziati da terra ricorda
“Apollo 13”, mentre la bella scena del salvataggio nello spazio, con
le funi di collegamento come nastri nell’oscurità del cosmo, rimanda
elegantemente a “Gravity”, con ammiccamenti ironici perfino ad
“Iron-Man”. Si partecipa intensamente al dramma del protagonista senza
scadere mai nel patetico, mentre il ritmo rimane per quasi tutta la
durata del film abbastanza avvincente. Forse si poteva abbreviare
qualche passaggio, nell’ambito di una storia non facile incentrata per
la maggior parte del tempo su un unico personaggio, ma si tratta di
peccati veniali. Oltre a Matt Damon, che offre una grande
interpretazione, tutto il cast è affiatato e in parte: dal comandante
Melissa Lewis/Jessica Chastain, a Beth Johanssen/Kate Mara, fino a
Vincent Kapoor/Chiwetel Ejoofor. Ridley Scott dirige un bel canto
dell’innocenza, in cui gli esseri umani tirano fuori il meglio di sé,
non ci sono alieni malvagi e minacciosi a recitare il ruolo del nemico
“esterno”, ed è solo la vita, con la sua imprevedibilità, a lanciare
sfide.

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FOUR KINGS di -Theresa von Eltz- in diretta dal festival di Roma le recensioni di Alessando Bertoncini per Alphaville. Festa del cinema di Roma ” Lo chiamavano Jeeg Robot” di Gabriele Mainetti recensito in esclusiva per Alphaville da Alessandro Bertoncini.

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