JURASSIC WORLD di -Colin Trevorrow- recensione di Stefania De Zorzi

giugno 27, 2015 at 10:14 am Lascia un commento

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I sequel delle grandi produzioni americane somigliano spesso a
colossali ricette di cucina: nel caso di “Jurassic World”, quarto
capitolo della saga, si prende Isla Nublar con i suoi dinosauri
ricreati geneticamente e divenuta parco di divertimenti, un paio di
ragazzini in pericolo, un eroe e la sua controparte femminile, un
antagonista dalle intenzioni ambigue, e li si mescola con
Velociraptor, Tirannosauri, Pterosauri e altre affascinanti creature
giurassiche a volontà. Nuovi ingredienti aggiunti per variare la
ciclica reiterazione della storia sono un dinosauro geneticamente
inventato, l’Indominus Rex, più grande ed intelligente di un
tirannosauro, e soprattutto con più denti, e la possibilità di un
rapporto fra l’uomo e i rettili predatori, nello specifico un
gruppetto di Velociraptor addestrati da Chris Pratt/Owen Grady. Colin
Trevorrow dirige un film abbastanza prevedibile, un po’ infantile per
gli adulti, e forse troppo pauroso per i bambini, in cui l’Indominus
Rex è una sorta di Godzilla diabolico, assetato di morte, che
trangugia in un sol boccone per la gioia dello spettatore i
malcapitati che gli vengono a tiro. Bryce Dallas Howard, nei panni
della dottoressa Claire Dearing, colpevole co-creatrice dell’orrida
creatura, è per buona parte del film l’insopportabile e petulante
(anti)-eroina, mentre Chris Pratt ha il giusto physique du role per
vestire i panni dell’eroe scanzonato, stile Indiana Jones (non a caso
è uno dei candidati ad impersonarlo in un prossimo film della serie).
Non mancano alcune belle scene: prima fra tutte quella del
protagonista che sussurra ai Velociraptor, tenendoli a bada, l’attacco
in massa degli pterosauri al centro visitatori, la corsa in moto
fianco a fianco coi Raptor, che da sole possono valere la visione. Ci
sono anche citazioni dagli episodi precedenti, con T-Rex e
Velociraptor che diventano quasi simpatici rispetto alla malvagità
innaturale dell’Indominus; il culmine trash è l’occhiata affettuosa
scoccata dal Raptor al suo addestratore dopo la grande battaglia
finale fra dinosauri. Si arriva alla fine tra il déjà-vu e una
sensazione di piacevole scorrevolezza, come in quei libri letti e
riletti più volte da ragazzi, in cui ti affezioni ai personaggi e alla
storia, pur sapendo già perfettamente come andrà a finire.

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