Archive for settembre 14, 2015

Operazione U.N.C.L.E di Guy Ritchie

uncle

Ironia e sense of humour accompagnano l’agente segreto 007 ed i
moderni epigoni nelle sue imprese rocambolesche, perchè quello delle
spie è un gioco, seppure mortale, fra pedine di una scacchiera
internazionale, in cui il ribaltamento repentino delle alleanze ed
inimicizie politiche da un lato, e le estremizzazioni erotiche e
psicologiche del personaggio dall’altro, rendono necessario che lo
stesso non si prenda troppo sul serio. In “Operazione U.N.C.L.E”, il
cui soggetto è ispirato ad una brillante serie tv degli anni Sessanta,
Guy Ritchie rispetta i cliché del genere, rinnovandoli con spensierata
eleganza: negli anni della Guerra Fredda Napoleon Solo/Henry Cavill,
agente della CIA suo malgrado, organizza la fuga avventurosa da
Berlino Est della coraggiosa Gaby Teller/Alicia Vikander. Insieme
all’agente russo Illya Kuryakin/Armie Hammer il trio improvvisato
dovrà sventare un complotto neo-nazista ordito a Roma. Non è facile,
dopo tanti precedenti illustri, rendere interessante in pieno
ventunesimo secolo una storia di spie, senza scadere nella ripetizione
di schemi già visti: Guy Ritchie riesce nella missione, ricreando un
duo affascinante di antagonisti/amici che in parte ricorda la
splendida coppia di Holmes/Watson vista nell’omonimo film. Napoleon
Solo è una spia, ma prima ancora è un ladro scanzonato, playboy e
amorale, cui si contrappone Kuryakin, romantico e granitico. Con
leggerezza rappresentano i due volti dell’epoca, l’individualismo
capitalista contro il dogmatismo comunista; Gaby Teller, con la sua
presenza fragile, forte e un po’ ambigua si contrappone come figura
femminile alla perfida contessa Vinciguerra, interpretata dall’algida
Elizabeth Debicki. L’ambientazione è quella di una Roma favolosa, in
una ricostruzione ultra glamour e vagamente fiabesca della capitale
negli anni Sessanta, fra abiti di imperitura eleganza e gadget
spionistici vintage. Il regista gioca, oltre che con i rimandi (la
stanza 707 non è un caso), con l’uso dello split screen, tipico delle
serie tv di un’epoca; lascia volutamente fuori campo i confronti
violenti (la rissa nel bagno fra Kuryakin e i nobili spocchiosi, solo
intuita da dietro la porta) o li mostra in un breve “riassunto” visivo
(l’assalto finale all’isola), proprio laddove si poteva rischiare lo
sbadiglio dinanzi a scene d’azione già collaudate. Non manca, come in
ogni buon film di spie, la componente erotica, nel gioco di reciproca
attrazione e sfioramenti fra Kuryakin e Gaby, con Napoleon spettatore.
Fra le scene più divertenti, quella dell’inseguimento iniziale a
Berlino Est, e la caccia all’uomo notturna in motoscafo presso la sede
dei Vinciguerra. Un film d’azione godibile, girato senza secondi fini
con l’intelligenza registica e lo stile ben riconoscibile di Ritchie,
dove l’importante non è tanto quello che si dice, ma come lo si
racconta.
Stefania De Zorzi

settembre 14, 2015 at 3:49 PM 1 commento


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