SICARIO di Denis Villeneuve RECENSIONE Stafania De Zorzi

ottobre 7, 2015 at 9:40 am Lascia un commento

sicario

Il cinema americano degli anni Settanta ha creato un’icona tuttora
molto popolare, quella del vendicatore tutto d’un pezzo che decide,
spesso per tragici eventi familiari, di operare al di fuori delle
pastoie della legge, sgominando con successo intere bande criminali.
Denis Villeneuve riprende questo mito dei nostri tempi in “Sicario”,
mostrandone però il lato più oscuro, così come aveva già fatto
nell’ottimo “Prisoners”. Kate Macer/Emily Blunt è un’agente
dell’F.B.I. che, grazie alle doti di buon combattente e all’esperienza
sul campo, viene coinvolta in una complessa operazione fra Stati Uniti
e Messico, volta a decapitare i vertici di un cartello della droga,
responsabili di crimini efferrati. Al suo fianco guidano l’azione un
ambiguo agente, Matt Graver/Josh Brolin, e l’inquietante “consulente”
Alejandro/Benicio Del Toro; ben presto Kate si troverà a dubitare
della legittimità delle azioni dei colleghi, in un’escalation di
violenza, tradimenti e massacri. Il film inizia con una bella
sequenza, che trasforma in modo repentino il raid di agenti speciali
in una squallida casa di periferia, in una scena dell’orrore. In
drammatica progressione lo spettatore scopre che i demoni non sono
solo i trafficanti di droga contro cui Kate lotta con fervore, ma
anche i “colleghi” al suo fianco, fautori di torture, spietati omicidi
e di ambigue alleanze. Del Toro porta alle estreme conseguenze la
vendetta al di fuori della legge degli eroi del passato interpretati
da Clint Eastwood o da Charles Bronson: il male assoluto subito dal
suo personaggio, e solo brevemente accennato nel racconto
agghiacciante della morte dei suoi cari per mano dei
narco-trafficanti, lo contamina fin nel profondo, rendendolo un
mostro, del tutto indistinguibile dagli altri mostri a cui dà la
caccia. Villeneuve gira scene che lasciano senza fiato per la loro
bellezza, come quella dell’incursione nel tunnel, con le figure degli
agenti che si stagliano nere contro un cielo tinto di porpora e di
azzurro; subito dopo i colori poetici del crepuscolo lasciano spazio
al bianco e nero artificiale dei visori notturni, in una battaglia
mortale sfumata di grigio, dai contorni indefiniti. Sono belli i primi
piani sul viso intenso e onesto di Emily Blunt, che non esce dalle
regole e soprattutto dai confini della sua morale, al contrario dei
lupi disumanizzati con cui è costretta a collaborare; mentre i
cadaveri mutilati appesi come carne da macello o le foto sbiadite
delle ragazze scomparse rimangono in piccolo sullo sfondo, eppure per
questo ancora più visibili. Un ottimo film, dal ritmo teso e
avvincente, con un finale spiazzante per la sua durezza, dove il fine
non giustifica i mezzi, e la morale dei buoni non salva gli innocenti
dal male.

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INSIDE OUT di -Pete Docter, Ronnie del Carmen- recensione Stefania De Zorzi FOUR KINGS di -Theresa von Eltz- in diretta dal festival di Roma le recensioni di Alessando Bertoncini per Alphaville.

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